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In risposta al silenzio

E’ – questa nuova raccolta di Jacopo Pellegrini – un libro denso e maturo, vario nei termini e nei toni, ma prodotto da un’ispirazione di fondo omogenea e forte.

Da dove nasce la voce che ha dettato questa poesia? Direi: da una visione acuminata, da una bella tensione emotiva, dalla fedeltà alla parola poetica, e dalla difesa di questa “risposta al silenzio”, risposta alla superficialità, alle parole vuote…

La Poetica di J.P. si muove su più piani: quello lirico, quello dell’immaginazione, quello della critica e dell’impegno civile; esplora temi diversi adattando una varietà di stili, lasciando intravvedere mille inquietudini. “In risposta al silenzio” è un’opera composita, strutturata in tre sezioni: “Davanti allo specchio”, “Giuseppe”, “Il mio sereno anonimato”. Immagini, affetti, pensieri: tutti resi in poesia andando sempre in profondità; temi e figure, motivi e suggestioni esplorati in una sorta di movimento alternato tra i sentieri dell’interiorità, la realtà del presente, la bellezza e il mistero… della Sacra Famiglia. E ancora: l’introspezione, il tempo, l’amore, la parola, la poesia.

Parole chiave sono: “silenzio”, “parola” (con numerose occorrenze), “assenza”, “tempo”, “vita”, “specchio”, “ricordo”: da questi nuclei si irradiano le costellazioni del linguaggio poetico. Che è per lo più chiaro, ma a tratti si impenna in lacune della significazione (invitanti enigmi da decifrare); alcuni testi sono brevi o brevissimi; altri più o molto estesi. Anche nella scelta di forme diverse (o di termini mutuati da altri linguaggi della contemporaneità), nell’eco da una poesia all’altra (su cui tornerò). J. P. rivendica il diritto alla libertà, all’azzardo formale, poiché questi sono sostenuti dalla forza immaginativa, dall’intensità della scrittura poetica.

La varietà delle figure retoriche utilizzate dice di una sicura padronanza dei modi del linguaggio poetico: rime, ossimori, similitudini, ripetizioni (ecc.) non sono mai espedienti meramente formali, stilistici: sono invece perfettamente funzionali ai temi dei singoli testi.

A proposito di “temi”: il rapporto padre-figlio, e figlio-padre è il tema più elaborato e complesso: al centro della II sezione (“Giuseppe”): i primi 3 vv. di “I desideri di un padre” si specchiano nei primi 3 vv. di “A mio padre”: è un legame formale e affettivo tra le due figure paterne, il filo che tiene la voce di un padre e la voce di un figlio.

La II sezione è nel cuore della raccolta e – secondo me – ne è il nucleo fondamentale e bellissimo. Sette poesie in cui si alternano le voci di Giuseppe e di Maria; la vicenda è quella fondante del Cristianesimo, qui raccontata in sette “quadri”: l’incontro di Giuseppe con Maria, la vergogna per la “strana” concezione, la nascita di Gesù, l’Angelo che sveglia Giuseppe, Gesù da piccolo, nella bottega di Giuseppe falegname, i desideri di Giuseppe come padre. Sono versi molto belli, importanti, coraggiosi nell’affrontare un tema quasi intoccabile per la sua sacralità millenaria; versi originalissimi per esempio nell’irruzione del presente (“[…] nella via / della televisione che condanna / senza assoluzione; “Sei la star del grande schermo”). Rime, metafore estremamente poetiche, ripetizioni, similitudini; nella poesia “L’angelo” un ritmo musicale concitato. Nell’insieme una tenuta stilistica perfetta, una profondità commovente, ne forma quasi un poemetto compiuto in sé. Certamente il centro tematico ed emozionale della raccolta.

La prima sezione – “Davanti allo specchio” – è la più corposa: temi diversi, diversi punti di osservazione, introspezione e ritratti: quello di J.P. è uno sguardo mobile, è un’osservazione profonda e disincantata. Molteplicità di temi, serietà di una poesia pensante, sono le coordinate di questa sezione.

“Il mio sereno anonimato” (ma vedremo proprio che in queste pagine avviene un deciso disvelamento) – terza sezione della raccolta – riprende e rielabora alcuni temi già esplorati: il rapporto figlio – padre, l’amore, l’autoritratto, il silenzio, le parole, e la poesia. Si alternano testi brevi e poesie molto lunghe; un dire molto serio, accorto e un tono leggero.

Apre la sezione “A mio padre” che – come già detto – nei versi iniziali si lega all’incipit di “I desideri di un padre”: lì erano i desideri di Giuseppe (il padre); qui sono i desideri dell’io che scrive (il figlio): variazione sul tema e rispecchiamento. Chiude la sezione “Storia di una goccia d’acqua”: ancora un altro punto di vista, un’altra prospettiva. Questa poesia è come una fiaba; bella, divertente, precipitosa, giocosa… leggendo ho pensato che potrebbero leggerla (o potremmo leggerla a) i bambini che più dei grandi accettano con naturalezza la sospensione dell’incredulità, la personificazione della goccia d’acqua e il suo racconto.

Nella poesia di J.P. l’io è presente per lampi o dietro maschere e figure altre, ma c’è in questa sezione un testo-autoritratto (“Credo nel sole”) molto importante e molto bello: qui il poeta si mette a nudo dicendo in una lunga poesia quali sono le cose, le persone, i valori in cui crede (la chiusa… apre un interrogativo che è di chi scrive e di ogni essere umano pensante). La ripetizione del lemma “credo” dà ai versi un ritmo musicale, avvolgente. Gli oggetti di questo atto di fede creano il ritratto di un poeta davvero interessante, davvero notevole.

Recensione
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