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Poesia intimistica e civile di Bruno Rombi

Approcciarsi alla sfera intimistica di un poeta, penetrarne la sensibilità inquieta, monitorarne introspezione e absence, calarsi nei meandri della sua poesia coessenza di affetti domestici perduti e di deludente visione dei Mali del mondo, è l’itinerario percorso da Liliana Porro Andriuoli in Poesia intimistica e civile di Bruno Rombi, Geko editore, Genova 2020.

Già dall’incipit convince e fagocita l’indagine della Porro Andriuoli che, senza sdrucciolare in diversioni fuorvianti, aderendo fedelmente al messaggio di Rombi, estrapola dal corpus delle sillogi, che costituiscono la raccolta in esame, i versi più significativi ed emblematici, tesi ad una conoscenza a presa diretta del poeta, dello scrittore, del critico, del pubblicista, del pittore,

Generata da uno spirito di variegata versatilità letteraria, la scrittura versale di Rombi, quale emerge dallo screening della Porro Andriuoli, per immediatezza comunicativa, profondità di contenuti, musicalità verbale, scelte linguistiche curate, diffuso cromatismo, discopre, senza fardelli di sovrastrutture, animo e mente di un operatore

culturale, a pieno titolo, esponente del Novecento, secolo di solitudine esistenzale,pessimismo, angoscia in unicum con le devianze degli uomini, travolti dalla bufera degli egoismi ed illusi di intercettare bagliori di edonismo laddove si addensano coltri di tenebre. Per intenderci, le tenebre degli inganni, dei raggiri, degli intrighi, identificabili nei falsi obiettori/ di coscienza ai danni della gente/ che ancora

come un tempo, un po’ demente, / ritorna a votare con candore / gli stessi travestiti da innocenti, / i ladri di allora, e perché no di ora: / gli stessi onorevoli ladri di sempre[1] con il corteggio dei ruffiani / che se ne vanno paghi dellinganno/[2] senza accorgersi che tuttintorno resta solo il vuoto.[3]

Sono grigie fotografie del nostro vissuto: ritraggono una realtà caustica che la Porro Andriuoli ha privilegiato evidenziare nel suo selezionare fior da fiore: sbozzano il profilo, Rombi ne è cosciente,dei camaleonti di tutte le età della storia: scaltri, subdoli, machiavellici, si impadroniscono dello scettro del potere con compromissorie pratiche clientelari. Il poeta tuona sdegno e livore: troppi i crimini dellhomo homini lupus. Purtroppo, la sua è voce inascoltata per la desertificazione dei sentimenti.

È la sindrome di una precarietà sconcertante che la Porro Andriuoli porta alla ribalta nella sua sincera appassionata rivisitazione: anche lei, al pari del poeta, impotente e sgomenta dinanzi al naufragio valoriale, vive disagio e degrado di un contingente…villaniaorgoglioarroganza… scandalo sessualefurto del lavoro.[4]

Traspare, ben lo sottolinea la nostra Liliana, dai versi testé citati, un pessimismo cupo, non totale, perché Rombi non nega un varco alla speranza di giorni meno turbolenti di quelli in corso; giorni schiusi a svolte radicali tali da sovvertire la posizione dell’uomo, sulla scala degli esseri da sempre attratto dalle suggestioni dei bruti, in specie quando in lui ha sete/ la bestia che è in noi.[5]

Tuttavia, anche se inconfutabile è la dissoluzione della società, il poeta, senza rinnegare il tralignare generalizzato, negli antri reconditi del proprio io accoglie, per disposizione naturale, atolli nuovi per la nostra speranza,[6] speranza, in piena crisi di valori, di una palingenesi che ridoni all’umanità un pacifico senso di futuro con il riapparire dallo Spazio della colomba col ramo dellulivo.[7]

Scenario di scottante attualità: non funge da antemurale alla componente intimistica con la quale nei componimenti in predicato si agglutina in un rapporto di interagente reciprocità, liricizzata, osserva il compianto Massimo Grillandi, nei versi opportunamente riportati dalla Porro Andriuoli, con il senso della misura che slarga in una dimensione sincretica […] fatta anche da una presenza sacrale che è nella vita, e per la vita, nelle varie scansioni dellesistenza.[8]

Presenza sacrale, a mio avviso, mutuata dalla formazione classica: agevola la fusione armonica e osmotica tra sociocivile e istanze intimistiche, con punta di diamante negli affetti familiari. E quando questi vengono a mancare per l’ineluttabilità del ciclo vitale, la memoria sensoriale, stimolata da un sapore, un profumo, una musica, rituffa in quella particolare circostanza e, con un procedimento alogico, fa rivivere le stesse emozioni, presentificando i cari, esuli dalla sfera del transeunte e, noi con loro, sorpresi in un colloquio lungo oltre la vita.

Capita a Rombi. Sventure, che si infilano in sventure, lo impattano con la crudezza della morte, che annulla, separa, esclude, isola. Ed ora eccoci soli /… / senza scopo la vita, / perché chi colmava le ore / lunghe dellesistenza / non più ci sorride.[9]Versi

che sottendono finitudine, disperazione cocente, ma lui, l’ homo faber che soffre, anche se psicologicamente affranto e smarrito, non si destabilizza, tanta la forza arcana che, col medium transfert, lo traghetta in un passato ricreazione e rinverginazione di giorni irrecuperabilmente perduti, suscitandogli un cantico d’amore consolatorio per il suo animo costernato.

Liliana Porro Andriuoli, decrittando l’animo dell’amico poeta con accoramento tutto femminile, richiama all’attenzione del lettore Ritrovo nell’aria perlata / la primavera del cuore: / le nostre prime carezze… / E tremo della dolcezza / che l’aria ridesta nel cuore, / or che il tramonto discende / sempre più tinto di te.[10] Illusoria felicità: la compagna con un fantasticare onirico rinasce a nuova vita: quella immateriale del fantasma, transfuga dall’«oltre». Fantasma del mio bene ritorni, / decisa a strapparmi allinsulto / duno scomposto abbandono. / Ti riconosco, / soave parvenza di voce mimata / nellombra.[11]

Rombi non è Catullo, ma al pari di Catullo si sente pardeo e capace di superare divos quando, vivificando retrospettive imperiture,si finge la moglie affaccendata per la casa.

Genuine le sequenze pregne di care piccole cose che la Porro Andriuoli propone ai cultori di una poesia esente da bizantinismi e sfarzo barocco. Ovunque io mi giri anco ra ti vedo / e la tua voce sento ancora intorno.[12] Talvolta, credendola uscita: Sapessi come attendo il tuo ritorno / perché, ad attimi, credo che sia uscita. / E mi appresto a riceverti, mia vita,/ e ad averti ancora a me accanto; [13] talaltra, temendo di mai più rivederla: Sbarrerò con ferri le finestre / della casa dei sogni / perché il nido d’amore / diventi prigione ai ricordi;[14] talaltra ancora, ipotizzando un allontanamento senza ritorno: Potresti esser partita / come più volte un tempo / nel corso della vita / per viaggi che tu amavi, / o essere lontana / per giorni solamente. /… / Ora è passato un anno / da quando sei partita /per mete misteriose / che io non so pensare / e mè rimasto un mare / immenso dentro il cuore, / tutto da attraversare.[15]

Sono attimi fugaci di sana alienazione, di pietosa insania: lentamente stemperano nella percezione dell’assenza: Ora, senza te, sono smarrito / nel mare immenso del destino umano,[16] carico di mestizia e di afflizione. Ed ora come faccio senza te / a fare lievitare una carezza / e ad accennare appena un solo bacio? e mi manca, mi manca il tuo sorriso / da porre nella voce del bilancio.[17]

