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L'ultimo volume critico di Maria Grazia Lenisa, La ricerca imperfetta, indaga su «La scena del mondo» di Giorgio Bárberi Squarotti. Una indagine acuta, penetrante, illuminante e magistrale che sa scendere con amore e intelletto nelle fibre più intime della poesia e dell'anima dell'autore. Il molo del testo poetico di Bárberi Squarotti nasconde già in sè un richiamo scritturale. riecheggiando l'espressione dell'apostolo dotto e sapiente, poeta e filosofo: «Passa la scena di questo inondo».

Il titolo La ricerca imperfetta, poi, a che cosa allude se non alla ricerca della poesia e della vita, una ricerca imperfetta – pur se continua e progrediente – rispetto all'«ordine perfetto» della creazione che ci sta di fronte? Se Bárberi Squarotti e M.G. Lenisa presentano e seguono poetiche differenti, tuttavia molte affinità si-ritrovano nei due poeti: il superamento di ogni realismo. la ricchezza di inventiva e di immagini. il ricamo di metafore e di allusioni simboliche ecc. Lenisa, nella sua capacità di farsi interprete della poesia di Bárberi Squarotti, scopre tra l'altro la velata religiosità del nostro poeta, la quale diventa termine e meta del suo cammino e della sua ricerca umano/estetica: in ciò ella richiama in qualche modo l'impegno profuso da Divo Barsotti nel dimostrare l'intima Fede di Giacomo Leopardi, malgrado la comune affermazione di un Leopardi poggiato su concezioni decisamente materialistiche ed atee (fede razionalmente negata, ma accolta attraverso il proprio sentire e l'intensa creazione poetica).

M. G. Lenisa ci fa da guida nel labirinto ingannevole, che è nello stesso tempo somma serenità e quiete, de «La scena del mondo». E' una poesia che si fa ricchezza di immagini, di miti. di velami, di simboli. Consideriamo l'importante metafora dello «specchio». ll medesimo Apostolo già ricordato afferma: «Noi per ora vediamo come in uno specchio». Così il nostro critico/poeta, percependo la medesima intuizione. vede che tutta la realtà è soltanto riflesso, apparenza, dietro cui si nasconde la vera realtà delle cose, che noi non vediamo, essendoci aperto solo uno «spiraglio», che non ci lascia scoprire l'unicità e l'essenza di tutto ciò che esiste. E la metafora dello «specchio» va ancora oltre nella visione interiore dei due autori/poeti: al di là dell'Unico Grande Specchio, anche tutti noi possiamo farci specchio l'uno all'altro, perché si compia il cammino di perfezione cui ciascuno è chiamato.

Così M. G. Lenisa ci conduce nel Regno di una poesia che forse è impenetrabile alla durezza della ragione, ma si apre di fronte alla forza e alla semplicità dell'intuizione, e con le sue straordinarie qualità di percezione e di giudizio chiarisce a noi visioni, paesaggi, interpretazioni cui forse, da soli, non saremmo arrivati. Ella ha seguito man mano, nel tempo, tutte le tappe del percorso poetico di Bárberi Squarotti e ha visto come egli, da uno sguardo posato sulla concretezza delle cose. sia giunto ad una visione metafisica della realtà e ad un linguaggio poetico che ha finito col perdere eventuale pesantezza o asprezza per giungere ad una «artificiosa spontaneità» che travalica il concetto di concretezza (come dice Silvio Bellezza nell'introduzione).

M. G. Lenisa sottopone quasi ad una «radiografia» (S. Bellezza) tante delle liriche di Bárberi Squarotti. conseguendo risultati sorprendenti e dandoci interpretazioni rivelatrici e cariche di originalità. La sua fortissima personalità culturale/poetica penetra tra le pieghe più riposte dei vari poemi, così da consentirle valutazioni. tracce, disegni. scoperte che stupiscono.

Lei sa che la poesia è crescita, cammino umano/spirituale, costruzione invisibile che avviene in noi. Per cui, pur se il poeta Bárberi Squarotti vede l'impotenza e la nullità dell'arte, essa non è vana, poiché si inscrive come conquista e progresso dello spirito. L'ironia, che nasce da una visione dì superiore lontananza e distacco, da una maturità molto avanzata dello spirito, accompagna la visione delle cose e riveste la poesia de «La scena del mondo». Un'ironia superiore a quella ariostesca. perché non si ferma al limite di una maturazione semplicemente umana e artistica. ma sale molto più in alto. raggiungendo le regioni della Fede, in una creatività estremamente e sapientemente velata, in una poesia – «intesa come matrice di tutte le arti» – che appare come un «grande gioco ironico e sapienzialc». (Lenisa).

La poesia, afferma la nostra saggista. «più che spiegazioni chiede interpretazioni. che possono anche divergere dall'autore». Essa, secondo Bárberi Squarotti, è il regno non del reale ma dell'infinito possibile, nella visione di una inesauribile creatività. Perché tale è il mondo dell'essere: creatività. possibilità, invenzione, interpretazione senza fine, in una perenne novità di visione. di scoperta. di fantasia, di vita. Così il poeta non può fermarsi nei limiti del reale, ma deve innalzarsi alle vette del sogno e del mito, che superano l'angustia di una materialità non fatta per il poeta e per l'uomo.

Nei testi del nostro poeta l'artificio – dice M.G. Lenisa – è divenuto naturalezza e la loro trasparenza è solo apparente, perché essi nascondono tutta una trama e un tessuto di meditazioni e di metafore. Entrambe le opere dei nostri due autori rivelano complessità ed estremo impegno, perché camminano su arditi e intensi percorsi di approfondimento, di contemplazione, di indagine. E i lavori. poetici o critici, di entrambi contengono sempre perle di eccezionale valore e bellezza. che sostengono e illuminano la vita dell'uomo e il sogno del poeta.

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