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Progressio Humanitatis

—Traite, figli de puta !

Ne l’Anno del Signore 1382, lo magnificentissimo et munificissimo Francesco I de Carrara, tiranno de Padova, movette guerra agli alemanni, per la ragione che il Duca d’Austria s’era tratto fuori dalla lega contro Venezia, macchiandosi così de tradimento a li occhi suoi.

Post asperrime pugne et battaglie li Padovani, guidati da Simone Lupo capitano de ventura, misero campo at Mogliano e di lì investirono la civita de Treviso, con cinquemila lance, mille cinquecento fanti et innumerevoli balestrieri.

—Forza, scansafatighe, che se lo Lupo nos troba ancora qua ce corcia lo capo a tutti !

Lo Mastro Artigliere erat omo spagnolo de magna panza et terribile barba, cum grande passione per lo uso de la frusta. Esta frusta, appunto, faceva spesso schioccare su le schiene de li omini che trascinavano lo cannone su per il terrapieno.

— Io lo ammazzo, quel bastardo !

— Zitto, Joannes.

— Stanotte, ne la sua tenda, gli ficco una lama nella panza.

— Zitto, e spingi.

Il legno delle rote era umido et frìo, e lo cannone scivolava tre piedi indietro per ogni due che andavano avanti.

Li due soldati che avevano parlato se chiamavano Joannes e Grimiglio e, puranco essendo diversi, si erano ritrovati amici. Joannes proveniba da la landa de Aquileia, et semper aveva fatto il contadino. Erat biondo e grosso como un bue, e spingeva da solo la metà del cannone. Grimiglio era stato mastro falegname in quel di Ferrara, piccolo et magro como un topo de carestia.

– Se faticava meno su li campi –diceva Joannes.

— Li campi tui son bruciati, ricordi?

Parlò piano un altro soldato de Padova, anco lui vecio contadino.

—Guerra puttana – biascicò — te promiton ori et ricchezze, se principia con li squilli de tamburi et se finisce ne la solita merda.

— Anco tu te arrolasti per fame?

Con un ultimo sforzo e un altro paio de colpi de frusta de lo Mastro, ragiunsero finalmente lo sommo del terrapieno. Treviso assediata era là de fronte, avvolta in una nebbia grigia et pesante. A li occhi dei soldati, le mura di pietra parevano veppiù solide et quantomai menaciose. Un grupo de balestrieri padovani più sotto le mura tirava, senza troppa foga e con ancor meno successo, contro gli alemanni nascosti tra i merli.

Più lontano, verso la bassa, un gruppo de lanceri del Lupo manovrava in formazione, lentamente, como per esercitarse.

— E’ terra bona – diceva Grimiglio guardando la distesa di alberi e campi – pecato che li contadini son scapati per la guerra.

— Li avemo fati scapar noi, rubandogli le donne e gli armenti.

— Me dispiase per loro, ma la fame è fame, e la fame de amor è anco peggio.

Joannes in vece miraba a fronte bassa lo attrezzo che, a prezzo de tanta fatica, avevan traito sin là.

— Che te guardi, cojòn – li disse el Mastro – più tosto vai a prender le botti e le casse da sotto.

Al Mastro, por qualche ragione ignota, Joannes stabat punto antipatico.

— Que es esto ? –chiese Joannes, più per gagnar tempo e resparmiar fatiga che per vera curiosità.

Nunquam habebat visto una simile attrezzo. Le due rote sorreggevano un tronco de bronzo, massiccio e pesante, grosso como un albero et con un buco en fronte. Lo dietro del tronco era decorato de spigoli strani, con una bocca de drago rivolta all’insù.

— Da quanto tempo eres soldato?

— Siamo entrati, io e il mio amico Grimiglio, ne la compagnia da duo mesi neanco.

—Solo ? Tu no eres soldato de ventura, ma mucho ignorante contadino. Esta, cojon, es una bombarda. Es un retrovato muy moderno y efficiente para matar la hiente.

— Esto ? Et como es possibile ? – Joannes non vedeva niuna punta o lama.

— Es muy complicato, no pote capir uno stupido.

Joannes se piantò li pugni nei fianchi e rimase davanti la bombarda.

— Non sono stupido, panzon, e non me movo se non capisco.

