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Maurice Rollinat e il vecchio asino

Maurice Rollinat (1846-1903),nella Parigi letteraria del secondo Ottocento, appartenne al gruppo dei poeti decadenti.

Egli però si distingueva quale estroso musicista :recitava i suoi versi, mentre eseguiva le sue composizioni al pianoforte.

In tale veste si esibiva nei più noti cabaret, che se lo contendevano.

Ma, ad un certo momento, Rollinat si sottrasse al successo mondano e trascorse l’ultimo ventennio della sua esistenza nell’antica regione di Berry, nella Francia centrale.

Le sue raccolte di poesie “Le névroses”(1883) e “L’abîme” (1886) contengono temi crepuscolari, anche profondamente tristi e macabri.

Il contatto con la natura e con la vita semplice della campagna attenuò il pessimismo di Rollinat.

Nelle ultime opere, come “le livre de la nature”(1893), rievoca volentieri i giorni sereni della fanciullezza.

Nella poesia intitolata “Le vieux baudet” ricorda come, da ragazzo, era ben contento se lo mandavano a cercare - per riportarlo nella stalla - un asino che pascolava tra i cardi, in fondo a un prato.

L’asino era ormai vecchio, ma nonostante avesse i denti ingialliti, la pelle grinzosa e gli zoccoli scrostati, quando rivedeva il ragazzo, si metteva a ragliare e drizzava le orecchie: ricordava, certo, le corse fatte nei giorni precedenti.

Ed infatti Rollinat racconta che, ogni volta, gli montava in groppa, mettendosi a cavalcioni; e l’asino cominciava a correre.

Al ragazzo, il camiciotto, col vento, si rigonfiava e sbatteva come una bandiera; i capelli si scompigliavano.

Talvolta avrebbe voluto scendere, poiché faceva fatica a reggersi così a bisdosso, e anche per non sentire a lungo tutta la ruvidezza dei fianchi dell’asino; ma la bestia, come fosse fiera dei suoi garretti ringiovaniti, mandava ragli e teneva ritte le orecchie, sino a che non aveva raggiunto la stalla.

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