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Angiolo Silvio Novaro e suo figlio caduto nella Grande Guerra

La Ballata 1/2019

Angiolo Silvio Novaro nacque nel 1866 a Diano Marina (prov. di Imperia), secondo dei sei figli di Agostino e Paola Sasso; i genitori si trasferirono ad Oneglia (nella stessa provincia), dove Agostino fondò la ditta olearia, intestata alla moglie. Il Nostro visse schivo nella signorile dimora di famiglia (la villa denominata Casa Rossa); scriveva novelle di tendenza verista, come quelle della raccolta “Sul mare”, del 1889, elogiate da G. Verga, o de “Il libro della pietà” (1894); stendeva romanzi, come “Giovanni Ruta” (1891), “L’angelo risvegliato” (1903); si dedicava anche alla pittura. Sposatosi con una pianista, nel 1894, due anni dopo nacque l’unico figlio Jacopo. Questi fu mandato a studiare giurisprudenza a Roma, ma successivamente frequentò l’Accademia militare di Modena, finché non venne assegnato al I° reggimento degli Alpini; al fronte, nella Conca della Marcesina, il 3 giugno 1916, trovò la morte, combattendo valorosamente, per cui sarà assegnata la medaglia d‘argento alla sua memoria.

Egli fu uno del tragico nòvero dei seicento mila militari italiani morti nella Grande Guerra, di cui si è ricordato il centenario della fine avvenuta nel novembre 1918.

Jacopo s’era sempre tenuto in contatto epistolare con i genitori: aveva inviato lettere da Roma, da Modena e infine dal fronte*.

La sua morte gettò nella costernazione i genitori. Novaro trovò conforto nello stendere delle prose permeate di commosso lirismo, attraverso le quali poter richiamare la figura di Jacopo ed episodi della sua breve esistenza. Egli narra di trovarsi a schiudere, come faceva spesso in passato, la porta dello studiolo del ragazzo e di immaginare di trovarlo ancora lì, chino su un libro, alla luce della lampada. E così gli sembra di ricevere, al mattino, come un tempo, “il dono” del buongiorno rivoltogli da Jacopo e di provare, per un attimo, la sensazione di nascere un’altra volta! Si rivede vicino al fanciullo dodicenne intento a suonare al pianoforte la suite di Haendel, “Il fabbro armonioso” … Novaro darà questo titolo alle sue prose, quando saranno raccolte in un volumetto** … Egli considerava come “fabbro armonioso” il suo volenteroso e virtuoso ragazzino dallo sguardo sincero, e già saggio, che “con il martello della volontà piegava il metallo della virtù arroventata al fuoco d’amore”. Ed ecco sgorgargli spontaneo dal cuore, il poetico elogio: “O mio caro fanciullo. Stupore dei miei giorni brevi. Musica dei miei nascosti pensieri. Gonfalone della mia allegrezza …”

Jacopo, come s’è detto, era figlio unico e l’amore del babbo e della mamma s’era così radicato in lui, da non poterlo staccare senza straziare le stesse povere carni dei genitori. Questi ritornano a ricercare tracce dello scomparso, come per risentirne viva la presenza; e così rivisitano i luoghi in cui furono insieme con lui, come alcune strade di Roma, o dove fecero passeggiate in mezzo alla natura …

A Novaro, a lungo, è sembrato vano ogni tentativo per uscire dall’inconsolabile lutto; egli, tuttavia, a poco a poco, al dolore ha saputo dare un più ampio respiro, come traendone la scala per salire ad una dimensione più alta, trascendente. Ha meditato sulla Passione di Cristo, e s’è sentito, in tal modo, aiutato a sopportare meglio la sua, a sollevarsi sino a Lui. Dopo il tempo dell’evocazione, dell’intensa elegia, Novaro ha perseguito una continua ascesa mistica, rappresentata dalle prose “Dio è qui” (1927), da “Il Natale di Gesù” (1931), dal poema “La Madre di Gesù” (1936)), dalla traduzione, nel 1937, della “Vita di Gesù” di F. Mauriac, dalle poesie di “Tempietto” (postume, 1939).

Angiolo Silvio Novaro ha lasciato un piccolo capolavoro nel libro per l’infanzia “Il Cestello-Poesie per i piccoli” (1910 e 1928); per i ragazzi ha scritto, tra l’altro, “La Festa degli Alberi spiegata ai ragazzi” (1912), “Garibaldi ricordato ai ragazzi” (1932) … Egli è stato una figura delicata di poeta, dimostrando congenialità pascoliana, ma anche fresca originalità; ha trattato i temi della famiglia, ha contemplato la natura; nel mare, ad esempio, simbolicamente ha visto, in diverse fasi, lo stupore e i sogni dell’aurora, il canto meridiano risonante di vita, il colore notturno del mistero.

*Tali lettere saranno poi raccolte nel volume “Le lettere di J. N. ai suoi genitori” (Torino, 1931). A J. N. è dedicato un busto nella biblioteca civica di Diana Marina.

** Pubblicato da Treves nel 1919. Ad A. S. Novaro è dedicata una colonna col suo busto sul lungomare della città natale. La sua morte avvenne ad Oneglia nel 1938.

LA BALLATA n. 1//2019

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