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Passato e presente nella poesia di Carmine Manzi

In questa opera di Carmine Manzi (La corsa dei giorni) frequenti stati crepuscolari inducono il poeta a pause di raccoglimento, di riflessione, di abbandono, di rimpianto, di nostalgico ascolto di echi e di voci provenienti da lontano; e, talora, lo sospingono anche verso la delusione amara per ciò che è rimasto impossibile, irraggiungibile, per ciò che è svanito; e, quindi, sull'orlo dello smarrimento, della solitudine, del vuoto…

Condizioni malinconiche, tuttavia, queste, passeggere, superate dall'autore, ben temprato dalla sua lunga esperienza esistenziale, improntata ad antica saggezza, illuminata dalla fede cristiana, che lo ha condotto ad "accettare il bene con amore ed il dolore con rassegnazione"; e, soprattutto, a ritornare a guardare verso l'alto, pronto a rincuorarsi "per la comparsa in cielo d'una striscia d'azzurro"; ad ascoltare nel silenzio "ogni voce che palpita d'eterno".

L'atmosfera chiaroscurale, perciò, non s'appesantisce e non s'ottenebra, ma rimane quieta e lieve, pronta ad accogliere l'affacciarsi dei ricordi. E salgono dall'infanzia i più teneri ricordi, come quello dell'ultima favola udita raccontare dalla nonna, "in una lunga serata di dicembre"; e, precisa il poeta, "accanto al focolare".

Il focolare, fulcro d'unione, d'intimità familiare, e simbolo preminente della civiltà contadina, è ormai spento anche nei casolari di campagna, per lo più disabitati.

Manzi ricorda come "colpiva un odore d'incenso entrando nelle case", a sera; come si sentiva "a fior di brace" lo scoppiettare delle castagne, che "mandavano in attesa della mensa un profumo | che invitava alla vita allegra ed al vino nuovo".

E così il Nostro si rivede bambino, "quando – come scrive – le stelle contavo di sera | al mio balcone affacciato da solo"; quando, nella sua innocenza, come tutti i bambini credeva "che si volessero bene gli uomini come fratelli | e che fosse l'unica vera legge quella dell'amore!"

Ritorna al cuore del poeta la voce della mamma, "un poco lenta | e sempre più stanca di giorno in giorno | da sembrare negli ultimi anni come un lamento…".

Risaltano nel libro di Manzi numerose immagini della natura e non sono oleografiche, ma fresche e vivide, giacché sono colte dal passeggiatore dall'anima pascoliana, nella sua consuetudine amorevole e serena di soffermarsi a riguardare, di nuovo curioso, ad ogni primavera, l'andirivieni delle rondini ai nidi, e le piccole meraviglie della siepe ed il verde tenero e trasparente dell'erba; di chinarsi sui fiori di campo, ed anche su quelli che "si trovano ai margini dei binari | lungo le pietrose strade ferrate", ai quali nessun altro di certo bada.

Una delicata sensibilità verso la natura, dunque, ìnsita nel poeta, e manifestatasi sin da quando, fanciullo, andava (altro suo grato ricordo…) lungo le ispide siepi a scoprire le prime violette, per farne dono alla madre; o a cercare gli acini rimasti sui tralci, dopo la vendemmia, non dispiacendosi se li avesse già beccati qualche passero, che "forse ne aveva anche più diritto…".

Nonostante i tanti crucci e le disillusioni, che "la corsa dei giorni" infligge, in Manzi si rinnova l'attesa del sereno susseguente a ogni tempesta; la disposizione alla fiducia nella luce che, all'alba, sovrasti ancora il cammino. Persiste in lui la capacità di riconoscersi nella terra avìta, ricca di storia; nella vallata natìa, battuta dal vento, ma dove, a maggio, si diffonde il profumo dei fiori d'arancio e di gelsomino; e che si distende sino alla cerchia di alture, di cui il poeta conosce ogni sfumatura di colore delle aurore e dei tramonti.

Rimane vitale, per lui, l'attaccamento alla propria casa "dalle mura antiche", che l'accoglie come un eremo, ed è fonte di ispirazione con le memorie che serba, col suo giardino fiorito, visitato dagli uccelli. Ma, soprattutto, è tenace la volontà, nel Nostro, di riprendere, ogni mattina, il suo posto, come romantica figura di uomo di penna, al tavolo di lavoro ingombro di libri e di fogli bianchi da riempire con le proprie fantasie, i propri pensieri e sentimenti.

In un'epoca come l'attuale, tuttavia, tra l'artificiosità reboante, tra l'indifferenza che inaridisce gli animi, rimangono trascurate le pagine di chi le ha scritte trasferendovi sincere aspirazioni spirituali, "con la penna bagnata nel cuore", come dice Manzi, che aggiunge: "Attende ancora il mio mondo | di essere scoperto | perché è rimasto tutto nascosto".

Recensione
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