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Un dato importante di questo libro di Carmelo Ciccia, è di avere considerato la poesia uno dei fattori fondamentali che hanno contribuito alla formazione dell’unità nazionale italiana. Infatti, se, da un lato, l’amor di patria, espresso dai liberali e risorgimentali italiani, ridisegnò con le guerre e le rivoluzioni i confini dei vari Stati, divisi e governati, la maggior parte di essi, da re e principi stranieri, dall’altro lato, la poesia sostenne e alimentò quel sentimento patriottico permeandolo dei propri valori spirituali ed estetici, in aggiunta agli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità, già espressi dagli illuministi francesi e condivisi in pieno Romanticismo risorgimentale, in un periodo storico, cioè, che – come sottolinea l’Autore – “ebbe una connotazione particolare: quella del patriottismo in funzione dell’indipendenza e unità dell’Italia”.

Il Risorgimento, allora, può essere considerato una grande epopea della coscienza, un “poema“ unitario, in cui le voci di tanti poeti e scrittori, appartenenti a epoche e luoghi diversi, finiscono per legarsi, in corale afflato, al sentimento dei patrioti che aspirano a realizzare il grande ideale della Nazione italiana; di vivere, di appartenere, finalmente, a un unico e libero Stato. Questo felice connubio tra ideale politico e apostolato poetico, dunque, unisce le coscienze, i singoli individui, le personalità più disparate, consentendo loro di ritrovare la comune radice dell’affinità: una “categoria”, che troverà la sua espressione più vera e più potente nell’uso di quella lingua unitaria – nominata, per la prima volta nel XVI sec., lingua “italiana” da Alessandro Citolini – della quale fu promotore Dante Alighieri, ispirato dalla scuola poetica siciliana, e che fu caldeggiata da tanti altri poeti e scrittori italiani che “nell’arco di quasi un millennio hanno prefigurato, propiziato (…) e sostenuto l’unità d’Italia”.

Se è nella lingua della Nazione che un popolo si riconosce e trova la propria identità, è, soprattutto, attraverso la poesia e il suo linguaggio, è attraverso la cultura delle lettere e delle arti, che ispirano alti sentimenti, che un popolo può esprimere i valori unitari dello spirito, sentirsi effettivamente coeso e protendere verso il più grande ideale di una coscienza cosmopolita e universale. Se la poesia ha già fatto scuola, la “scuola di una volta” – come ci ricorda Carmelo Ciccia, in questo “viaggio a ritroso” nel cuore pulsante delle “opere letterarie insegnate e studiate in Italia” – è da auspicare fortemente che spiri, presso tutti i popoli, presso tutte le nazioni, il vento “rivoluzionario” della poesia e che si avveri, a livello mondiale, la “Poetica dell’unità”, teorizzata da Giuseppe Antonio Borgese.
Recensione
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