El Mastro sospirò guatandolo. Joannes habebat un corpetto de cuoio sporco et strappato, con la spada appesa de traverso alla centura. Erat grosso et menacioso, e con li lunghi capelli biondi che li cadevan davanti a li occhi sembrava un guerriero alemanno anch’esso.

— Va bene, cabron. Vedi esto buco de fronte la bombarda ? De aqui se inserta una pala de ferro. Pues, se avvicina un ferro incandescente al culo della bombarda, e la palla esce fori con magna forza y velocitad. Con esta bombarda, nos vamos a schiantar la porta delle mura !

Joannes alzò la testa all’indietro e se mise a ridere. La sua risa erat contagiosa, e anco gli altri soldati se unirono al coro.

— La porta del castello ? – disse Joannes ridendo – e come ce arriva la palla sin lì ? Avemo tirato esto affare su per lo terrapieno inutilmente.

Il Mastro allora se arrabbiò.

— Stupido cabron, es la polvere !

— Che polvere !

— La polvere nigra inserta ne la bombarda pria de la palla; el ferro encandescente incendia la polvere, che scopia como fiamma dell’inferno, crea gran vento e spinge la palla.

Joannes se tieneva la panza por el rider.

— Esto omo è pazzo ! disse rivolto agli altri.

— Adesso basta ! – fece il mastro armiere, e tirò fuori la frusta da la centura— al lavoro.

— Ah no, basta frustate !— dise Joannes, saltando addosso allo spagnuolo.

—Ribellione !— urlò quello, mentre i due rotolavano giù nel fango.

Gli altri soldati si misero subito a cerchio attorno ai due, urlando el nome de Joannes, che erat fortior et juvenior. Ma el mastro puro erat grosso et pesante et esperto, e se difendeva bene.

Joannes riescì a passargli alle spalle, e lo sollevò como fosse un capretto.

— Te mito a te ne la bombarda, che sei una palla anco ti ! – Urlo, per poi ficcare la testa dell’armiere nel buco del cannone. L’urlo dell’armiere arrivaba ovattato attraverso il metallo.

— Che es esto magno casino ? – tuonò una voce alle loro spalle.

Se girarono, e c’era il Lupo, capitano generale dell’esercito, circondato de li cavalieri suoi. Habebat una longa barba bianca, un cavallo nero da battaglia, et pareva multo crudele. La corazza lo ricopreva tutto, è solo la faccia era in vista.

— Ho fatto arrivare un mastro artigliere a caro prezzo da la Spagna, e me lo ficcate ne la bombarda ?

— E’ colpa sua ! – dice Joannes, che si vedeva messo male.

— Tradimento, generale ! – urlò l’armiere, che habebat tirato fora la testa dal cannone –esto cojon me voleva matar, e rovinar la bombarda !

— Corciategli la testa ! –disse allora il Lupo.

Duo brutti ceffi della guardia del Lupo spronarno i cavalli. Attorno a Joannes s’era fatto il vuoto.

— Perdonatelo eccellenza ! – dise Grimiglio, attaccandosi a un piede del Lupo.— est un ragazzo giovane et stupido, ma multo forte !

— Ammazzatelo !

— E’ l’unico che da solo pote mover la bombarda ! senza di lui, non saria stato possibile portarla sin quassù !

I cavalieri habebano sguainato le spade, tenendole alte su la testa. Joannes non sapeva che fare, non li venne neanche in mente di sgainar la spada. Quello che il venne naturale invece fu de tirar un pugno su lo muso del cavallo più vicino. El cavallo nitrì e se corcò, trascinandosi dietro tutto il cavaliere, con gran rumor di ferro.

— Perbacco – fé il Lupo— fermi tutti !

E tutti si fermarno.

— Un simile soldato non va sprecato.

Guardò li altri soldati, tam magri che navigavano nei vestiti per lo troppo poco mangiare. Il petto di Joannes, invece, erat ancora grosso e vigoroso dentro al giubbetto.

— Te perdono, ma che non si ripeta più codesto ammutinamento.

— Grazie capitano –rispose Joannes, che ancora non credeva alla sua fortuna.

— Necessiti però comunque una lezione – il Lupo fece un gesto al secondo cavaliere, che scatto in avanti per colpire Joannes in testa a tradimento, col piatto de la spada. Si sentì un gran cozzo, e Joannes cadde a terra svenuto.

