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Arcorass Rincuorarsi

Leggere le poesie di Maria Lenti suscita, in me lettore, strani e sani effetti: lo trovo un album di foto e quadri volti alle occasioni da non rifiutare nella vita, un invito ad amministrarle secondo le proprie inclinazioni.

Arcorass fa giocare con le parole, permette di partecipare ai suoi respiri come alle sue sarabande, alle sue canzoni da trovatore, come se ognuno di noi potesse aggiungere una rima, una parola nell’alternanza di italiano e dialetto ché tale è la parlata di Urbino.

Vediamo gli stratagemmi usati, ad iniziare da “In limine-E' bel da bestia il mi dialett. Maria Lenti ritrae nella prima parte del suo album i sentimenti attraverso i quali rincuorarsi: l'aria fresca, la pentitta e 'l su magon, la sciatata, le ciampanelle, i su e giù del sentire, del respiro, l'esame da sostenere per sincerarsi se il cuore sia stato legato al cervello nella gioventù e nell'adolescenza.

Da quest'ultimo passaggio deriva il discrimine: siamo umani o solo esseri? torciamo la vita degli altri per camminarvi sopra, essendo come dittatori degli insicuri che devono nutrirsi di sempre più corpi? oppure ascoltiamo e lavoriamo assieme? (Quest'ultima soluzione, lo dico con gioia, era presente, facendo seguito alla sollevazione della donna versus il maschio, nel precedente lavoro Elena, Ecuba e le altre).

I dolori, le ciampanelle, derivano dal vivere e dalle cattiverie che l'autrice rileva attorno a sé. A loro si ribella, diamine.

Tutto si tiene, e i suoi ricordi sono tutti in ordine, però sta col nasino in su, lo sguardo in avanti, verso il futuro, lungo per altri, di meno per lei sostiene. Analizza, inoltre, gli avvenimenti politici all'epoca di quella pochezza di cui si va orgogliosi. Infatti in Pistariccia e in Disordine lascia capire che “le teste di legno fan sempre del chiasso” ma comanderanno.

Oppure co' faran? Mancano i rossi, tiriamoli su dai fossi. I colori giallo e verde si agitano per fare un contratto, neanche più un programma, perché manca loro l'anima.

Poi la sezione Vita. Ossia l'album di avvenimenti salienti, che segnano la vita: il compleanno, lo specchio come una porta girevole che scambia i ruoli dei due contraenti il rapporto sentimentale, l'orologio dalla nascita, un orologio una volta adulti da accompagnare con una gonna consona.

Quindi le poesie di “Intime. Intime ma allo stesso tempo estroflesse. Infatti io, lettore, non posso abbottonarmi sulla X (pareggio, o peggio me ne lavo le mani). I fuochi, come in Sfiarata colpiscono e segnano, a volte non bastano, alle volte sono troppi. Vanno, vengono e tu sei ancora in cerca. Il vento fa atteggiare a poeti gli amanti, ma li lascia coi capelli tutti smossi, ironizza Maria. Si materializzano il peggio, il meglio, la mancanza, l'attesa, e la poesia viene amata dalle parole di dedica di un amore.

Infine Armuscinè”, il mescolare e rimescolare. Rimischiamo tutto: la necessità di un fermoporta contro i furti, la saggezza popolare per cui, se un animale piccolo importuno invadente c'è, signifca che ci deve essere. Un discorso che in parte procede e nell'altra sta fermo: lascialo dov'è, ti suggerisce l'amica, non te lo portare sempre dietro.

Parole per italiano e dialetto. Il doppio binario, italiano e dialetto, lancia in alto e tiene legata a terra questa ballata che non vuole insegnare ma lo fa, dando colpe e meriti alla ventosa Urbino. L'alternanza italiano/dialetto è funzionale allo stupore, insito nel ritmo, nelle immagini mai a sé stanti.

Il dialetto urbinate allora, così saltellante, è una coperta di Linus per Maria Lenti, ma anche la strada che conduce ai tanti luoghi condivisi con i suoi poeti, ai quali si rivolge in maniera empatica e senza piaggeria.

Si potrebbe dire che in questa opera di Maria Lenti c'è qualcosa del trovatore, del menestrello. Maria compone con esempi eclatanti alternati a sonorità belle, ai venti di Urbino. Ne viene fuori un canto proprio, indipendente, non sempre teso a raccontare, alle volte a giocare.

Felice l'urbinate Maria Lenti: ha fatto sua la città e ce l'ha restituita.

Recensione
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