Liriche d’amore: più che declamate vanno sussurrate, meglio labializzate con esili modulazioni di voce in rispetto del cuore che reclama discrezione, a tutela di un sentimento nel paesaggio intimistico incontaminato come incontaminato è il paesaggio dell’inconoscibile: lì, Rachele si aggira tra le nebbie di un «altrove» non abilitato a saldare i destini dei due innamorati fino a quando l’uno non si congiungerà con l’altra. Ma Rombi è motivato a valicare all’istante la barriera dell’«oltre»,autoinvestito dai poteri sovrumani degli eroi del mito. Non è Giove, non è Crono, non è Perseo né Pallante, è soltanto un mortale che si reputa un Orfeo redivivo, un Orfeo contemporaneo persuaso, per strappare la sua Euridice al regno degli Inferi, di infrangere le leggi ultraterrene, ostracizzandone inviolabilità e categoria dell’inconoscibile, incomprensibile alla ragione, non al cuore che pulsa amore, all’di là dell’imprescindibilità dell’«altrove»

.Poeta di ampio spessore, il Rombi, documenta la Porro Andriuoli, interiorizza le peculiarità della lirica del Novecento, sintesi perfetta di rifugio nel territorio intimistico e attenzione pensosa alla fenomenologia del sociocivile, due indirizzi che solo in astratto e, per comodità di analizzarli singolarmente, possono scomporsi creando, all’interno di un discorso lirico con intelletto damore organato, una dicotomia invalidante unità e sincronia dei contenuti. Non solo: un’arbitraria operazione di spaccatura toglierebbe addirittura smalto a immagini cromaticamente incisive, d’impatto sul gusto estetico del lettore Tra la scrematura di versi esemplati dalla Porro Andriuoli nel ripercorrere un’attività di scrittura durata un’intera vita, ho trovato di suggestivo vivismo icastico lamine di miseria, si curvavano ad arcobaleno, bisacce di dolori, voce mimata nellombra, gocce di sole, battigia del cuore, scacchiera di mare, capelli dincenso, aria perlata, espressione di poesia visiva, di letteratura disegnata, al pari di muri ederati, zollati campi, mirtati aromi, case lindate, viottoli gobbati, scultura da incretare, case cubate, città palazziate, sfilza di neologismi con cui Rombi aderisce al processo della lingua in fieri,contribuendo a quello svecchia mento iniziato con Marinetti e proseguito con la prima, la seconda Avanguardia e culminato nel controlinguaggio di rottura dei giovani Anni Ottanta e seguenti.

Eccellente lavoro, quello che, con cesello da orafo e con passione letteraria, Liliana Porro Andriuoli ho svolto ripercorrendo di Bruno Rombi il cursus honorum, che sposa il privato con prodromi in quella Sardegna primitiva e di costumanze arcaiche fino al trasferimento a Genova, dove nasce si adultizza il poeta, il pensatore, il pittore. Nel capoluogo ligure, sboccia l’età dei riconoscimenti della sua opera, tradotta non solo nelle lingue dell’ovest europeo, ma addirittura in polacco, rumeno, maltese, degli articoli pubblicati su riviste internazionali.

Un intellettuale apprezzato dal mondo accademico, maturato nella temperie del Novecento, teatro di guerre devastatrici e di accadimenti sociostorici da non dimenticare: forgiano la tempra dell’uomo e dell’artista, cui non è risparmiato il dolore, come si evince da Il Battello Fantasma, libro che meglio testifica delusioni e traversie di una vita tutt’altro che gioiosa.

Entrambi di taglio autobiografico, il Battello Rimbaud, metafora di trasgressione, di deragliamento dei sensi, approda ad una dimensione visionaria laddove il BattelloRombi si propone di dare con soli quattro colori un senso a tutta la sua vita.[18] Il colorerievocazione trova il suo humus naturale e congeniale nella Sardegna avita: lì, la clessidra del tempo addormentato, si è fermata… sotto il fico, / o forse sotto il pino; lì, il nonno della favola/ dai capelli d’incenso / e la voce di merlo / narrava di un tempo / in cui tutto era terra / e pane. [19]

Poesia evocativa, come di consueto nella produzione di Rombi, adombrata di tristezza e di ripiegamenti su sé stesso, coaguli di pena esistenziale e di sopraggiunta smania di conoscenza in accordo con l’ulissismo Ottocento exeunte Novecento ineunte.

