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Alla ricerca dell'infinito

E' l'autore stesso che nella “Postfazione” vuol mettere in evidenza i caratteri della sua poesia. Egli esprime il dubbio: “… i miei versi forse non sono in linea con lo stile moderno che predomina attualmente”.

Ma è da rilevare che lo stile oggi prevalente è abbastanza confuso, poiché in esso confluiscono, in maniera disordinata, i detriti delle più disparate tendenze letterarie del Novecento.

E' meglio, quindi, seguire la propria schietta inclinazione verso la poesia; è meglio che la poesia provenga da un determinato suolo.

E Fini indica con precisione, Riolunato, il comune natìo, in provincia di Modena, alle falde del monte Cimone, il più elevato dell’Appennino Settentrionale.

Il Nostro si rivela camminatore attento e sensibile.

Era alla ricerca della “vecchia fontana” - di cui aveva certo sentito parlare ‑ e l'ha rinvenuta, alfine, nascosta tra i rovi, lungo una ormai disusata mulattiera. Ha ascoltato sgorgare lo zampillo, che è stato, per lui, di ristoro, come, un tempo, per i viandanti assetati e affaticati.

La “dolce musica” l'ha fatto sognare al fluire dei ricordi…

Il poeta ci ha aperto davanti un panorama arioso: “Da bambini su quelle alture, | le nostre voci squillanti | scivolavano lungo la vallata, | ritornando a noi | con la voce dell’eco. | Felici ridevamo giocandoci, | sembrava un piccolo concerto”.

E’ sempre struggente l'effetto che produce la rievocazione dell’infanzia …

Qui l’immagine gioiosa del gruppo dei bambini che alzano le voci, in gara con l'eco, balza repentina e subito ricade dentro il vasto silenzio; tuttavia si imprime nell’animo del lettore e vi perdura.

Si avvertono come spontanei e veritieri i versi che trasmettono il malinconico stupore, ed anche il senso di smarrimento di Fini di fronte allo stato di deprimente abbandono e allo spopolarsi di certi luoghi, che ha incontrato nel suo andare.

“Nemmeno un chicco di grano, | ho ritrovato solo sterpaglie | e tanto, tanto silenzio”. E lì c’era, anni fa, un campo coltivato, con un dorato ondeggiamento di spighe mature … “Ho trovato tanta solitudine | in quei casolari sperduti | sulle alture della montagna, | testimoni di storia e tradizioni | perdute. | Attonito mi guardo attorno! | Porte chiuse, vicoli deserti; | pochi anziani fedeli alla loro terra | hanno deciso di rimanere”.

Fini ha cercato la genuina “gente di montagna”, povera, ma generosa; abituata ad una vita di sacrifici, di fatiche, ma serena.

Ha dovuto purtroppo concludere: “Peccato che lentamente | se ne stia andando”.

* * *

Appare pur sempre in relazione con l’ambiente naturale, e quindi con le vette e l’aquila, con il vento, le nuvole, la nebbia, l’acqua del ruscello, il fruscìo delle foglie nei sentieri, gli aspetti della primavera e dell’estate… la vita interiore del poeta, con le sue emozioni, riflessioni, fantasie provate via via lungo gli anni.

Lo hanno accompagnato spesso malinconia e solitudine; si è riscosso talvolta; ha goduto anche di “sprazzi di felicità”; ha desiderato “l’amore incontaminato”. S’è affidato soprattutto alle ali dei sogni, sino alla “ricerca dell’infinito”: possibile, forse, ritornando negli scenari della terra nativa….

Recensione
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