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Il vino nei versi del poeta Omar Khayyam

Primo premio
Concorso nazionale "Il vino nella letteratura, nell'arte,
nella musica e nel cinema 2005"
"Centro studi Cesare Pavese" - Santo Stefano Belbo

Che un poeta inneggi al vino è un fatto assolutamente normale nella cultura occidentale, ma se il poeta è musulmano allora diventa una sfida, essendo il vino proibito dal Corano. Eppure, nella poesia mediorientale, molti versi sono dedicati al vino. Già nel secolo XII il poeta sufi Ibn Al-Farid scriveva: 'Dicono: hai bevuto il peccato! Nient'affatto, ho bevuto ciò che sarebbe peccato abbandonare! [...] Non vi è vita in questo mondo per chi è sobrio, chi muore senza aver provato l' ebbrezza ha vissuto invano". E pensare che questi versi fanno parte del poema Il vino mistico, mistico, in quanto, per convenzione, inteso come mezzo che conduce a Dio. D'altronde è proprio il Corano a offrire differenti interpretazioni circa la liceità del vino quando al versetto 67 della sura XVI lo esalta: "'E dei frutti delle palme e delle viti vi fate bevanda inebriante e buon alimento [...]", mentre al versetto 219 della sura II lo sconsiglia: "Ti domanderanno ancora del vino e del gioco d'azzardo. Rispondi: C'è peccato grave e ci sono vantaggi per gli uomini in ambo le cose ma il peccato è più grande del vantaggio".

Il poeta mediorientale più famoso in Occidente per aver cantato il vino (e il libero amore) è senza dubbio Ornar Khayyam, nato a Nishapur nel Khorasan (Persia nord-orientale) nel 1048 e morto nel 1132. Khayyam, oltre che poeta, fu anche astronomo, matematico e filosofo, Le sue "quartine" sono state introdotte in Europa grazie alle traduzioni dello scrittore inglese Edward Fitzgerald (la prima edizione risale al 1859).

Dai Paesi anglosassoni la fama del poeta si propagò in tutta Europa e nel mondo. A lui è stato dedicato anche un film Le avventure e gli amori di Omar Khayyam produzione Usa del 1957, nonchè una poesia di Vincenzo Cardarelli (1887-1959), A Omar Khayyam ("[...] Abbiamo dopo di te, / bevuto in ben altre cantine. / Abbiamo la gola rossa / dei nostri vini d'Occidente, / o mio vecchio, melodico persiano [...]"). Anche alcuni film "ospitano" versi del poeta persiano. Nel film L'amore infedele del 2002 viene recitata questa quartina:

Bevi vino, chè vita eterna è questa vita mortale,
E questo è tutto quel ch'hai della tua giovinezza;
Ed or che c'è vino, e fiori ci sono, e amici lieti d'ebbrezza,
Sii lieto un istante ora, chè questa, questa è la Vita.

Molte quartine del poeta iniziano con l'esortazione "bevi vino". Bisogna però considerare che ai tempi di Khayyam la quartina era un genere letterario legato a immagini obbligate e tra queste c'era proprio il vino, chiamato in causa come puro mezzo evocativo, senza che ad esso fosse attribuita una realtà concreta. Per assurdo, nella realtà, Khayyam poteva anche non bere il vino.

L'immagine che deriva dai suoi versi è invece quella di un gran bevitore. per il quale il vino è portatore di gioia ma anche antidoto al veleno del mondo cioè al dolore. Per Khayyam il vino non è un peccato: gli uomini compiono azioni ben peggiori di quella del bere vino! Il poeta rivela il suo spirito libertario, in disprezzo dei precetti della Sharia, un atteggiamento anarcoide da poeta "maledetto". Khayyam entra in polemica con i dottori della legge che considerano illecito sulla terra quello che nell'altro mondo dichiarano lecito ("Ci saranno, laggiù, e vino e latte e miele [...]"), Se la prende con gli ipocriti: "Bere vino e corteggiare le belle / è meglio che fare esercizi di ipocrita ascesi". Talvolta se la prende anche con Dio ("Ma sei tu ubriaco, o Signore?"), salvo poi chiedergli scusa. Nelle quartine di Khayyam c'è uno straordinario equilibrio fra vari elementi: la gioia di vivere, un fatalismo tutto orientale, un pessimismo quasi leopardiano ("Beato colui che presto partì via dal mondo, felice quello che mai nel mondo venne").

Al centro del suo pessimismo sta il desiderio, irrealizzato e irrealizzabile, di poter tornare fisicamente nel mondo dopo la morte, come l'erba che invece torna a spuntare ("La natura sopravviverà a noi").

La gioia di vivere si alterna nelle quartine al pensiero della morte, oltre la quale c'è il vuoto del nulla ("Pensa che tu sei nulla... Non tornerai mai... Quando sei andato, è per sempre... Una vita che ha in fondo solo la Morte meglio è che passi in ebbrezza"). L'invito a bere vino e a cedere a tutte le voglie diventa un imperativo d'obbligo se si considera la precarietà dell' umana esistenza: "Sappiam noi forse per quanto rimaner dovremo nel mondo? [...] Riempi la coppa di vino, che nemmeno m'è dato sapere / se l'alito ch'ora respiro potrò espirarlo di nuovo". Per lo stesso motivo cogliamo nelle quartine bacchiche di Khayyam l'invito oraziano al carpe diem: "Bevi, bevi vino chè nemico perfido è il Tempo / E difficile, difficile molto, è cogliere un simile giorno"; "[...] E mettimi il calice in mano che il mondo è tutta una fiaba / E porgilo in fretta, poichè la vita passa a ogni istante".

E difficile per il lettore farsi un'idea di ciò che Khayyam è stato veramente: un godereccio o un mistico, un ateo oppure un filosofo. Certamente ha fatto scuola: dopo di lui molti poeti. rinnegando le leggi di Maometto. hanno cantato il piacere e l'amore. Anche oggi molti poeti musulmani condannano l'Islam "bacchettone", memori dell'antica condanna emessa dal Corano contro di loro: "Non vedi come errano per ogni valle e dicono cose che non fanno? I poeti sono menzogneri. Predicano bene e razzolano male. Traviano il prossimo".

Ornar Khayyam non merita certamente questo giudizio: la sua poesia, talvolta pessimista, talvolta ironica, impegnata nella ricerca della verità. è un inno al Vino e alla Vita. È forse il vino una metafora della vita?

Ogni attimo che passa veloce della tua vita
non lasciare che passi altro che in buona allegrezza
Sappi che il capitale vero del gran commercio del mondo
è la vita, la vita che passa come tu sai passarla.

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