In merito alla brama di esplorare terre ubicate finanche ai confini del mondo conosciuto, Liliana Porro Andriuoli rubrica i versi in esergo che esplicitano l’ aspirazione del Rombi di imbarcarsi in un assurdo viaggio esistenziale.

Salpai così, assurdamente / per approdi più assurdi, / credendo nella poesia / per reggere il mistero./ Assunta a mia immagine la vela / che come farfalla vola, / con ali di speranza,, / al viaggio mi affidai…[20]sfidando l’incognito di nuove, imprevedibili avventure, che lo scorteranno al terminale di imbarco/sbarco, ancora una volta dinanzi al mistero dell’«oltre». Allora sarà l’uomo solo come ogni uomo / che solo nasce, e vive,/ ed anche muore, [21] quando arriverà al NONDOVE,[22] sotto un cielo senza più colore, / con le stelle che cadono nel vuoto / con l’Universo che piange / la perdita del suo senso. /Allora e solo allora quando il cuore più non ama [23] un poeta muore.

Mi pare sia proprio questo Duemila agli albori della giovinezza a siglare l’aridità di cuore con il conseguenziale atto di morte della poesia e del poeta, entrambi ostracizzati dall’eccessivo tecnicismo, dal web, dalla società robotizzata, dall’umanità disumanizzata, esaltatrice dei bassi istinti e dei trasformismi dissacratori di etica e di deontologia.

In tale eclissi sociocivile poesia e poeta non avrebbero ragione di essere, se dal seno, sotto certi aspetti, di un oscurantismo letterario, che colpisce l’intellettuale estraneo alla civiltà dell’immagine, non sorgessero operatori come Liliana Porro Andriuoli che, con la sua indagine capillare, ha reso omaggio e dato visibilità e vivibilità a Rombi, scomparso da poco e se, a contrastare il manifesto stato di insensibilità collettiva, non si elevasse il sussurro e il grido di poeti come il Rombi: malgrado la semiclandestinità editoriale – Racconti e poesie non hanno mercato[24] ha avuto fede nella funzione rigeneratrice della poesia, quale promotrice di un rinnovamento ab imis del “pianeta” uomo.


Note

[1] L. Porro. Andriuoli, Poesia intimistica e civile di Bruno Rombi, Gek0 editore, Genova 2020, L Arcano Universo, p. 46.

[2] Ivi, Il girotondo che non amo, p. 46.

[3] Ivi, p. 46.

[4] Ivi, Mysterium tremendum, p. 108.

[5] Ivi, Tsunami Oratorio per voce solista e coro, p. 88.

[6] Ivi, Otto tempi per un presagio, p. 55.

[7] Ivi.

[8] Ivi, Oltre la memoria, p. 22.

[9] Ivi, Riti e miti, p. 38.

10 Ivi, p. 39.

[11] Ivi, p. 39.

[12] Ivi, Un Amore, p. 43.

[13] Ivi.

[14] Ivi, Riti e miti, p. 40.

[15] Ivi, Il Battello Fantasma, p. 78.

[16] Ivi, Un Amore, p. 44.

[17] Ivi.

[18] Ivi, Il Battello Fantasma, p. 72.

[19] Ivi, p. 73.

[20] Ivi, p. 81.

[21] Ivi, Quando muore un poeta?, p. 124.

[22] ivi, Mysterium tremendum, p. 109

[23] Ivi, Quando muore un poeta, p. 126.

[24] D. Rea, Il fondaco nudo, Gutenberg, addio, Rizzoli, Milano 1985, p. 236.

Recensione
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