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Anumana

Pacem in terris-Pasqua-Easter

La trilogia dal titolo Anumana si apre con la silloge “Cosmopolite” di M. Pierri. Vi prevalgono le fughe oniriche; dalla fantasia escono immagini surrealistiche nel loro disarticolato fluire: il linguaggio per lo più cela in sé densi significati.

Così “si disperdono improvvise / le multiple crepuscolari immagini o visioni”, mentre altre se ne formano e al lettore passano davanti “tele scorrenti su binari / d’astratto …”.

Appare evidente il tentativo della poetessa di voler sfuggire agli schemi entro cui il mondo d’oggi-dominato dai freddi calcoli della scienza, della tecnica, dei computer, dell’economia-costringe lo spirito, intaccandone l’intrinseca purezza.

Pierri, infatti, alla fine, dopo essersi raffigurata “la logorata Terra” , si abbandona al sogno d’una futura rinascita dell’uomo, ma quale essere innocente, non più soggetto al rigore della ragione che, indagando, si spinge a conoscenze le quali producono “cenere” di morte: incline ormai alla luminosa spiritualizzazione.

Segue la raccolta di prose di G. Campisi, dal titolo “Umanima”; e qui il reale si mostra con tutta la sua evidenza, ma da esso ,lo scrittore attinge spinte ideali.

Egli vi prende l’avvio per le continue riflessioni dettategli da una sincera concezione spiritualistica (anzi religiosa) dell’esistenza, nella quale si fondono sentimenti di adorazione verso Dio e di fraternità verso gli uomini. Campisi li manifesta e li comunica con fervidi toni dai chiari intenti parenetici: “Apri il cuore … Apriti alla luce …”.

La rigogliosa natura, dispensatrice di frutti e vivida di colori, induce il Nostro a stati contemplativi e riflessivi, considerandola manifestazione di Dio.

Quella natura dalla quale, invece, l’uomo s’è andato sempre più allontanando, perdendo così “la conoscenza, la saggezza e la sapienza di tutte le cose autentiche”.

Tutte le prose sono pervase dal rimpianto della primigenia innocenza goduta dall’ uomo nel biblico Giardino, nella condizione di unità e di interezza fuori e dentro di sé.

Dopo la caduta originale, si è ingenerato, nell’essere umano, l’opprimente conflitto tra l’oscuro mondo della materia, dei sensi, e quello dell’anima. Ecco, anche qui, sorgere il sogno d’una rinascita dell’uomo, divenuto “Umanima”, tutt’uno appunto con la propria anima; non più soggetto, quindi, a lacerazioni interiori; libero, senza più intralci, nella sua elevazione spirituale.

Le poesie della breve silloge dal titolo “Soulhuman” di Leo Rebello, a chiusura del libro, rispecchiano la realtà contemporanea, in cui hanno risalto sia l’attentato alle Torri Gemelle, sia il diffondersi dell’aids, sia i bambini che rovistano per fame tra i rifiuti …

Tristi visioni, di fronte alle quali, tuttavia, non si può rinunciare alla speranza, e all’impegno, perché si realizzi l’unione tra gli uomini, una volta superate divergenze politiche,etniche e religiose, al fine dell’attuazione della vera pace e della giustizia sulla Terra.

E della Terra e dell’uomo, il poeta ha una concezione religiosa, panteisticamente espressa, ritenendo che Dio, oltreché presente nell’universo, “nel sole e nella luce della luna bianca … nelle creature volanti … nella foglia , nel fiore …” lo sia anche nel nostro cibo quotidiano … E soprattutto perché “ognuno di noi è una parte di Dio”.

Recensione
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