Servizi
Contatti

Eventi


Fra i due libri che mi sono stati affidati (2003 e 2009) stupisce, in Annamaria Cielo, la progressione nel senso della sintesi, della concentrazione verbale.

Uno dei fili conduttori è la natura: natura intesa, leopardianamente, come cassa di risonanza lirica: partecipe e nello stesso tempo collettore dei sentimenti e delle intuizioni della poetessa, delle grandi domande di significato. La natura come tramite fra le persone, come luogo di un incontro. Già nel primo libro questo sguardo è delineato con precisione (vedi pag. 56, 52, 53 ad esempio).

pag. 56: Portava canto l’acqua al temporale. | Poi si fece tempesta | Grigio | bianco | il solco | gigante che spezzò | la semina di terra.

pag.52: Una luce sbagliata | cadeva sopra i fili | di rondini in partenza | Torce spente | su lamine di pattini | ostracci misteriosi. | Col mezzogiorno poi | il bianco rubò al vento | schegge d’aria assolata.

pag.53: Ho visto il sole scendere | aprire finestre sulle onde | sprigionare aria | che il tempo implorava. | Riaccendere di rosse particelle | la polvere sospesa alle tue ciglia.

Un altro filo conduttore è la presenza del fuoco eracliteo come principio di trasformazione, di persistenza nel cambiamento (vedi nel primo libro pag. 50, nel secondo pag. 47, secondo testo).

pag. 50 da L’istinto del fuoco: Come batte il pensiero | pietra batte. | Attizza come cenere, | poi è fuoco. | E soffia soffia. Riaccende scintille | e sfilate criniere di un sole rovente.

pag.47 secondo testo, da Amarsi è come ospitarsi: Avevo freddo: cominciai a scrivere | raccogliendo frammenti e legno | per il fuoco della vita. | Per raccontare il meglio: | la gioia dentro l’urlo e la pochezza.

Il fuoco come figura del tempo, che distrugge e consuma ma fa anche maturare le cose e non va quindi visto soltanto pessimisticamente, come il “tempus edax” oraziano (primo libro pag. 18, secondo pag. 47, primo testo). Del fuoco, del tempo, è peraltro alleato il divenire: è anche per noi alleato, non un nemico, perché, come dice chiaramente la poesia su Rodi, la saggezza consiste nel guardare oltre il tempo, nel sapersi in un presente più grande e più vero rispetto all’apparente erosione e corruzione della materia.

pag.18 da L’istinto del fuoco: In ogni divenire ormeggia spazio | che vive senza usura nell’inerzia | eppure ha scopo ed è memoria, | alleato del tempo. | Vi cresce dentro strano mutamento | come invecchiato sogno di letargo | che non annienta ma è spasimo | e induce al lume chiaro del prodigio.

pag. 47, da Amarsi è come ospitarsi: Sulla collina c’è una chiesa | minuta e bianca | tonda cupola celeste. | Lontano | il mare trasparente. | Per una porta in legno blu | poso gli occhi sulle icone.  | E tutto ciò che penso | è appartenere | a qualcosa di più grande, | senza notte né dolore.

In questo sguardo si gioca tutta la profonda spiritualità dell’autrice, che trova come maestri proprio il tempo e la natura stessi, visti con occhio squisitamente al di fuori da gabbie confessionali o religiose, sebbene s’intuisca una certa sensibilità orientata al misticismo panico, di tipo orientale. Uno sguardo che dal primo al secondo libro si condensa, come se il fuoco mobile e vibrante, istintivo - l’istinto del fuoco appunto - si facesse terra, secondo la famosa “via in giù” di Eraclito.

In Amarsi è come ospitarsi la propensione alla sintesi, che già abbiamo apprezzato in alcuni testi de “L’Istinto del fuoco”, genera componimenti ancor più simili a veri e propri “Haiku”. Certo non nella forma, che negli haiku è canonica e fissa, ma nella sintassi scabra, nel rispecchiamento diretto con la natura, nella tendenziale sparizione del soggetto umano che in essa si nasconde

Vedi pag. 31: Ci sono profumi di fiori | che tramontano con il sole | e tornano alla memoria | soffi d’una estate divina. Oppure vedi a pag. 46: Capita | come un fioraio | sulla porta. (Il piacere).

A pag. 54 si legge: Raggiungersi è sempre | trovare qualcosa che | hai dimenticato altrove | per mancanza di ubiquità. E a pag. 51: Un ricciolo di tempo: cristallo di riflessi | per altri dove, per altri quando. | Così ogni opposto mai coincide | per la diversa rifrazione della vita. (Rifrazioni).

Nei due ultimi testi, “Raggiungersi” e “Rifrazioni”, possiamo vedere esemplificata anche una propensione gnomica.

Anche la veste editoriale appare più sobria: sembra che ne “L’istinto del fuoco” ci sia un desiderio di dire oltre la poesia, con le illustrazioni e con i differenti colori delle due sezioni (la parte dedicata alla leonessa Elsa, Nata libera, è dipinta in rosso, a rappresentare la natura libera e selvaggia); in “Amarsi è come ospitarsi”, invece, tutto è affidato alla parola. Il primo è un libro performato, da danzare. Il secondo è un libro da leggere e da meditare.

Volendo trovare dei maestri per questa poetessa, oltre a Leopardi già citato (ma con una serenità di fondo che a Leopardi manca totalmente), penserei ad una Antonia Pozzi per la sua immersione quasi panica nella natura; ma anche ad un Saba per l’attitudine riflessiva e la misura classica, spesso da sonetto; per la metrica, che pur non essendo mai rigida ruota attorno all’endecasillabo, come è stato scritto in prefazione. E al Pavese da cui viene tratta una citazione in quarta di copertina.

Allargando all’Europa, penserei forse ad un René Char per la capacità di fondere pensiero e poesia e per l’impegno civile che, anche quando non è espresso, è sottinteso nella forte importanza data alla relazione con l’altro e al dialogo. Anche per la propensione all’aforisma, come si nota da certe chiuse gnomiche.

Ma la misura intrinseca di questi versi, anche quando sforano il frammento e si dilungano in una più diffusa meditazione, fa pensare a una frequentazione piuttosto intensa con i classici, da Saffo ad Orazio.

C’è poi il bilinguismo, che va certamente oltre un fattore puramente dotto e culturale. C’è da credere che scrivere in due lingue sia un modo per scrivere più profondamente, per esplorare il significato in tutte le sue sfumature, perché la poesia, per questa autrice, è appunto dialogo e dialogare in due lingue diverse con la parola è quasi come farlo in stereofonia, con quella stessa attitudine aperta e intensa con la quale Annamaria Cielo affida la propria ispirazione alla natura e alla vita.

Milano, 15.05.2009

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza