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L'ipocrisia degli aiuti all'Africa

Non nuovo a imprese del genere, Rino Piotto, stimato insegnante dì scuola media a Fontaniva, ha pubblicato e presentato al pubblico, sabato 11 giugno, Progetto Tshumbe-Congo. Si tratta di un agile volumetto, che raccoglie le riflessioni scaturite dopo un fortunoso viaggio in Congo. Ma non è soltanto il reportage da una terra per molti occidentali ancora piena di fascino. C'è anche il racconto delle, varie tappe compiute da Piotto nel Centroafrica, con le immancabili emozioni che un viaggio del genere suscita.

Il volume, tuttavia, viene a conclusione di un significativo impegno missionario dell'autore, che Io ha visto raccogliere fondi e spedire container per un progetto – Tshumbe appunto – di ricostruzione di questa diocesi congolese.

E' un amore, quello di Rino Piotto, sbocciato quasi per caso – ma davvero c'è il caso nel mondo della solidarietà? – quando venne a contatto con padre Tiziano Sofia. Missionario salesiano, padre Sofia ha fatto esperienza in situazioni pericolose, in vere e proprie "zone di confine" come il Libano, il Brasile, il Nicaragua e il Guatemala. Qui ha maturato indomito coraggio, attenzione alla sofferenza, schiettezza di linguaggio, tanto che può essere considerato un personaggio scomodo. Padre Sofia, dopo tanti anni di missione, ha acquisito il dono di saper denunciare ipocrisie e contraddizioni. Anche di quanti dichiarano di ispirarsi al Vangelo, siano essi vescovi, preti, suore o semplici laici.

Rino Piotto ne ha raccolto la preziosa testimonianza riprendendo non poche lettere scritte nella tarda primavera dello scorso anno. Sono altrettanti flash su una realtà socioeconomica, culturale e politica che non manca di scuotere il lettore attento alle vicende di questo continente martoriato. A colpire non sono le miserie della fame e della guerra – oserei dire che è diventata quasi una moda parlarne –, ma l'ingordigia dei potenti di turno, la doppiezza e la corruzione dei burocrati, lo sperpero. di tanti organismi di volontariato preposti a portare aiuto proprio nei Paesi più disastrati.

Progetto Tshumbe-Congo diventa così una testimonianza, che vuol mettere subito in crisi ciò che il mondo occidentale dà per scontato: il concetto stesso di aiuto al Sud del mondo.

«Ci siamo mai chiesti se.il cosiddetto terzo mondo accetta il nostro "aiuto"? – scrive l'autore – E soprattutto se è un suo reale bisogno? O non si tratta forse di una esportazione di nostri finti bisogni, che inquinano i valori più.autentici che il Sud del mondo ancora conserva?».

Il libro parla soprattutto del Congo. Il Paese centroafricano, vale la pena ricordarlo, proviene da una lontana colonizzazione, dalla quale i congolesi hanno bene.imparato i peggiori difetti. degli europei. E proviene da una recente guerra che ha fatto quattro milioni di morti a causa dell'ingordigia del mondo occidentale. Tre sono le ricchezze sulle quali gli Stati ricchi pretendono di mettere le mani: i diamanti, l'oro e soprattutto il coltan, materiale indispensabile per costruire i telefonini, di cui il Congo ha l'80 per cento della produzione mondiale.

In tale contesto anche un missionario come padre Tiziano Sofia viene inizialmente visto come uno dei tanti sfruttatori. Solo dopo una fase di condivisione, l'opera del missionario viene compresa e accettata. Progetto Tshumbe è ricco di esempi e di testimonianze dirette. Ne riportiamo solamente una, che fa un po' di luce su certa retorica degli aiuti al Sud del mondo:

"Qui è pieno di ong nazionali e internazionali. Eccelle l'Onu – scrive padre Sofia, il 5 aprile 2004 – con tutto il suo armamentario da capogiro, la Croce Rossa, ben pingue, ma soprattutto l'Unicef, che dà le caramelline ai bambíni poveri e... pranzi e paghe succulenti ai suoi dipendenti. Intanto le cose qui peggiorano continuamente. Un'immagine mi fa sempre più triste: donne e bambini sotto il sole tutto il giorno, seduti per terra a gambe larghe, con un grosso pezzo di spranga metallica corta a rompere pietre per farne ghiaia grossa per costruire le case in cemento armato dei ricchi. Bambini che a sera tornano ai loro tuguri senza acqua, senza luce, senza mangiare. Finché un giorno finisce tutto: è la morte!".

Progetto Tshumbe è un altro tassello, che arricchisce la denuncia di un certo tipo di aiuto all'Africa, che non promuove la dignità dell'uomo e non intacca, anzi talvolta peggiora la corruzione regnante a tutti i livelli.

Recensione
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