Servizi
Contatti

Eventi


Il reale e l’immaginario

La ridefinizione del finito e dell’infinito

Tra l’idea e la realtà… cade l’ombra.” Con questo pensiero di Thomas Stearns Eliot si apre la nuova raccolta poetica di Daniela Quieti, “Il reale e l’immaginario”, da poco pubblicata grazie a Pegasus Edition e al valente Roberto Sarra. La stella polare di questa silloge sembra rappresentata proprio dal pensiero del premio Nobel americano intenzionato, forse, a stigmatizzare l’ombra della mediocrità quotidiana nel continuum spazio – temporale in cui l’idea e la realtà sono mescolate e quasi confuse. Può Daniela Quieti, con cristiano pragmatismo ed alchemica precisione, ottenere un prodotto poetico destinato non solo a ridefinire categorie filosoficamente interessanti, ma anche a sfidare, con originalità, il tempo umanamente inteso come sabbia che scorre nella clessidra dell’infinito? La risposta, a ragion veduta, non può che essere affermativa.

Con una meticolosità che sembra, apparentemente, sconfinare nel campo della saggistica, l’autrice esplora le zone d’ombra personali e comunitarie, simbolicamente racchiuse nel titolo della lirica d’apertura della silloge: “Il lato oscuro della storia”. Da cosa è costituito tale “lato oscuro”? Molto probabilmente da parole – chiave, intensamente rivissute e interiorizzate, che affollano le liriche, quali, ad esempio, “antro”, “abisso”, “bugie”, “grido”, “battaglia”, “sortilegio”, “catene”, “burrasca”, “veleno”, “incubi”, “saccheggio”, “ingiuria”, “frode”. Tutta questa negatività pare destabilizzare le certezze che l’autrice, come donna, docente e letterata, ha costruito durante l’arco di una vita. In fin dei conti, alcuni poeti presumono di sapere che la realtà è l’unico termine di paragone con l’io, l’unica pietra su cui costruire la propria visione del mondo.

Daniela Quieti, però, si spinge oltre. Con una tensione metafisica che “tramuta croci in rose schiuse”, l’autrice oppone, al male, la meditata, consapevole, alchemica e cattolica speranza di una rigenerazione personale e collettiva, resa possibile da quella preghiera laica che è, a volte, la poesia. Tutto ciò è presente in alcuni termini quali, ad esempio, “pace”, “pietas”, “amore”, “misericordia”, “carità”, “bagliore”, “profumo”, “luce”, “grazia”, “chiarore”, “sorriso”, “bellezza”. Tale rigenerazione passa attraverso una tenace e paziente sopportazione della perdita delle persone care e di oggetti teneramente e nostalgicamente presenti nelle liriche, quali, ad esempio, “ciabatte / e gambaletti”.

Quasi fosse la radice di un albero che si ornerà di nuove foglie d’amore e bellezza, Daniela Quieti porge al lettore una silloge dove l’ombra e la luce si fondono “nella trama liberata nel futuro // di mondi coraggiosi che s’incrociano”. Grazie a questi elementi, si determina un prodotto letterario caratterizzato da una caratura filosofica che “il luminoso cristallo” animato da “divine geometrie” rende artisticamente valido e risplendente nei mondi della vera Poesia.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza