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Cara amica,
ho letto il tuo ultimo libro (Quella luce che tocca il mondo), del cui grande senso la tua abituale generosità mi ha arricchito, con intensità d’animo e bramosia dell’oltre. Ti ho trovata solita per ricchezza verbale e invenzioni emotive, ma sempre nuova per lampi poetici, accostamenti stilistici, e variazioni metriche. D’altronde che cosa è la poesia se non che la grande spontanea e maliziosa virtù di frantumare l’anima nell’infinito finito delle cose umane, per riconquistarla come riflesso e terriccio indispensabile per l’unicità del dire poetico. Ed è proprio questa complicità fra la luminosità del sentire, e il supporto tecnico a fare della tua poesia un canto totalizzante d’amore sacro e profano. E’ lì il nocciolo della tua poetica: l’amore per la parola, quel verbo che come un mistero mai appagato compie sublimi furti al creato, per rendere visivo quel pensiero parlante inesauribile e forse esageratamente sproporzionato per la parola umana.

Ti ringrazio, e ricevi queste poche considerazioni, che seguono, come un modesto apporto al tuo già tanto celebrato canto.

Per Ninnj Di Stefano Busà:

Senza fretta, ci dormono accanto | le meraviglie del giorno.

La luce che tocca il mondo è forse la tua luce, quella che esplode dentro, e dal dentro si irradia nelle cose, offerenti, poi, riflessi intrisi di sapore erbale, di forza terragna, di arroganza di cielo, di prepotenza di mare; riflessi che proprio al ritorno e proprio ora, hic et nunc, si fanno poesia.

Mi porgevi i tuoi chicchi radiosi
come oro tra i vitigni.
Al sole che esondava dal tuo cielo
volgeva l’autunno dei clangori,
ai pampini maturi, al miele
gemmante dalle acacie.

Mi porgevi i tuoi chicchi radiosi | come oro tra i vitigni ….
… volgeva l’autunno dei clangori | ai pampini maturi, al miele | gemmante delle
acacie …
L’erba è un’aspra erba amara, …
… i pettirossi | (che) provano ad impazzire …
… mentre le ortiche insanguinano | i papaveri …
Lascio una terra di mare e di lava, | di spicchi di porpora e di vento; …

Non siamo solo di fronte a configurazioni naturali, o a semplici rappresentazioni elegiaco – idilliache; ma di fronte a oggettivazioni di segmenti d’animo disposte e disponibili a restituire, come valore aggiunto, violenze luminose, arricchitesi dei travagli, delle esuberanze, delle meravigliose meraviglie di quella luce che tocca il mondo. Il mio amore per questi canti tocca l’impossibile, quando versi ora più ampi, ora più brevi s’immolano alla musicalità di un endecasillabo che si fa vera cascata di luce.

Tutto par nato da quell’attimo | mutevole e giocoso, quasi amore.
… o il pudore empatico a scolpire
| i suoi silenzi gravidi di spighe.
Ad ogni passo la corrente | trascina i gigli d’anima, li affonda.

Ed anche nella memoria dell’anima resteranno, per la poetessa, mare, lava, spicchi di porpora e di vento, eco di stelle, follia di tramonto, dune sabbiose tra case bianche e libeccio. Un morboso attaccamento alla sua terra, alle sue più esagerate esplosioni, dipinte con altrettante iperboli verbali: spicchi di porpora, eco di stelle, sbiancare l’anima, follia di tramonto.

Per Ninnj Di Stefano Busà la vita è luce, luminosità; e viverla significa godere di questa luminosità che esplode ed implode dalle cose e nelle cose. E crede e spera che questa luce sia la scala possibile per unirci all’inarrivabile. Ma l’anima sarà pura, sbiancata? O l’anima avrà consistenza, avrà un volume, un contenitore di bellezze terrene a cui l’autrice difficilmente rinuncerebbe.

La poetessa è tutta qui, non solo in questa opera, ma in tutto il suo percorso poetico. L’inquietudine umana, la coscienza della nostra fragilità, il quesito del destino del nostro pensiero e delle nostre memorie è ciò che rende estremamente universale e umanamente fruibile il verso di questa poetessa che ha prodotto e continua a produrre opere fra le più belle e più conosciute nel panorama letterario attuale.

Il poeta è un uomo vivente in tutto il corso del tempo (passato, presente e futuro) e la poesia è vita, con cui è inscindibilmente congiunta. Ma la vita è anche sogno, immaginazione, aspettativa, aspirazione a fughe liberatrici, verso isole contornate di venti leggeri e fragranti, saporosi di salmastrose visioni dovute e che la vita spesso non offre. Trovare il senso di queste fughe e rafforzarlo con la vitalità del verbo della Busà, significa elevarci al di sopra del contingente ed offrire ai giusti palati il beneficio ed il piacere di una magistrale creazione poetica.

Se Hönderlin nella lirica Iperione chiede al canto che sia per lui: “rifugio amichevole”, affinché la sua “anima raminga e senza radici | non smanii di oltrepassare la vita” e divenga “luogo di felicità …| ove io abbia dimora, | mentre di fuori con tutto il suo ondeggiare | il tempo possente … rumoreggia lontano”, Ninnj Di Stefano Busà chiede al suo canto che si faccia lucente di terra e di Cielo e che sublimi, foscolianamente eccelso, per prolungarsi oltre la vita.

Arena Metato, 2 novembre 2010

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