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Torquato Tasso e le due gatte

Torquato Tasso (Sorrento 1544-Roma 1595), dopo aver portato a termine, nel 1575, il suo capolavoro

“La Gerusalemme Liberata “, venne assalito da tormentosi scrupoli artistici e religiosi; diede segni d’uno squilibrio nervoso, che si accentuerà sempre più, sino ad episodi di follia.

Fu “peregrino errante” per varie città d’Italia; nel 1579 tornò presso la corte di Ferrara, lì dove aveva trascorso gli anni più sereni e fecondi della giovinezza.

Vi capitò nel bel mezzo dei festeggiamenti per le nozze del duca e, sentendosi del tutto trascurato, fece al duca una violenta scenata.

Venne così rinchiuso come pazzo nell’ospedale di Sant’Anna. Vi rimarrà per sette anni.

Dopo il primo anno di isolamento, gli fu concesso di uscire, qualche volta, accompagnato, e di ricevere visite.

Il Tasso, nella sua cameretta, trovava soprattutto conforto nella compagnia di una bella gatta e di una gattina.

Egli alternava periodi di intenso lavoro1 ad altri in cui cadeva preda della depressione e dell’agitazione.

Si riferisce a tali stati, un sonetto2 in cui il poeta si rappresenta quale stanco timoniere di un’imbarcazione investita da una tumultuosa tempesta.

E come il timoniere, nell’oscurità, solleva lo sguardo a cercare, fiducioso, la “fiammeggiante” stella polare, così egli dice di rivolgersi, durante i suoi turbamenti, i suoi smarrimenti, agli occhi luminosi delle due gatte, come a luci che possano guidarlo a salvamento: gli sembra di vedere l’Orsa maggiore con la minore.

L’intensa affettuosità per i due animali è significata dalla dolcezza accorata del ripetuto vocativo : ”O bella gatta … o gatte, lucerne del mio studio … o gatte amate …”

Il poeta sapeva che, purtroppo, le gatte erano spesso trattate male all’interno dell’ospedale. Egli compassionevolmente augura loro: “Dio vi guardi da le bastonate, / il ciel vi pasca di latte e di latte”, in modo che continuino a stargli vicino, a “fargli luce”, mentre scrive i suoi carmi.

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Coloro che hanno la dovuta sensibilità, e specialmente le persone che si trovano nella solitudine ( e il loro numero è rilevante, nel nostro tempo ), quale consolante rapporto possono stabilire con i cosiddetti animali d’affezione!

 

(1)    Compose i “Dialoghi” di argomento etico ed estetico e la “Apologia della Gerusalemme”; scrisse un gran numero di poesie e di lettere.

(2)    Precisamente quello che inizia: “Come nell’Ocean, se oscura e infesta / procella … “ in “Opere”, Rizzoli, 1963 – 65.

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