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Una figura bucolica nella poesia umanistica di Marco Antonio Flaminio

Fa parte delle poesie in latino “Carmina” di M. A. Flaminio, il carme dedicato alla pastorella di nome Ianthis.

Esso s’apre con un gioioso “Venisti tandem, tandem … venisti”, che si riferisce al ritorno del bel giovane Mopso, sospirato da Iante, che si rivela intensamente innamorata; una venuta, che produce anche su tutto l’ambiente un effetto benefico, per non dire magico: riporta luce e vita!

E così la poesia stessa assume uno svolgimento non pesante, letterario, ma fresco ed agile.

La ragazza, che sia l’alba sia la sera d’ogni giorno ( interminabile!) avevano visto piangente, e alla quale sembrava che tutte le cose intorno, e boschi e prati piangessero insieme con lei, eccola, finalmente raggiante di felicità, riacquistar la voglia di vivere, decisa a vincere la magrezza e il pallore, che le avevano procurato i giorni dell’ansiosa attesa.

E ciò avviene anche per il gregge, che, rattristato dall’assenza del padrone, era deperito … Il giardino comincia a rifiorire; i frutti maturano, riprendendo vivo colore; più sonora gorgoglia l’acqua del ruscello, che, passando, saluta.

Iante, d’ora innanzi, non farà più allontanare l’amato da solo, ma, nell’evenienza, andrà, anche lontano dai consueti pascoli, insieme con lui, perché si mantenga sempre intatto il loro vincolo d’amore … Lei ha già provato le pene dei giorni trascorsi nell’aspettazione, e soprattutto quelle delle notti, allorquando, nella solitudine, a una giovinetta sembra già di invecchiare.

Ianthis

Venisti tandem, tandem mea sola voluptas,
Venisti, et lucem miserae vitamque tulisti.
Quantum vere novo gaudet lasciva capella,
Aestivis quantum sitientes imbribus horti,
Tantum, Mopse, tuo reditu laetatur Ianthis.
Te sine, care puer, leto mihi tristior ipso
Vita fuit, tardoque dies mihi tardior anno.
Seu tenebras Vesper, seu lucem ferret Eous,
Me flentem Vesper, flentem cernebat Eous.
Lugebant silvae, lugebant mollia prata,
Formosusque suos amiserat hortus honores;
Et desiderio domini pecus omne peribat.
Dulcia nunc tecum redierunt gaudia cunctis.
Aspice, te laeta pinus complectitur umbra;
Arguto properans te murmure lympha salutat,
Albaque purpureum tibi ducunt poma colorem;
Ipsa ego nunc dulci saturabo lumina vultu:
Discedet macies, discedet corpore pallor,
Et tecum longos peragam feliciter annos.
Seu teneras solito pasces in monte capellas,
Seu patrios fines linques et pabula nota,
Quidquid ages, formose puer, tua cara puella
Tecum semper erit, terras comes ibit in omnes.
Iam didici , quid sit iuvenem exspectare morantem,
Exspectans una vel nocte puella senescit.

Marco Antonio Flaminio (1498-1550)

Iante

Venuto finalmente, finalmente,
unica gioia mia, sei qui e la luce,
la vita hai riportato all’infelice.

Del tuo ritorno, o Mopso, Iante è lieta
come della novella primavera,
la scherzosa capretta, come gli orti
assetati, se piove, nell’estate.

Senza te, caro giovane, la vita
mi fu più triste della stessa morte
ed ogni giorno lento più d’un anno.

Sia che Vespero il buio distendesse,
sia l’Aurora, la luce, i vespri e l’albe
mi vedevan piangente. Erano in pianto
boschi e teneri prati, e il bel giardino
s’era spogliato d’ogni sua vaghezza;
per la mancanza del padrone, il gregge
deperiva. Con te, ora, per tutti,
il più intenso piacere è ritornato.

Guarda: con l’ombra sua t’abbraccia il pino
contento; e l’acqua, che va frettolosa,
ti saluta col fresco mormorìo;
la frutta, già sbiancata, per te prende
colore della porpora; io stessa,
fissando ognora il tuo soave viso,
ne sazierò gli occhi: se ne andranno
la magrezza e il pallore dal mio corpo;
con te, felice, passerò lunghi anni.

Sia ch’al solito monte tu conduca
le giovani caprette od abbandoni
i paterni confini e i noti pascoli,
quello che tu farai, o mio bel giovane,
con te sempre sarà la tua diletta,
in ogni luogo ti sarà compagna.

Ho imparato già che cosa sia
l’innamorato attendere, che tarda.
Pur nell’attesa d’una sola notte,
alla ragazza sembra d’invecchiare.

Traduz. di Franco Orlandini

Il commento al carme è inedito; la traduzione (che ha ottenuto il primo premio nella sez. riguardante la “traduzione italiana originale, in versi, da un poeta latino di qualunque epoca” del Concorso Letterario Naz. “Arquà Petrarca XII edizione”) è compresa nell’antologia del Premio, a cura di A. Alessandri, 2001.

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