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Cronache di Letteratura inglese - Dall’angelo ribelle a Frankenstein

Daniela Quieti, scrittrice di successo, versatile e proteiforme che non ha escluso dal suo curriculum nessun tentativo scritturale, toccando con la sua sagacità ogni tematica dello scibile, con questo testo affronta un vastissimo contenuto letterario che da John Milton si estende fino a Walter Pater, L’arte per l’arte. La scrittrice, sulla cui sagacia narrativo-filosofica ho avuto occasione di scrivere più volte, è dotata di una forza linguistica unica e personale che sa spicciolare gli argomenti più complessi in schizzi interdisciplinari, fluidi, organici e compatti.

Sta qui la sua versatilità, nell’affrontare con piglio sicuro, qualsiasi argomento; sviscerare ogni angolo della sua passione in vaste monografie che potrebbero, senza dubbio, essere inserite in corsi di studio universitari e per forma e soprattutto per novità epistemologica. Quale è il genere che non ha intrapreso Daniela con le sue plurime ricerche? Poesia, narrativa, saggistica, letteratura, filosofia, storia… Ed ogni suo testo non si limita a trattare il percorso indicato da un titolo, ma si amplia, connette, va oltre, fino alle radici, fino alle motivazioni laterali e collaterali,dacché la sua cultura è tanto vasta che nessun titolo può frenare la sua abundantia cordis, il suo acervus sapientiae.

In questo caso la scrittrice percorre una strada familiare: quella della letteratura inglese che per anni ha insegnato in ogni ordine di scuola. Ma credo che sia determinante ricorrere a ciò che il risvolto di quarta riporta sulla sua prestigiosa attività scientifica: “docente di lingua e letteratura inglese, giornalista pubblicista, è presidente dell’associazione Logos Cultura e direttore responsabile dell’omonimo periodico. Cura rubriche culturali per alcune testate e una emittente radiofonica… Ha pubblicato i libri di poesia I colori del parco, Cerco un pensiero, Uno squarcio di sogno, L’ultima fuga, Il reale e l’immaginario; di narrativa Altri tempi, Echi di riti e miti, Quel che resta del tempo, Atmosfere - Dal mito alla storia, Cupido nella rete; di saggistica Francis Bacon La visione del futuro, La travolgente domanda - Cent’anni di Prufrock, Grendel e il Poeta - Da Beowulf a Shakespeare, oltre a volumi collettanei…”.

Mi piace riportare un lacerto di un mio scritto sulla sillogeIl reale e l’immaginario, Pegasus, 2018,inserito in Lettura di testi di autori contemporanei, vol. V, di prossima pubblicazione, per i tipi di The Writer Edizioni, per rimarcare la profondità dei suoi patemi esistenziali e la complessità vicissitudinale del suo animo: “…Sta lì l’inquietudine del vivere, il malum vitae,quello stato di perenne insoddisfazione che è l’alimento primo della poesia. D’altronde la vita è fatta di melanconici richiami, di mancata quietezza per volere del destino. E quello che noi percepiamo è il dolore di un’assenza, la fuga di un attimo nel resoconto dell’insieme. E ciò che al momento ci appariva eterno per la sua forza erotico-passionale, per la sua bellezza contemplativa, alla fine ci risulta gracile e momentaneo, dacché tutto scorre con tale velocità da non poter guardare mai in faccia il presente.

Ma il fatto sta che la poetessa naviga, risoluta, fra mareggiate e trabucchi, fra onde perigliose, con una barca carica di fonemi e stilemi pronti a soddisfare le richieste del canto. Ella conosce la fragilità del tempo e della vita; conosce la precarietà di quella imbarcazione ed è per questo che si attrezza per ogni evenienza; remi robusti e bussola in mano che simboleggiano i ritmi e la padronanza della narrazione poematica: le immagini si fanno sempre più ricche e abbondanti, plurali e polivalenti; tornano a vivere con audacia e forza emotiva, sembra dicano: “siamo qui, in te, come mai, figlie di una realtà vissuta insieme. Tocca a te darci freschezza e rinnovata energia”. È così che nasce la poesia, da quel bagaglio di visioni cui attingere per rinascere.

Il reale è sempre qualcosa che in poesia attende il riposo dovuto, per tradursi in simboli che richiamano tempi e luoghi del nostro esistere. E qui tutto è sincronico, tutto scorre sotto i nostri occhi con dovizia di figure; di certo non è una poesia vicina alle sperimentazioni di positura prosastica questa di Daniela. Al contrario una versificazione che tiene di conto delle misure, delle euritmie, dei sinestetici allunghi per andare oltre la sintassi canonica, visto che la poesia pretende sempre qualcosa di più; quel qualcosa che ti rende unico negli assalti all’inverosimile…”, dacché scoprire l’intelaiatura degli slanci poetici significa entrare nelle corde più vere di uno scrittore.

Quindi dedichiamoci ora alla lettura di tanto sapere:“Cronache di Letteratura inglese - Dall’angelo ribelle a Frankenstein”. E ci imbattiamo subito in l’Angelo ribelle di Milton, in“La fine del Rinascimento e l’Età Puritana in Inghilterra,” per giungere, attraverso il Romanticismo, al’arte per l’arte in Walter Paterin cui si codifica una affermazione inconfutabile “In Pater, il rifiuto dell’utilitarismo materialistico fine a se stesso coesiste insieme alla presenza di un esasperato aspetto emozionale della percezione romantica dei sentimenti, per cui l’arte è tanto più vera quanto più riesce a originare intensità emotiva…”.

D’altronde cosa è mai l’arte, quella di Picasso, di Puccini, di Pascoli… se non che un travaso di emozioni in una forma che lo contenga, e che susciti altrettante vere emozioni.

Recensione
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