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Chiare e vive testimonianze del nostro tempo

Alfio Arcifa, curatore del copioso volume antologico, è nato a Catania, dove ha trascorso il primo ventennio di vita, e dal 1946 è residente a Rieti. Maestro elementare in terra sabina e nel capoluogo, una volta messo in quiescenza, si è sentito spinto a continuare nella sua opera di educatore, diffondendo cultura, al fine di poter favorire, attraverso questa, una maturazione umana e civile. Nel 1980 ha pubblicato il primo numero del periodico “Il Tizzone”, rifacendosi alla rivista di G. Prezzolini, “La Voce”, la quale, nata nella scia dell’idealismo crociano, aveva trattato un’ampia problematica. Affiancato da amici e soci, raccolti in Cenacolo, per un decennio ha promosso una serie di incontri pubblici artistico - culturali, in vari locali della sua città; ha commemorato illustri figure di concittadini; ha indetto concorsi, distribuendo libri ed altri premi; ha pubblicato libri propri e antologie … Tale Cenacolo, all’insegna de “Il Tizzone” (divenuto trimestrale e poi semestrale), negli anni ha continuato ad allargarsi, poiché Arcifa ha saputo intrecciare fitti legami amicali, sia in Italia, sia all’estero, in nome d’un comune ideale umanitaristico e spiritualistico.

Del Cenacolo viene presentato un “parziale album di famiglia”; molti dei primi “tizzoniani” sono deceduti e si possono tra questi ricordare i poeti Ignazio Urso, Piero Rachetto, Carlo Cuini, Solange de Bressieux e il critico Guerino D’Alessandro.

Sono invece viventi, gli autori inclusi nell’antologia poetica, nella “prima parte” del volume. Essi affidano alle liriche le loro memorie, sogni, nostalgie, riflessioni e confessioni … Vi sono prosatori con pagine di ricordi personali, ma anche con considerazioni sulla società contemporanea; si leggono recensioni, come quelle del giornalista Carmine Spitilli; i numerosi epigrammi di Baldassarre Turco chiudono questa sezione.

Il ricordo del primo, fecondo decennio di vita del Cenacolo, insieme con la citazione di numerose attestazioni di consenso, ritorna all’apertura della “seconda parte” del libro.

Viene riportata una “lettera aperta” di Orazio Tanelli, in cui sono illustrati i caratteri de “Il Tizzone”, una stampa che si è sempre mantenuta libera e indipendente, “aperta agli stimoli liberali e alle più disparate vedute ideologiche che si fondano sulla dignità dell’uomo”. (pag. 172)

Riguardo ai diversi movimenti e scuole artistico – letterarie novecentesche, dal malinconico decadentismo e dal clamoroso futurismo, sino ai numerosi ismi, si mostra decisa la posizione di Arcifa, il quale scrive: “Bando all’intrico e all’inganno; ad ogni forma di degradazione umana, alla ciarlataneria, alle scuole e ai gruppi che nulla danno nel campo delle Arti belle, ma recano, come le mode, solo confusione e danno …” (pag. 186)

Nelle poesie di Arcifa, (alcune delle quali sono qui riportate in una breve, ma significativa crestomazia) è palese l’influsso d’una concezione umanistica, che richiede l’acquisizione d’una protratta formazione umana e rifugge dall’artificiosità. Tali poesie – come ha scritto G. Barberi Squarotti – denotano “profondo pensiero e commossa verità di esperienza e di vicende di vita.”

Arcifa ha ancora ricordato i tanti amici scomparsi. Ha richiamato episodi della sua infanzia e della giovinezza. Ha rievocato la figura di Giuseppe Mazzini, il quale, dopo la Giovine Italia, fondò, nel 1833, l’associazione Giovine Europa … E a tal riguardo, il Nostro esprime un parere che va riportato, poiché ben si inserisce nel dibattito di viva attualità sull’Europa; su quell’Europa “che ancora stenta a decollare, perché i capi di stato, i nostri piccoli e grandi uomini di stato, sono partiti ormai col piede sbagliato, anziché far leva sulle autentiche aspirazioni dei popoli, sull’istruzione, sulla cultura, sulla storia, sull’educazione e sulla morale comune, cercando di mettere insieme ciò che più ci unisce, hanno invece premuto l’acceleratore sull’economia, settore questo di eterna discordia, iniquo e perverso, che rende gli uomini più fragili ed egoisti, sempre più chiusi in se stessi e privi di amore e di luce verso il prossimo.” (pag.251)

Quale solerte operatore culturale e direttore de “Il Tizzone”, il Nostro ha affrontato sacrifici, ansie, lavoro, così come ha dovuto provare l’ingratitudine, e ancor più l’indifferenza, da parte di coloro che spesso non hanno corrisposto al suo disinteressato invito. Ha nondimeno ricevuto la spontanea e sincera adesione da parte di tante persone, che hanno inteso “attraverso la poesia recare il loro contributo concreto e appassionato alla creazione d’una società nuova, sensibile al bello e al buono, rispettosa dell’uomo, della natura, di Dio.” (Nicola Venanzi, alla pag. 330)

Ed è per questo che “Il Tizzone” e il Cenacolo continuano … Arcifa, con il presente volume, ha voluto, ancora una volta, dare testimonianza - confortato da voci solidali - delle idealità che lo hanno sorretto nel lungo cammino e nelle quali pur sempre crede, in un tempo, come il nostro, così povero di valori basilari.

Recensione
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