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Amor fati. I due fratelli

Giovanni Rosati è nato a Roma nel 1952; ha partecipato all’antologia di poeti contemporanei La tigre in corridoio e ha pubblicato il volume Poesie, 1982.

Amor fati prende vita da episodi veramente accaduti

L’autore ha praticato da professionista, anche se nelle serie inferiori, il gioco del calcio negli anni Settanta, vivendo quelle categorie minori a cui nessuno rivolge lo sguardo, tutto teso ai grandi campioni e dove migliaia di giovani precari si apprestano prima o poi ad affrontare la vita, danneggiati o rinforzati da successi o frustrazioni.

La storia di due fratelli: è meglio essere più fortunati o più bravi nella vita? Due storie che potevano cambiare…

Il testo, che si può considerare un romanzo breve, ha inizio con tre pagine, che potremmo definire introduttive, dal tono realistico e pervaso di quotidianità, nel quale aleggia anche una vena di vaga spiritualità.

A queste seguono numerosi brevi e brevissimi segmenti, tutti forniti di titolo, che, nel loro assemblarsi, costituiscono il libro nella sua organicità.

La vicenda si svolge a Roma negli anni ’50, in una delle tante periferie che si riempivano di sud, luogo che oggi non è più lo stesso, dopo che i genitori dei protagonisti Roberto ed Angelo, emigrarono dalla provincia di Frosinone.

Le altre famiglie arrivavano da più giù. Calabria, Sicilia, Puglia.

Le descrizioni dei quartieri popolari romani sono molto particolareggiate e anche pittoresche, avendo per oggetto osterie, bar, mercati, cantieri e strade di ogni dimensione e tipologia... .

Protagonisti sono i due fratelli; .l’ambientazione è di genere proletario e sono affrontate tematiche politiche e sociali.

Al centro della diegesi del racconto lungo pare esserci il gioco del calcio, vissuto in modo sognante e onirico.

Nei primissimi righi del libro il tono è affabulante e vagamente poetico.

All’inizio così leggiamo: :- “La palla, forma del sole e dei pianeti figura credibile dell’universo” -. o “Parole, polvere dell’universo, materia che si mischia col destino”.

Sono detti lavoratori a torso nudo per i quali non manca la fatica nei corpi, diretti verso un litro di vino a fine giornata.

Un microcosmo di semplice umanità costituito da figure di disoccupati, giovani alle prime esperienze e persone impegnate politicamente fa da sfondo alla narrazione, in uno scenario che ricorda il film di Pasolini Accattone.

La narrazione è in terza persona e l’io-narrante descrive le storie parallele dei due fratelli.

Roberto finisce in carcere dopo una manifestazione di carattere politico, viene percosso e patisce molte traversie; manda lettere ai suoi amici che gli rispondono.

Dopo il periodo di reclusione il ragazzo torna a casa ed è molto legato alla madre.

Si era staccato da tutti e si era chiuso in un silenzio primordiale e diceva di avere avuto in visione la Madonna.

Poi viene ricoverato in una clinica e il fratello va a trovarlo una volta alla settimana. Dopo la guarigione si iscrive ad un Corso Esoterico.

Invece Angelo riesce a coronare, almeno in parte, il suo sogno di diventare calciatore, dimostrando un naturale talento per lo sport.

Particolarmente suggestive le descrizioni delle gesta del ragazzo sul prato verde del gioco.

A trent’anni il giovane subisce la lezione della realtà; dopo illusioni e molte gioie, pensa di trovarsi un lavoro perché il calcio gli rende poco economicamente.

Infatti, dopo un viaggio, segue un corso e si mette ad allenare una squadra di ragazzini in una delle zone più povere della città.

C’è anche una vena mistica e nello stesso tempo corporea nel ragazzo che prega Dio di poter diventare un bravo calciatore.

Un libro che può essere letto come un romanzo di formazione di due persone, una più sfortunata e mediocre e una intraprendente e realizzata almeno parzialmente nella vita.
Recensione
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