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Marino Morett­i e il cane randagio

I poeti crepuscolari, come Marino Moretti[1], sentirono spesso la malinconia della domenica, così come l’avevano provata, prima di loro, ad esempio, Jules Laforgue e George Rodenbach: «Tristesse. Je suis seul. C’est dimanche».

E Moretti ci si presenta solo, durante la sua passeggiata domenicale.

Per la strada passa anche un suonatore ambulante di organetto di Barberia[2]. Lo strumento meccanico, azionato per mezzo di una manovella, manda, dietro il compenso d’una moneta, semplici melodie, specialmente care – come scrive Moretti – a ogni sensibile, nostalgico «cuore mendìco».

Ed è tale il suo cuore…

Egli dice di vagare «senza perché», ma forse sta cercando, tra l’indifferenza degli altri, di poter dare, e di ricevere, un po’ di simpatia.

C’è un cane randagio che segue l'organetto.

Moretti non ha da donare alla povera bestia un tozzo di pane; ma le rivolge un gesto affettuoso. Il cane, dopo aver ricevuto quel «palpito amico», manifesta col suo scodinzolare, riconoscenza verso l’uomo, e comincia ad andargli dietro.

«Quasi ch 'io fossi una cagna, / una cagnetta alla moda» dice il poeta che non rinuncia a un pizzico di umorismo, così frequente nei crepuscolari.

Egli vede, però, che il compagno si mostra «raccolto», perché forse ha capito di aver incontrato un altro randagio, che porta una pena segreta nel cuore.

E mentre camminano insieme, Moretti si accorge che quello ch'è ormai suo amico cerca, ogni tanto, di annusar­gli le scarpe impolverate, quasi volesse sapere quanti chilometri, anch’esse, hanno fatto.


[1] Di Cesenatico (1885-1979), scrittore e poeta. Premio Viareggio 1959 per Tutte le novelle. La poesia dal titolo “Passeggiata domenicale” fa parte della raccolta Poesie scritte col lapis, Napoli, 1910.

[2] Simile a un piccolo piano, montato su un carretto a due ruote; caratteristico dei primi decenni del Novecento. Anche Apollinaire scriverà: “Le domeniche sono eterne / e gli organetti di Barberia / nei grigi cortili si lamentano” (Alcools, 1913).

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