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Walden ovvero Vita nei boschi

Nel contesto letterario americano del diciannovesimo secolo, l’approccio alla lettura di Walden o Vita nei boschi, di H.D. Thoreau, uno degli esponenti più influenti della corrente del trascendentalismo, viene adeguatamente spiegato nella prefazione a cura di Paolo Cognetti: siamo nella cittadina di Concord (New England, Stati Uniti d’America) presso il lago Walden, dove viene ambientata la breve esperienza di ricercata solitudine nei boschi di Henry. Il lettore viene avvertito di non fraintendere il messaggio del racconto.

L’esperienza di crescita personale di Henry segue il ritmo delle stagioni, dall’estate del 1845 all’inverno 1847, e con essa è trasmesso anche il tema della wilderness. Sebbene sia facile cadere in errore interpretativo di queste pagine, come il linguaggio segue il fluire dell’acqua anche il mistero della profondità del lago Walden aveva destato la curiosità dei molti viandanti.

Una caratteristica altrettanto affascinante nel romanzo è l’interazione tra le espressioni proverbiali tipiche del New England (che potrebbero risultare fuori luogo o incomprensibili nel contesto attuale) e massime filosofiche che attraversano secoli e luoghi geografici: da Epicuro a Confucio, spesso intercalati da liriche dei poeti americani come William E. Channing e William Gilpin, passando per i Grandi autori inglesi (John Milton e Geoffrey Chaucer).

Il concetto del “lathe bios, vivi appartato. Non in un luogo remoto, ma piuttosto in un luogo protetto; non fuori dal mondo ma abbastanza lontano dal mondo da non sentirne più il rumore”, risale ad ancora prima del filosofo Emerson. L’eco naturale di ogni abitante del bosco, sia esso animale o vegetale, è accolto dall’animo umile dell’osservatore umano. Come il lago diventa fulcro di vita, rigenerandosi durante l’inverno, così Henry riflette sulle abitudini dei suoi concittadini: “è straordinario che gli uomini credano alla mancanza di fondo d’un lago senza darsi il disturbo di scandagliarlo. […] Molti hanno ritenuto che Walden arrivasse proprio fino all’altra parte del globo”.

Nella Conclusione, il protagonista, citando William Habington “Dirigi in te il tuo sguardo e troverai // Mille e più regioni nella tua mente // Ancora inesplorate. Viaggia attraverso ciascuna e diventa // Esperto di una cosmografia interiore” afferma di avere lasciato “i boschi per una ragione giusta” come quella che lo aveva indotto a stabilircisi. Infine, l’autore scrive nelle ultime righe “Io non dico che John o Jonathan capiranno tutto questo”, poiché ogni nuovo mattino il sole continuerà a sorgere.

Recensione
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