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Sulla lettura

Il mercato librario viene invaso, ogni anno, sia da parte di grandi editori, sia di tanti piccoli editori, da migliaia di pubblicazioni, gran parte delle quali, invero, destinate ad una vita effimera; esse mettono i lettori (mai in gran numero…) in una condizione di perplessità riguardo a una scelta.

È dispersivo, senza dubbio, uno sfarfallamento su diversi libri; ogni opera va letta e compresa per intero, per poter giungere alla fase valutativa. La lettura “attiva” si configura, infatti, come un’ideale conversazione con l’autore, tenendo presente che all’approvazione, o meno, si deve giungere formulando un motivato giudizio.

Nell’esercizio della lettura si possono incontrare delle difficoltà… Ogni campo della scienza ha, come è noto, un proprio vocabolario. I filosofi spesso coniano parole nuove, ma attribuiscono anche a quelle che sono proprie del linguaggio comune, un significato specifico.

Per meglio comprendere il pensiero di questo o quel filosofo, appare utile non trascurare l’opera di altri che hanno trattato gli stessi problemi; nella storia della filosofia, i pensatori hanno intrecciato come un lungo dialogo tra di loro.

Nell’interpretazione d’un trattato di morale o di scritti politici, potrà essere utile soffermarsi a ricercare notizie riguardanti la biografia dell’autore ed i caratteri preminenti dell’epoca in cui visse, giacché queste opere (come, ad esempio, “Il Principe”, del 1513, o “Il Leviatano”, del 1651…) rispecchiano particolari condizioni storiche.

Nell’affrontare un’opera di argomento storico, gioverà riflettere sulla fondamentale concezione della realtà che distingue un determinato autore, alla luce della quale questi esamina gli avvenimenti. Gioverà altresì visitare monumenti, musei, il luogo dove avvenne questa o quella battaglia…

Ma è alle opere di narrativa che si rivolge la maggior parte dei lettori. Ciascuno, a seconda della particolare sensibilità, nelle pagine ritrova risonanze, ricordi di esperienze vissute, emozioni già confusamente provate. Lo scrittore e il poeta usano le parole, non con il rigore dello scienziato, ma più spesso nei loro significati riposti. E’ l’arte creatrice di chi scrive, che riesce a rendere verosimile un racconto, un romanzo.

Ma come compilare una lista dei migliori libri? Vi sono certamente, innanzitutto, quelle che vengono a ragione definite “grandi opere”, poiché, a differenza di altre, le quali suscitano interesse, o magari scalpore, per una stagione, le opere classiche sono best seller permanenti.

Si presentano ricche di idee espresse con inimitabile maestria di linguaggio tanto che un capolavoro si legge più volte e sembra che serbi, pur sempre, qualche nuova bellezza e verità da rivelare. Sono le più illuminanti; non contengono ripetizioni o rifacimenti, ma comunicano qualcosa di unico, di originale.

La loro lettura – non trascurando quella d’ogni libro contemporaneo che mostri di possedere un intrinseco valore – dovrebbe essere sentita come esigenza dello spirito, per l’acquisizione d’una maturità umana, il cui processo formativo si protrae negli anni; una maturità che, a sua volta, potrebbe avere anche benefici riflessi nell’ambito sociale. Mentre, infatti, le facoltà critiche ed intellettive si affinano, la chiarificazione interiore si slarga e il pensiero si affranca da pregiudizi e da particolarismi.

Ma tali benefici potrebbero accrescersi notevolmente attraverso la conversazione, da far sviluppare tra diverse persone, attorno ai libri. A tal riguardo mi è rimasta impressa l’esperienza riportata, in un suo saggio1, dallo scrittore statunitense M. A. Adler, circa l’educazione degli adulti basata sulla lettura, in particolare, delle grandi opere. Egli riferisce che erano diversi gruppi, che si radunavano in luoghi diversi, come biblioteche, palestre, sale parrocchiali di New York; gruppi formati da ogni genere di persone, sia da quelle che avevano frequentato l’università, sia da altre che avevano compiuto soltanto la scuola media inferiore; da benestanti e da cittadini di modeste condizioni economiche …

A capo d’ogni gruppo, alcuni giovani preparati dirigevano e mantenevano vivo il dibattito. In tal modo, durante ogni scambio di vedute, o anche discussione, un libro può portare ad un altro, o, nello stesso tempo, ad altri: da ognuno s’irradia una diversità di direzioni, cosicché il pensiero di ciascun partecipante viene ad arricchirsi, potendo arrivare ad attingere un’estensione che abbracci orizzonti culturali per lui sempre nuovi.

1 Come si legge un libro, A. Armando - Roma, 1967.  La comune lettura, inoltre, spesso favorisce fresche amicizie che maturano sul piano intellettuale.

Ognuno deve dar prova della propria responsabilità, attento a non cedere agli impulsi e al settarismo; a disciplinare la mente a riconoscere l’autorità della ragione, dell’evidenza, tenendo presente che la libertà vera si conquista attraverso l’esercizio della disciplina. Dalla lettura e dalla conversazione necessariamente nascono le perenni, fondamentali domande dello spirito umano, ma si presentano anche quelle istanze contingenti, che sono proprie della quotidianità, inerenti il lavoro, la famiglia, la società nel suo complesso.

La scuola soprattutto deve suscitare nei ragazzi, e aiutare a svilupparsi, l’abitudine a leggere intelligentemente, e quindi ad esercitare la mente nell’analisi e nella riflessione, nemmeno trascurando di liberare la virtù fantastica.

Essa devìa dalla sua funzione formativa, quando non trasmette che parole, nozioni automaticamente registrate, senza l’approfondimento delle idee o delle espressioni liriche, e, nello stesso tempo, senza la dovuta interiorizzazione; senza lo stimolante contatto ideale con gli autori, o il rapporto d’un libro con un altro e con la pratica esperienza.

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