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Impegnato come volontario nell’educazione degli adulti e redattore della rivista fiorentina Testimonianze, fondata da Ernesto Balducci, Mosi è scrittore interessante proprio per la sua grande capacità di vivificare le urgenze e le more della realtà scantonando dai luoghi comuni. Guardiamo che uso ironico (eppure densissimo) fa ad esempio qui dei miti e degli archetipi che ci cementano – rivendicando il bisogno di non confinarlo in una dimensione arcaica ma semmai di declinarlo, evocarlo al futuro … Erato, Palinuro, il Labirinto, Diana, Tagete, Petra, Giasone, Orfeo … appaiono in ordine di apparizione come eroi, attori (o comunque scenari, ampi fondali antropologici) di grande e acclarata rinomanza… Leggo poi il componimento dedicato all’ “Europa” e capisco che Mosi ce l’ha fatta, a castigare ridendo (o quasi), e con piglio cantilenato da ballatista, i soliti incarogniti (mal)costumi:

Bolle la pentola bolle
il sogno d’Europa il sogno
le fiamme ballano intorno
le streghe agitano il brodo.

Il dito del banchiere deluso
l’occhio aguzzo di un rom
il bianco sorriso di un nero
le vecchie gettano dentro.

Ronde occhiute in giro
zero tolleranza zero
idee solidali in fumo
lo scudo spaziale nel cielo.

Recensione
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