— Bene – fece il Lupo – giustizia est fatta, e che faccia da esempio a tutti li altri ! Questo è un esercito, per Dio, e non tollero ammutinamenti, porca puttana. Debemos vincere questa guerra, e poi ce ne sarà per tutti. Fatemi sentire lo urlo de battaglia vostro!

I soldati non sapevano che urlare, e rimasero zitti. Ma i cavalieri fecero solo il verso di avanzare, e li soldati, con improvvisa ispirazione, cacciarono un urlo più de paura che altro.

— Bravi – fece il Lupo soddisfatto – e ora tornate al lavoro, che li alemanni non aspettano.

E se ne andò col suo codazzo di armati.

— Si sarà fatto male ? –chiese un soldato, guardando Joannes.

— No, tienes la testa dura.

Grimiglio, trascinò al riparo l’amico per lo pede.

Il Mastro ricominciò a urlare et agitare la frusta, ma ora tutti habeban imparato la lezione, e se muovevano velocemente. Portarono su un barile de polvere nigra, et una cassa pesantissima ubi erant duo palle de metallo.

L’artigliere fece inclinar la botte, tolse il tappo e riempì una mensura di polvere. A Grimiglio sembra polvere normale, solo più nera. Il mastro versò la polvere nel cannone, e la pressò sul fondo con uno straccio legato at una mazza. Poi fece sollevar la palla, e inserire anco quella nel cannone.

—Attenti che pote scoppiare – gritava, mentre facevan scivolare la palla. Quindi, con la polvere avanzata sul fondo della misura riempì un piccolo buco sul dietro del cannone.

— Ecco, è pronto ! – disse poi soddisfatto.

— E allora ?— chiese Grimiglio, che il mastro aveva mandato a prender un ferro fatto arroventar sul foco – è tutto qui ?

— Certo.

— Et quanta gente est capace de ammazzar codesta machina ?

— Dipende dal tipo e dalla distanzia. Si lo nemico è così stupido da star tutto ammassato, ne pote matar muchissimi.

— Più che i cavalieri con le lance lunghe e puntute ? Più che li balestrieri co li dardi che volano come uccelli ?

— Muchi de più. esto es el futuro de lo mestiere nostro. El novo che avanza. — lo Mastro artigliere parlava de esto cannone como si fosse figlio suo. – La bombarda es mejor por li assedi, ma hay diversi altri tipi de artilleria: mortai, cortaldi, passavolanti, basilischi, sagri, falconi e falconetti, colubrine e spingarde. Un colpo de artilleria bene assestato pote matar anco lo cavalier più corazzato.

— E come se fa per scatenare tutto codesto inferno ?

— Basta toccar col fero aroventato lo focone della bombarda. Esto buco qui, lo vedi ?

— Come –fece Grimiglio – così ?

— No cojon !— urlò l’Artigliere, ma Grimiglio aveva avicinato troppo il ferro alla bombarda.

Il pezzo saltò su le sue rote, como colpito da magno terremoto, e una gran nuvola de fumo e fiamme uscì dal fronte. Omnes li soldati fuerono mandati a gambe all’aria.

La bombarda recadde a terra de novo inanimata.

Grimiglio ficcò un dito nero nell’orecchio, che non gli funzionava più bene por lo gran botto.

— E la palla ? – chiese.

Un altro boato arrivò da lontano. Una nuvola de polvere apparve como per magia sul muro della città, e tanti mattoni schizzarono da tutte le parti. Dopo, un buco grosso quasi come un cavallo erat visibile sul muro forteficato.

Gli spalti de Treviso si animarono all’istante.

— Stupido ! –disse il Mastro –esta erat l’arma segreta del Lupo. Ora che li alemanni l'hanno scoperta, lo Lupo sì che ti farà corciar la cabeza !

Improvvisamente, principiarono a volar fuori dalle mura diverse pietre, tirate da qualche catapulta. Il terrapieno erat troppo distante por essere raggiunto, così li alemanni mirabano ai balestrieri che erano ancora sotto le mura. Questi, sorpresi anco loro della piega de li avvenimenti, cominciarono a scappare senza ritegno. Una scarica di pietre riuscì a colpirne uno, che venne preso alla schiena da un sasso grande como un otre e rimase inchiodato per terra, como un insetto spiaccicato.

Li soldati rimasero lì sul terrapieno a godersi lo spectaculo, quando improvisamente la porta de la città se aprì, cacciando fori un mucchio di omini neri con le armi scintillanti.

— Li cavalieri alemanni ! E’ una sortita ! –gridò il mastro artigliere. Poi rivolto a Grimiglio con il pugno alzato – Ce farai matar a todos, imbecille !

—Ma como hanno fatto a pararse sic celeriter ? — se chiese Grimiglio.

— Esti son alemanni, dormono e cagano co l'armatura indosso !

Visto che li nemici abebano i cavalli, non se ne parlava di scappare. Tutti li soldati comenciaron a correr de qua e de là raccattando spade e lance che avevan lasciato sparse in giro.

— Formate una linea ! Tutti in linea con le lance ! –Urlava qualcuno. Sul terrapieno erano circa trenta soldati, e ci volle un pò de tempo per allinearli tutti.

Mentre era in riga co li altri, la base de la lancia puntata a terra e la punta rivolta verso l’avanti, Grimiglio si girò a mirar il suo amico Joannes, che ancora dormiva.

— Habes sempre una scusa per non laborare – disse, guatandolo.

Abebat multa paura. Li alemanni se avecinavano a gran cariera. Ora si sentiva sempre più forte lo rombo dei cavalli, come tuono di tempesta. Li alemanni erano numerosi il doppio dei Padovani, e abebano i cavalli, e le corazze che li ricoprivano da capo a piedi.

Grimiglio se sentiva morir de paura. Pensò che erat meglio morire de fame da falegname, che morir d’acciaio da soldato. Quasi tutti se cagavano sotto da la paura, e l’aria era piena de odor de merda.

—State uniti ! – urlava il Mastro, che si era tenuto dietro – non fateli passare !

Li alemanni erano soldati esperti, mentre li fanti Padovani no. La pendenza del terrapieno rallentò troppo poco la carica. Un cavaliere rimase impalato su una lancia, ma altri tre riuscirono a passare e si cozzarono con i fanti, con grandi urla e rumore di metallo. La linea dei fanti si disfece in un baleno, e li alemanni dilagarono. Grimiglio buttò via la lancia e tirò fori la spada. Li alemanni si buttarono per prima cosa sul Mastro artigliere, perché era quello che dava li ordini e l'abeban preso per un capetano.

— Stoppen Sie, ich bin ein freund! Ich bin ein meister....— farfugliò quello, prima che tre lance lo impalassero contro la rota del cannone.

Lo scontro de formazioni se trasformò in una mischia desordinata in cui li cavalieri inseguivano i fanti provando a travolgerli coi cavalli corazzati. Erano in questo però grandemente impediti dalla conformazione del terrapieno.

Grimiglio era lì in piedi, con la spada in mano, sine saper cosa fare, quando un cavallo gli andò addossò, e lo sbattè per terra.

Se rialzò mezzo intontito, e vide che li alemanni stavano vincendo la battaglia. Diversi cavalieri erano scesi da cavallo per finire i feriti. Alcuni, con un martello, stavano ficcando un chiodo nel focone della bombarda, per metterla fori uso.

Un guanto artigliato lo prese per il collo e lo tirò su. Vide di fronte a se l'elmo di un alemanno, con una gran aquila su la testa. Provò a colpirlo con la spada, ma quello erat corazzato, e neanco se ne accorse. Alzò invece la sua di spada per colpir il Grimiglio sconfitto.

Ecco, pensò Grimiglio, dopo tante minacce, è lo nemico che mi corcia la testa, e almeno non li comandanti mei.

Ma quand'ecco a l'improviso un gran colpo arrivò sull'elmo dell'Alemanno, spaccò l'aquila in due e lo fece cadere a terra. Grimiglio vide Joannes apparirgli davanti, che si era risvegliato. Aveva in mano uno spadone a due mani caduto a qualche cavaliere, che per lui era maneggevole et leggiero como una spada normale. La alzò sobra la testa e si lanciò sui cavalieri appiedati. Ci piombò proprio nel mezzo, e cominciò a molinar la spada. I colpi suoi non riuscivano a romper le armature, ma buttavano a terra li alemanni e li tenevano lontani. Li nemici ancora a cavallo non potevan caricarlo, per paura di colpire anche i compagni.

Uno alemanno riuscì a passargli alle spalle, e si avvicinò con la spada in avanti.

— Attento !— gridò Grimiglio — Bada alla schiena !

Joannes, senza smetter di molinar l'arma, si girò, fece un passo avanti e colpì lo nemico di taglio. Lo prese proprio al collo, e fece volar via l'elmo con tutta la testa dentro.

— Stavolta corcio io ! — Urlò trionfante.

Improvvisamente, lo squadrone de cavalieri padovani che si staba esercitando arrivò sul terrapieno, prendendo li alemanni de sorpresa. Caricarono tutti uniti in un blocco compatto, e cominciarono a rigettar indietro li nemici dal terrapieno.

Li alemanni appiedati corsero ai cavalli lassando Joannes padrone del campo. Uno di loro, dopo esser montato sul cavallo, gritò qualcosa in Alemanno, e si girò. Prese da l'arcione un bastone dalla foggia strana, con una canna de metallo in cima, e lo puntò verso Joannes. Si sentì un altro botto, come quello della bombarda ma più piccolo, e poi li cavalieri nemici batterno in ritirata. Grimiglio si girò, e vide l'amico a terra.

Corse verso di lui, mentre di fianco lo passavano i padovani all'inseguimento.

Joannes erat a terra, col petto squarciato e rosso. Lo si poteva udir respirar da la ferita.

Grimiglio gli si inginocchiò davanti,senza saper che fare. Vedeva la luce andarsene dagli occhi dell'amico. Notò una piccola palla di ferro per terra, e la raccolse. Era la palla dell'alemanno che, dopo aver trapassato Joannes, erat rembalzata sul bronzo de la bombarda.

— Quel gran porco del Mastro artigliere tenìa ragione. Codesta est la guerra dei tempi novi— mormorò Joannes mentre la gola li gorgogliava per lo sangue — un pezzo di ferro così minuscolo che riesce a far così gran danno.

— Non parlare, non parlare — diceva Grimiglio, e piangeva.

— Parlerò, invece, per un altro pò. Da qui steso e morente, mi pare di poter meglio vedere le cose. Forse è l'ingresso de lo Paradiso ?

Da basso il terrapieno, lontano, Grimiglio vedeva la barba bianca di Simon Lupo, circondato dai sui, che si lanciava nella mischia per corciar teste con gran abilità. Tirò via con rabbia la palla che aveva in mano.

— Ma non sarìa più saggia cosa —disse Joannes — studiar progresso per far migliore la vita de li cristiani, invece che per ammazzarli meglio ?

Poi, più nulla.

— Forza, lavativi !

I due uomini erano sul fondo del canale, immersi nell'acqua sino ai piedi, e stavano spalando fango. Pioveva leggermente, era quasi già buio, e la luce dei lampioni arrivava a stento sul fondo dello scavo. Si sentiva passare ogni tanto, sopra di loro, un'automobile a livello della strada.

— Una di queste volte lo ammazzo — disse il primo operaio.

— Si, lo vorrei proprio vedere— rispose il secondo.

Un uomo coi baffi e un cappuccio arancione si affacciò da sopra l'asfalto.

—Allora? Abbiamo finito o no? Scansafatiche figli di puttana ! Non vi pago mica per lavorare alla moviola. Datevi una mossa o vi licenzio !

I due non risposero, ma continuarono a scavare, senza fermarsi, sotto la pioggia. Il capomastro rimase ancora un pò lì a guardarli, poi ritornò nella baracca del cantiere.

— Lo ammazzo, ti giuro che lo ammazzo — ripetè il primo operaio.

— Non serve a niente; se ne va uno, ne arriva un altro. Appena nati, abbiamo già padrone. E lavoriamo, in mezzo al fango, per quattro soldi.

Il primo operaio vide qualcosa luccicare nel fango, e la raccolse. Era una sfera di ferro, tutta arrugginita, appiattita da un lato come se avesse sbattuto contro qualcosa.

— Sembra antica, che dici ?— chiese all'altro.

— Sarà un cuscinetto a sfera perso da qualche trattore. Niente di che.

L'altro buttò la sfera fuori dal canale, e riprese a scavare.

— Ma ci rimango ancora per poco, qui a fare la fame. — disse dopo un po'.

— Perché ? Hai vinto alla lotteria ?

— No, mi hanno preso nell'esercito. Vado a fare il soldato.

— Bravo.

E continuarono a spalare, nella pioggia, sempre uguale.

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