Servizi
Contatti

Eventi


Arturo Graf e l'arcana voce

Artuto Graf (1848-1913) nacque ad Atene da padre tedesco e da madre italiana. In Italia dall'età di quindici anni, abitò a Napoli, poi a Roma e infine a Torino. Abbandonata la professione forense, si dedicò a studi letterari e storici e acquistò rinomanza quale professore nella facoltà di lettere a Torino. Spirito inquieto, Graf passò attraverso disparate tendenze, dal pessimismo al misticismo. Nelle poesie espresse il suo turbamento di fronte al mistero dell'Uomo, della natura, della morte, con spunti di simbolismo filosofico. Fu, tuttavia, alla ricerca di una nuova spiritualità e di una nuova fede, come rilevano le opere Il riscatto (1901) e Per una fede (1906). Nel 1906 pubblicò anche il libro Le rime della Selva, rievocando le ombre e i silenzi della Selva Nera.

Graf ci si presenta intento ad ascoltare l'invito di una voce ignota, che – come egli dice – "da lungi, a lungo...mi chiama, mi chiama..." (Nella poesia "La voce", ne Le rime della Selva). Essa lo attira sempre più tra una fitta trama di rami. La voce cambia spesso di tono: ora è chiara e piena di tenerezza, ora angosciosa sino a diventare come il grido d'un naufrago. Ma rimane pur sempre inavvicinabile... Il poeta, dopo un lungo vano percorso, è deluso, stanco. In un'altra lirica Graf ha scritto: " Dio, che silenzio! Il core | par che mi svenga in petto, | mentre, sedendo, aspetto | ciò che non giunge | e l'ore dileguan lente...". Ma qui egli si fa forza, si rialza e ancora una volta risponde alla voce: "Vengo!" S'inoltra in mezzo a folte piante. "Cammino, cammino | ...cammino" ripete; sale su per ripidi sentieri, per balze... Ma sta calando la sera e cresce l'oscurità. L'ascosa voce, rimasta irraggiungibile, ora si affievolisce, sino a perdersi nella parte impenetrabile della selva, sino a quando tace. Il poeta, con l'animo profondamente turbato, giunto al termine del suo affannoso cammino inutile, si siede sulla dura terra, ed ha il cuore che "palpita come un uccello ferito". Lo circondano soltanto l'ombra e il silenzio del mistero...Mistero, simboleggiato – come abbiamo compreso – sia dalla voce inesplicabile, sia dalla stessa selva,..

Tra i tronchi e le fronde immobili s'intravede, verso ponente, il giorno al tramonto, che si tinge d'un rosso cupo, come di sangue: è l'immagine d'un dramma, l'epilogo d'una vita.

Materiale
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza