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In memoria del padre
        a cinquant’anni dalla morte (1967-2017)

Giuseppe (Pontassieve, 1892-Ancona, 1967),
macchinista di I classe
delle locomotive a vapore nelle FFSS.

Nel vento era il tuo viso ed il riverbero
aveva della fiamma
chiusa, ruggente dentro il focolare;*
dell’ànsito all’ascolto della tua
locomotiva … Quando si gonfiavano
di fumo i tuoi polmoni dentro il tunnel,
al chiarore tendevi dello sbocco,
con l’occhio repentino e salutavi
con un fischio deciso. Nuovamente
in corsa, lungo i campi,
alberi e casolari
erano ad incontrarti, e già lontani …
Ma innalzava già le nere insegne,
la violenza, piegando i più al potere.
Per la libera essenza
viva in te, nell’idea
nutrita di letture,
fervida nelle lotte sindacali,
cedere non potevi …
Con l’occhio usato a misurar distanze
di campi e di riviere, t’adeguasti,
privato del tuo posto,
alla pazienza d’umili lavori.
Pur una fede, che tenevi desta
in te, e in altri, ti faceva scorgere
nel fondo tunnel della dittatura,
un barlume … Ed infine ingrandiva,
sino al mattino di liberazione.
Dopo vent’anni, eccoti sulla locomotiva,
“maestro” ancora, sorridente e fiero,
la sigaretta in bocca,
per brevi corse, ormai, lungo la costa
e la scogliera: furiosa, di notte,
sotto la tramontana,
quando ti ristoravano
un bicchiere di rosso,
e d’un motto il sorriso.
Quei lunghi anni vigili a resistere
in te fecero crescere
un giusto orgoglio, e più ancora amarezza
per tutto quanto t’era stato tolto.
Nei lenti giorni andavi rievocando;
coi vecchi compagni  all’osteria
ma la vostra presenza diradava;
per gente nuova; estranee
eran quella vicenda e quella fede.

* Parte di un impianto di combustione ove viene bruciato il combustibile.

Con le tue mani
(Ricordando il bombardamento aereo su Ancona del 16 / X / 1943)

Già discesi gli aerei con il rombo,
con le maligne ombre delle ali,
quasi i tetti a ghermire.
Ci serrava un rifugio malsicuro
colmo d’inerte angoscia,
alle radici scosso,
tagliato dai baleni
nel pulviscolo, al buio.
Con le tue grandi mani
il mio capo stringevi,
o padre, ed al tuo petto,
come amoroso schermo
dagli scopi e bagliori,
dal crollo sovrastante.

dalla silloge “Negli anni”, Ancona, 2007,

Mio padre
Mio padre era toscano; proveniva da una famiglia operaia, figlio d’un carpentiere, che era anche uomo propenso alla conoscenza e che dimostrava un buon senso artistico, forgiando a martello il ferro.
Avevano lavorato nella costruzione di linee ferroviarie; in una scolorita foto che, da ragazzo, mi fu mostrata da parenti, poco li distinsi dai pionieri del Far West. Mio padre successivamente fu fochista nelle macchine a vapore, e nei primi anni faticò duro. Ricordava come, dopo il passaggio sotto una galleria, doveva scender giù alla svelta dalla locomotiva, a bocca spalancata, mezzo asfissiato dal vapore, dal fumo, dal calore …
Passato poi macchinista, “maestro”, viaggiò in molte regioni, anche in zone depresse del Meridione. Fu a lungo in Emilia – Romagna, negli anni che precedettero l’avvento della dittatura fascista. Aveva preso parte attiva alle lotte sindacali. Diveniva loquace e convincente nelle discussioni; aveva una parlata scorrevole e colorita; era immancabile lettore del giornale quotidiano. Di idee libertarie, nutritosi di personali letture, egli manifestava simpatia per il pensiero anarchico; soleva ripetere l’aforisma di Bovio: “Anarchico è il pensiero e verso l’anarchia va la storia”. Cadde, com’era prevedibile, sotto l’occhio delle squadracce fasciste. Subì una perquisizione in casa e non ben ricordo per quale fortunata evenienza non gli furono scoperti i libri di Marx, ch’egli teneva … Dopo i sofferti anni del Ventennio, durante i quali fu privato del suo lavoro, al termine della guerra, vi fu reintegrato con la qualifica di macchinista di I classe. Conduceva, ormai, una locomotiva da manovra nell’ambito della stazione o lungo il vicino litorale, dove, d’inverno, il mare ruggisce contro la scogliera e la gelida tramontana rimorde il viso …

da “Paesaggi e figure” Ancona, 2014.

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