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“Vivere a Firenze è una fortuna” – ammette e confessa Mosi, che vi è nato nel ’42, avendo il pregio d’essere fra i redattori dell’importante rivista “Testimonianze”, fondata da padre Ernesto Balducci – “E’ immediato il dialogo con la bellezza.” Ma il pregio del suo puntuale, affettuoso descrivercela ora in versi, ed operarvi in seno a nobili progetti di volontariato e recuperi educativi, è sia ben chiaro, l’idea e l’interesse a incontrarla “come persone viva, in carne ed ossa, nella sua interezza. Di questo incontro fanno parte pagine di storia recente, di solito trascurate, come la memoria del lavoro, della vita quotidiana nel centro urbano e nelle periferie: credo che la voce della poesia possa portare un contributo perché non si disperdano i ricordi, i segni della nostra vita recente rappresentati da fabbriche storiche come la Manifattura Tabacchi o la Galileo, teatri di lotte per l’emancipazione sociale e civile.”

Pieno elogio, allora, a questo permanente, ispirato e inesauribile laboratorio etico, civico memoriale, dell’ars poetica, che in queste pagine trova del resto ottime oasi d’umanità, e ossigenati, preziosi scorci e sguardi in un altrotempo che non ha confine, né inferriate o cancelli, baluardi o reclusori fra parola e ascolto, pietà regnante e dimessa, incommensurabile bellezza:

Alle porte di Firenze

s’innalza il castello dei miei antenati,
il Casone dei poveri.

Passo veloce davanti al portone.
Un giorno salirò le scale:
nella cucina nonna Fosca in piedi
come una regina, il soffietto
e la forchetta in mano,
il profumo delle patate
sul fornello a carbone.
Respiro forte l’aria
di questa reggia, i panni ad asciugare
il bagno sulla terrazza
il lavatoio nel cortile….”

Recensione
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