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Albicocche per i miei ospiti, è l'ultima raccolta poetica della padovana d'origine modenese Manuela Bellodi, alla sua terza pubblicazione dopo Distacchi (Rebellato, 1980) e Per una manciata d'amore (Libroitaliano, 2002).

Nelle vesti di un giardiniere garbato e ospitale (il titolo, ci dice la poetessa, trae origine da un racconto afgano sullo spinto d'ospitalità), I autrice presenta il suo multicolore verziere per allietare ospiti e amici (nel nostro caso il lettore) come luogo ideale d'intrattenimento, anche attraverso flashback felici e meno felici di vita vissuta con le sue piante e fiori: di più, come mezzo per dar sfogo a una fervida fantasia con la complicità degli stessi. Non a caso agli inizi cita Antonio Machaco: «Giardiniere è il poeta. | Fine brezza scorre nei suoi giardini...».

Novella Matelda dantesca (la raccolta è stata stampata nel giorno di s. Matilde!) la Bellodi tende a raffigurare una specie di paradiso terrestre, nel quale lei è signora e può accompagnare l'ospite in un mondo d'incanto in cui dominano leggerezza, freschezza, Immagini icastiche e ardite. Invito a fuggire dal triste quotidiano? Probabilmente sì, dato che anche la "poesia inedita a mo' d'augurio di Silvio Ramat sembrerebbe disilludere sulle promesse della vita quando si chiede: «E' sparita per sempre l'età cruda | del sangue sulle nocche e dei geloni?» Evidentemente no, meglio cercare un rifugio, un luogo tutto tuo, un "castello interiore" contro le nefandezze della vita, del tempo e degli uomini. E infatti, prosegue: «Si respira il dolore qui in città | eppure anche il giardino più modesto | sarà un parco: non perderlo di vista | giorno per giorno, finché non vi nasca! ((sotto Pasqua?) un arco di trionfo.»

Via dunque il disarmante pessimismo leopardiano, ed ecco uno sprone "a egregie cose" (con un ricordo forse inconsapevole del fiorentino giovane Papini). Lo spirito dei versi della poetessa va comunque oltre l'input... afghano: ogni fiore, ogni pianta, ogni frutto sembra rappresentare momenti e occasioni importanti della vita, e la novella Matelda appare come essere cangiante in perenne simbiosi con il suo universo bucolico. Manca certo un D'Annunzio fisico, ma tra sensazioni, ricordi, emozioni e metafore l'immaginifico e il sensuale sono tutt'altro che assenti.

Manuela Bellodi per questa raccolta poetica ha ricevuto in luglio una "menzione speciale" alta XV edizione del Premio Grinzane Giardini Botanici Hanbury a La Mortola (Ventimiglia): "Una raccolta di poesie dedicata a fiori, frutti, piante e giardini, dove l'incanto delle forme, dei colori e dei profumi diventa paesaggio dell'anima". Copertina e illustrazioni sono del pittore Gioacchino Bragato.

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