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Amnesia dell’origine

L’autore della raccolta di poesie Amnesia dell’origine è nato a Cuneo nel 1968 e risiede a Savigliano (CN) dal 1981. Ha già pubblicato alcuni libri di poesia.

Il volume include componimenti scritti tra il 2017 e il 2020 e presenta una prefazione di Fabrizio Bregoli.

Il libro è composito e articolato architettonicamente ed è scandito nelle seguenti sezioni: Klision, Lemno, Qarum, Cnosso, Cronache del terzo ventricolo, Piccoli paradossi e In limine; queste parti sono precedute dal componimento programmatico Dodici piccoli comandamenti.

Ad accentuare la ricerca di diversificazione dell’autore c’è da mettere in luce il fatto che strutturalmente le composizioni sono o centrate nella pagina o scritte in modo standard secondo il modello tradizionale della poesia.

I Dodici piccoli comandamenti, non senza velata ironia, per il loro implicito riferirsi ai dieci comandamenti biblici, sono dodici massime sul tema della scrittura e nello stesso tempo sul senso della vita e sono improntati ad un certo ottimismo come se l’autore inviasse messaggi al lettore sul senso salvifico della scrittura e non a caso in essi ci sono tra gli altri gli inviti a nutrire le vene aurifere della memoria, a centellinare le parole, specchi di verità e a sgravare il grembo da foschi presagi.

Cifra essenziale della poetica di Gallo, che emerge fin dal primo impatto del lettore con questi versi, è quella di una scrittura misteriosa e descrittiva nello stesso tempo.

Si evince una vena neo orfica e magica che si ritrova in un alone di onirismo purgatoriale.

È una scrittura magmatica e densissima che dal caos apparente pare giungere all’ordine che è quello di un discorso anarchico e visionario.

Anche una vena gnomica è sicuramente presente nei componimenti di questa raccolta pervasa da due livelli quello della storia che trova il simbolo ad esempio in un antico labirinto e quello di un presente che resta nel vago quando viene usata l’immagine dell’arrancare nel quotidiano, quotidiano che è il referente incontrovertibile della condizione umana nel suo tran tran e nel suo eterno ritorno scandito dallo svegliarsi e dall’addormentarsi.

A tratti è una versificazione che sfiora l’alogico con immagini scaturenti da un inconscio controllato connotato da consequenzialità.

Perché Amnesia dell’origine? Che cosa è questa origine dimenticata? La risposta si può ritrovare in un serpeggiare nelle poesie di una stabile tendenza ad andare oltre le coordinate del presente tenendo sempre di vista nelle descrizioni la provenienza nell’essere sotto specie umana, provenienza vaga di cui sembrano perdersi le tracce come se fosse un’infanzia rimossa o un’adolescenza che pare essere caduta nell’oblio dei giorni.

Non a caso rispetto a quanto suddetto viene nominata anche la reincarnazione come se si trattasse di giungere all’etimo delle cose in un esercizio di conoscenza.

Recensione
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