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Acque lustrali

Nella lirica “Annunciazione”, che apre la silloge Acque lustrali, Domenico Turco, sotto l’effetto del soffio rigenerante della primavera, manifesta il suo sogno proiettato nel futuro: “in albe future ripongo i sogni”.

“Con la brama di vita futura” egli intende affrontare un ideale cammino verso la Vita, la Luce, simbolicamente intese nel loro significato sia fisico sia spirituale.*

Tale volontà di vita viene ripetutamente dichiarata: “Troverò modo di restare in piedi / anche quando Scirocco soffia forte”; il Nostro sente di avere “gli occhi / assetati del vino della vita” …

Non è però un itinerario agevole, il suo ... Gli si mostrò arduo sin dai teneri anni … Egli si rivede, infatti, accanto a sua madre (“Piccola madre”), con gli occhi fissi fiduciosamente negli occhi di lei, poiché vi vedeva come ritratto il mondo; ma poi il cammino si rivelò, per entrambi, una “salita verso l’ignoto”.

Ed ecco il poeta, quale “Viaggiatore”, incontrare qualche tranquilla sosta, ma soltanto apparente, transitoria, giacché la quiete dello spirito è presto agitata da dubbi tormentosi, e anche da “deliri”; egli va soggetto a cedimenti, a opprimenti malinconie; confessa di attraversare periodi di solitudine e di smarrimento, durante i quali cerca la “sua” stella, un “faro immobile”, che squarci l’oscurità e diventi guida per la mente smarrita. Nei giorni “guastati dall’angoscia”, gli sembra che la luce dell’alba arrossi come quella d’un tramonto.

Il Nostro, tuttavia, ha sempre trovato il coraggio di riaffermare la sua fede nella vita:”La mia fede è la vita”; ha ribadito di voler cercare “l’oro dell’alba, non l’agonia / del sole in gelidi tramonti.”

La sua ricerca s’è innalzata sino a voler incontrare la Luce divina, al cui raggio scoprire le più ampie mete dello spirito. Dalla sorgente terrena, da cui fluiscono le “acque lustrali, vellutate al tocco / delle mani gentili a primavera”, ecco il poeta aspirare alla superiore Sorgente, a Dio … Ad essa si arriva, oltrepassando la nebbia di immagini ingannevoli, e le insidie, gli artifici della mente; rinunciando alle maschere del mondo che coprono il vuoto … Anche se presto ritorna a presentarsi l’umana domanda: “Perché il Buio che, così spesso, sulla terra, scende a trafiggere chiari giorni; e il male che, così spesso, attrae gli uomini e, come Medusa, li muta in pietra?” …

Le liriche della raccolta, con il loro stile a volte classicheggiante, ma più spesso rivestito di ermeticità e metaforico, testimoniano, dall’inizio sino alla fine, l’inquietudine dell’animo del poeta, che ha “lo sguardo rivolto sempre altrove”, poiché è ansioso di risposte, di scorgere “segni di luce” ; perché è teso verso “ un Altrove che sfugge all’esperienza”, e che la Poesia può forse riuscire, a tratti, con la sua chiaroveggenza, ad illuminare.

* Il prefatore Guadagnino presenta Domenico Turco (nato nel 1976), quale “giovane poeta, condannato dal destino all’immobilità, nella casa dei suoi genitori nelle campagne di Canicattì”. Turco ha conseguito la laurea in filosofia nel 1999; poi ha pubblicato raccolte di poesie, articoli e saggi, collaborando a periodici, riviste e siti internet.

Recensione
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