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Carmelo Ciccia, nel riportare i versi di Alessandro Manzoni (1785-I873) "Una d'arme, di lingua,d'altare, / Di memorie, di sangue e di cor", ha giustamente messo in rilievo che "forse la migliore definizione della nazione italiana è quella data dal Manzoni nell'ode "Marzo 1821". Sono, infatti, versi che riassumono l'ideale della patria unita nei suoi elementi essenziali di nazione. Di tali elementi, C. Ciccia, che ha compiuto una lunga e feconda esperienza nel campo della scuola, ha illustrato quello assai importante della lingua.

La lingua italiana, sviluppandosi e modificandosi (e la puntuale "rivisitazione" prende l'avvio dalle origini, soffermandosi doverosamente su Dante Alighieri (1265-1321), padre riconosciuto del nostro idioma, nonché "l'italiano più italiano che sia stato mai" [Cesare Balbo (1789-1853) nella sua Vita di Dante] nel corso del secoli, ha consentito a poeti e a scrittori di esprimere sentimenti e idee in opere tra le quali spiccano anche capolavori intramontabili.

Per quanto riguarda quei poeti e quegli scrittori che vissero (o che ne furono i preconizzatori) in mezzo agli avvenimenti salienti della storia patria, come i moti e le guerre del Risorgimento, la Grande Guerra e, successivamente, la lotta di Liberazione, essi diedero testimonianza di dedizione agli ideali di unità. di libertà e indipendenza d'Italia, con i loro scritti e, in tanti casi, anche con il sacrificio della vita. C. Ciccia ha messo con perspicuità in risalto la funzione via via svolta dalla scuola nel far conoscere tra il popolo tali eminenti figure, avvalendosi anche della memorizzazione da parte degli allievi, di poesie e di significativi brani di prosa poetica, al fine di far comprendere, suscitando spesso commozione, "quanto fosse costata e quanto fosse preziosa l'unità politica dell'Italia".

Veniva, nel contempo, diffuso l'uso della lingua comune,quale fattore unificante nella vita della nazione.

E' sempre compito della scuola di svolgere opera assidua nell'abituare, con metodi stimolanti, i giovani alla lettura, in modo che maturi in loro un abito di accrescimento culturale,che duri nel tempo. Terminati gli studi, essi dovranno sentirsi ancora inclini a cercare e a far propri i tesori di bellezza,di umanità e di linguaggio che i buoni libri racchiudono. Potranno tornare anche a rileggere quegli scrittori-educatori che diedero alle loro pagine una decisa impronta patriottica e perseguirono l'intento di formare negli Italiani una comune coscienza sociale e civile.

Recensione
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