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Cantico d'amore

Il "Cantico dei Cantici" riletto in chiave moderna

Nicla Morletti sta dando prove crescenti della sua capacità poetica. Ora è uscito "Cantico d'amore", un'intonazione biblica versata in chiave moderna ove il dialogo lirico, appassionato, fra l'amata e l'amante si snoda su sonorità antiche, ma innestate a una sensibilità contemporanea alla nostra inquietudine di esseri che stanno correndo il rischio di smarrire la cifra dell'amore. Dice bene Massimo Lucchesi nella prefazione: "Tutto ciò che non è aperto alla comunione d'amore è qualcosa destinato a perire...

Ragione e spiritualità biblica si uniscono senza confondersi per dare al lettore una parola forte in grado di narrare la debolezza amorosa e struggente e la grandezza altrettanto amorosa che attende l'umanità".

Se noi scorriamo con opportuna lentezza questo canto, ci accorgiamo che la sua peculiarità la tessitura lieve, sospesa al ricamo fragile della realtà d'amore. Scrive infatti Nicla Morletti: "All'ombra del tempio della mia anima, tra nubi velate di azzurro, ho visto il tuo volto, mio amato. E una voce lontana mi ha detto che il nostro amore è saldo come una roccia e allo stesso tempo fragile come un bambino".

La filosofia sottesa a un ricamo lirico così sottile è la coscienza dell'ineluttabilità dei contrasti, i quali fanno tutt'uno con il nocciolo della questione, e per ciò stesso aprono all'incertezza, cioè a quell'atmosfera tutt'altro che sicura in cui cresce amore (sembra proprio che nei giardini curati e protetti Venere non alimenti la sua pianta, florida invece nei deserti, nelle giungle, nelle tempeste e sul picchi scoscesi dei monti innevati, ovunque regni la precarietà e il dubbio). Sono queste le frasi chiave a cui innestare questo libro fresco e intenso. "Ho capito che gioia e malinconia, felicità e dolore, nascita e morte, come tutti i dualismi della vita sono inscindibili. Come me e te".

A una prima lettura potrebbe sembrare, che la poeticità della natura antropocentrica domini a sovrasti, con le sue splendide descrizioni, il battito drammatico del contesto.

Riprendo anche a caso il libro, ci accorgiamo della passione timorosa che lievita nel tutto. "Le tue labbra, mio amato", scrive Morletti, "sono più carezzevoli di una aurora di luce e la mia voce si spezza nel tuo silenzio. I cuori esistono per donarsi l'uno all'altro tra sospiri e lacrime...". Ecco: il testo biblico, punto di partenza sovrano di tanta poesia amorosa, è gioia di incontro; lo spunto per le atmosfere che la Morletti ha preso, è divenuto velata malinconia, passando attraverso inevitabili capisaldi del sentire umano in questo campo. Virgilio, Petrarca, Tasso, Leopardi, D'Annunzio.

L'amore motore dell'universo, si afferma anche qui, in una sorta di panteismo morbido e sensuale: "Ho letto nella luce di quegli occhi la storia della tua e della mia vita, di noi che nell'immensità del creato abbiamo un'unica voce che canta la stessa canzone d'amore".

Il testo si afferma, nella sua economia poetica grazie alla purezza interna del sentire e dell'esprimersi; c'è una sorta di luce diffusa, come un momento magico, in cui stanno in equilibrio tanti elementi. Un sentimento lieve e penetrante invade di gioia interiore l'avventura d'amore, venandola a una umana tristezza del senso della perdita, o meglio, del timore di essa, in un mondo destinato comunque a porgere - e ad ascoltare - per poco l'incanto dell'amore.

Recensione
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