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Canti d'amore (1963-1995)

L’amore è la fonte ispiratrice per gran copia di poesie e canzoni. Non a caso è l’esperienza fisica che più riecheggia di metafisico, non un semplice sentimento, ma una proiezione verso l’infinito. Pietro Nigro, raccogliendo suoi “canti d’amore” composti tra il 1963 e il 1995, lo sa bene e lo conferma con la sua vasta produzione letteraria poetica ben nota agli addetti ai lavori.

Il volume, con prefazione di Enza Conti, esplora l’intimo del poeta, facendo emergere diverse sorprese. La silloge poetica, dedicata alla moglie Giovanna, affronta infatti il tema con una spiccata originalità. Il dipinto di Giorgio De Chirico che arreda la copertina avvisa che tra le pagine non si leggeranno versi prevedibili o sdolcinati, ma un’interessante mediazione esperienziale dell’autore. Pietro Nigro, siracusano di Noto, riflette il carattere di quella Sicilia e ripete i modi dei lirici greci, come rinnovando una medesima lingua culturale: “Il nostro amore è come la conchiglia / che racchiude le perle della felicità”, scrive Nigro. Un salto nel tempo e Alceo scriveva: “Della pietra e del mare biancheggiante figlia, / dei ragazzi tu incanti i cuori, marina conchiglia”. C’è tanta Parigi tra questi versi, ricordi di romanticismo vissuto, e tanti sforzi di paragonare l’amore con immagini naturali.: “A te io debbo la mia pace, / in te soltanto ritroverò la vita / come colomba sfuggita all’uragano”: Finché emerge il massimo dei confronti: “Immortale è il nostro amore; / il nostro amore è eterno / come eterno l’amore di Dio / per le sue creature”. Così due persone diventano veramente una sola carne, e i canti di Pietro Nigro, su questa linea, ripercorrono i ricordi non come passato fine a se stesso, ma come segni indispensabili di una conferma dell’amore nel tempo.

Recensione
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