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Jorge Guillén e il volo della rondine

Jorge Guillén (189 - 1984) nacque a Valladolid in una famiglia benestante. Studiò lettere a Madrid e a Granada. Compì alcuni viaggi che lo portarono in Germania, in Francia e in Italia.

Fu professore nell’università di Siviglia dal 1931, ma, allo scoppio della Guerra Civile, venne rimosso dall’incarico ed egli prese la via dell’esilio per gli Stati Uniti d’America. Dimorò nel Massachusetts; di là, successivamente, ritornò più volte in Europa.

Durante il suo soggiorno in Italia, l’editore Scheiwiller di Milano pubblicò in varie edizioni la principale opera poetica di Guilllén: “Cantico”, che aveva visto la luce nel 1928 e fu più volte accresciuta.

Il Nostro fu anche un acuto conoscitore della poesia europea, cui dedicò studi critici e traduzioni.

Il tema costante della poesia di Guillén è la realtà, ma da questa egli trae una gaudiosa aspirazione verso l’alto.

Il critico Hugo Friedrich* ha riconosciuto un’energia lirica che scaturisce dalla tensione verso un punto che la trascende; e come le poesie più luminose di Guillén sono anche quelle formalmente più precise.

Lo si vede nella breve composizione che ha per titolo “Misterio de golondrina” (“Mistero di rondine”).

E’ tornata, con la primavera, la rondine, e il poeta la osserva mentre costruisce il nido tra la finestra e il tetto (“Buon posto”, egli approva); la segue con lo sguardo, mentre attraversa l’aria serena, che è “nutrice” per l’uccello, il quale vi cattura, tenendo il becco aperto, gl’insetti.

La rondine ritorna alla sua casa, “nido di futura covata”; ma per ora, ogni volta ne svola.

E’ una scena ben consueta e che non sembra meritevole di particolare attenzione; il poeta, però, con la sua sensibilità, si sofferma a rimirarla con un interesse che si rinnova, poiché intuisce un misterioso significato simbolico nel volo così vivo e vitale dell’àlacre rondine.

La poesia di Guillén – ha scritto ancora il succitato Friedrich – oscilla tra i fenomeni più semplici e le astrazioni più risolute.

“Sale y vuela, vuela, vuela: / maravilla, maravilla” …

Il verso si fa concitato; vuol sfuggire alla misura metrica, vuol perdersi nel cielo trasparente … E il cielo di primavera è “giovanile”: risveglia, con il volo della rondine che sale, un puro slancio spirituale e limpidi stupori.

* Nel saggio “La struttura della lirica moderna” Garzanti, 1971

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