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Nostro male quotidiano

La vita è una vertigine sul nulla

Luca Canali non ha potuto sfogliare le pagine del suo ultimo romanzo (Nostro male quotidiano) pubblicato dopo la sua morte. Sicuramente avrebbe apprezzato l’immagine di copertina, un particolare dell’affresco di Masaccio, la Cacciata dall'Eden. Adamo ed Eva sono ritratti in una realistica rappresentazione della condizione umana su questa terra, ma nella copertina del libro è visibile solo il volto disperato e sofferente di Eva. Questa immagine di dolore bene rappresenta il sottofondo di tutti i romanzi e le poesie di Canali, riflesso della sua amara e disperata concezione della vita degli uomini, così fragili e vulnerabili in una realtà copiosa di tanti mali, a ognuno il suo, quotidianamente. Anche i personaggi di questo breve romanzo vivono vite ombrose, travagliate da pulsioni angosciose e da un’intollerabile solitudine interiore.

La storia ha inizio in un paesino arrampicato sull’erta di un monte, all’epoca del fascismo. Egidio partigiano e padre della sedicenne Ida, attraverso compromessi cerca di convivere con i fascisti per evitare le loro rappresaglie. Silvio, invece, giovane idealista innamorato di Ida, sempre impegnato in conflitti a fuoco con fascisti e nazisti che presidiano il paese, è catturato dai tedeschi, ma Ida si concede alle voglie di un sergente tedesco ottenendo che il prigioniero possa fuggire, e quando incontrerà Silvio in una cascina consuma un atto d’amore appassionato, ma violento e rabbioso da parte del giovane che non sopporta il prezzo da lei pagato per ottenere la sua salvezza. Frutto di quel fugace amplesso sarà una bambina, Cloe, nata mentre il padre è fuggito al nord a combattere contro i fascisti della Repubblica Sociale Italiana. La guerra finisce e la vita continua con l’apparire di nuovi personaggi e un susseguirsi di fatti e intrecci che coprono un arco di mezzo secolo percorso dall’Autore a passi veloci come se si affrettasse alla ricerca di equilibrio e pace, non sopportando il peso di tante vite disperate: Silvio è tornato in paese dopo anni di carcere, Egidio vive solo e quasi sempre ubriaco, colpito da scandali per irregolarità in una gara d’appalti nel Comune, Ida è convolata a nozze con Oscar, antico braccio destro di Silvio e ora benestante uomo d’affari. Cloe, divenuta adulta e poi giovanissima sposa di un giovane romano, cercherà l’aiuto della madre che si trasferirà in città per aiutare la figlia in attesa di una bambina, abbandonando il marito mai amato. Dopo il difficile periodo del dopoguerra ovunque si avverte una certa ripresa economica e benessere, ma appaiono le inevitabili crepe in quell’apparente serenità: ambizioni, intrallazzi politici, compromessi, amori delusi. Le storie dei molti personaggi, diversi tra loro ma tutti uniti da vincoli familiari o amicizia, sono ambientate nel circoscritto e asfittico paese dove si alimentano vecchi rancori mai sopiti e nei quartieri borghesi di Roma dove presto si delineano i mali della società dei consumi, il diffondersi della droga, e un’insoddisfazione giovanile che sfocerà nella rivolta del’68 e poi in un ritorno al grigia quotidianità senza ideali. L’amore è presente ma è sempre malato, viziato da frustrazione, impotenza, o desiderio predatorio di un corpo femminile.

L’Autore, nei suoi romanzi si espone, si denuda e c’è sempre qualcosa di sé nella rappresentazione di uomini e donne che compongono il fitto mosaico del romanzo, ritratti con umana pietà e accumunati, pur nelle loro diverse epifanie quotidiane, dal fallimento di ogni speranza di riscatto e attraversati da sentimenti di ripulsa o di inquietudine per quanto accade intorno a loro. La scrittura di Canali è limpida pur tratteggiando storie che sorgono dal buio e dal male di vivere, somma di mistificazioni, di insensatezze e vertigini sul nulla, che tuttavia hanno un limite invalicabile nella morte.

Recensione
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