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Ricordando Gemma Menigatti Scarselli

“amica forte e dolce”

Le testimonianze di Rossano Onano e Maria Luisa Daniele Toffanin

Anni ’80: Veniero Scarselli e Gemma incontrati a Modena insieme, per la prima volta. Veniero era l’ospite principale, vincitore di un premio letterario. Invitato a prendere parola, lo fece senza fingere ritrosia e, anzi, debordando un poco in riferimento alle proprie virtù poetiche e marinaresche.

Veniero era fatto così, prendere o lasciare. Gemma, casualmente seduta accanto a me, nell’occasione guardava Veniero con tenerezza, come fosse una mamma che assiste alla recita scolastica del proprio bambino. Parlando a se stessa, pronunciò a voce alta una frase riferita al marito. Una frase dolcissima e paziente, che non ho più dimenticato:“E pensare che, da solo, non è capace nemmeno di vestirsi”.

Gemma era fatta così, insieme sposa e mamma. Anche in riferimento a lei: prendere o lasciare. Veniero l’ha presa, senza più staccarsene. Gemma era donna di carnagione calda, di colorito fiammingo. Aveva cuore e testa. Assecondava le smanie comportamentali di Veniero per amore di gioco, però attenta a smorzare i toni sempre accesi di lui. Adottando il linguaggio marinaresco caro a Veniero, dirò che l’amico era la vela che garrisce al vento, Gemma era il timone. Nel gioco di coppia, lui compariva come figura dominante e però adattava il proprio comportamento al volere di lei. Dei due, era Gemma la persona più forte.Veniero ne era affascinato.

Ora che Veniero e Gemma se ne sono andati, mi accorgo di non riuscire a pensare all’uno disgiunto dall’altra, e viceversa. Credo, quia absurdum. Mi affido a Tertulliano, pensatore poco attuale, per credere all’assurdità di un luogo, Altrove, che contenga le persone che ho amato. Rivedrò Veniero e Gemma ancora vicini, complice nell’Altrove, sorridenti.

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