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Carmine Manzi e il canarino

in: La corsa dei giorni, 1988

Carmine Manzi, che, a Mercato San Severino(Salerno), dal 1940 dirige la rivista di lettere ed arti “Fiorisce un cenacolo” ed ha fondato l’“Accademia di Paestum”, può ormai annoverare un sessantennio di poliedrica e feconda attività letteraria.

Uomo di solida cultura, quale poeta è attento alle ragioni del cuore, così come agli aspetti semplici e gentili della realtà naturale.

Al giorno d’oggi, però, non ci sono più né gronde né nidi; sono scomparse le siepi; non scorrono ruscelli d’acqua trasparente …

Si alzano soltanto nel ricordo nostalgicamente le rondini numerose, quelle “che sfioravano a volo la mia fronte”, dice Manzi, con un verso agile, arioso.

Il nostro poeta, tuttavia, con la consueta sensibilità ha scritto la poesia “ Il mio arcangelo “* per il suo canarino.

Purtroppo, una mattina, egli ha trovato “immobile, disteso per terra, / con l’ali spente e piegate “, il canoro uccellino.

Non ha resistito all’inverno, pur vivendo nel tepore della casa, quando, fuori, al vento che li colpisce, i passeri saltellano, in cerca di una briciola, tra i vasi della loggia.

Durante la lunga esistenza, al poeta non è più giunta la voce di tanti cari amici, còlti dalla morte; ed ecco che ha perduto, all’improvviso, anche l’uccellino “dal petto più giallo dell’oro”, al quale era così affezionato.

Riceveva conforto dal canto sonoro e ricco di variazioni, che festosamente riempiva la casa; dalla “voce d’arcangelo, / di quelle che in coro / si distinguono per l’assolo”…

E’ con immediatezza che la delicata poesia ci fa recepire i sinceri toni elegiaci, di cui si compone.

*Fa parte del suo libro “La corsa dei giorni “Gabrieli” Roma ,1988.

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