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Amore di frodo

Amore di frodo, il libro di poesia di Carla Mussi che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Giancarlo Pontiggia ricca di acribia.

Il testo è composito e articolato architettonicamente ed è scandito nelle seguenti sezioni: L’invenzione del ricordo, I luoghi e Il rumore della notte, parti diversificate tra loro a livello contenutistico.

Come scrive lo stesso Pontiggia la metafora venatoria applicata al tema amoroso è antica come la poesia basti pensare ai poeti elegiaci latini, a Properzio, a Ovidio, soprattutto, maestro d’amore – e di rime contro l’amore – fino all’età moderna: ma Carla Mussi sa scandirla in forme nuove, disegnando un paesaggio d’inquietante astrazione che deve forse qualcosa all’ultima poesia di Giorgio Caproni.

E il prefatore coglie nel segno perché la poetessa rivela come cifra essenziale della sua poetica una vena umbratile, neoromantica, simbolistica, che ha ben poco di lirico ed elegiaco.

Elemento che fa da sfondo a molti componimenti è quello di una natura boschiva che diviene interiorizzata ed è introiettata nelle figure dell’io – poetante e del “tu” al quale la poeta si rivolge, presumibilmente l’amato, del quale ogni riferimento resta taciuto:” / Il rosso di una volpe / è la lucerna in fuga sulle labbra / dentro i tuoi occhi nudi / l’orbita dei miei fianchi / baccanale celeste per saltimbanchi /” -.

Un tono assertivo e meditativo sottende le composizioni nelle quali l’eros si fa religione in una stabile tensione verso l’appagamento e la felicità.

La fisicità è centrale nei componimenti (la scacchiera del corpo).

Le poesie nella loro chiarezza e luminosità sono connotate da una fortissima densità metaforica e sinestesica, da un grande scarto poetico dalla lingua standard e sono raffinate, ben cesellate ed eleganti, sottese ad un notevole controllo formale che ne fa precisissimi quadri.

Anche il tema del male è presente con il riferimento alle punte delle unghie della poetessa, alla corda dell’impiccato e all’uccisione dell’amato, per fare solo qualche esempio.

La sensualità è presente esplicitamente nei versi “dovresti infilarti in me”.

Pare che lo scarto e lo scatto poetico prendano il loro incipit proprio dall’elemento corporeo, biologico.

Alcune poesie sono brevi e concentrate e hanno un’essenza epigrammatica.

Nel discorso sulla suddetta metafora venatoria che caratterizza i componimenti la specificazione di frodo potrebbe indicare una concezione e visione dell’amore visto anche come trasgressione ed espressione del pensiero divergente.

È una parola icastica, gridata, quella della Mussi, eppure sapientemente controllata.

I versi procedono per accumulo e sono connotati da un ritmo sincopato che crea musicalità.

Atmosfere vagamente kafkiane riesce ad evocare la poeta che dà corpo e vita ad emozioni nell’immaginario del lettore nel suo identificarsi con le situazioni.

Un esercizio di conoscenza detto attraverso un’educazione sentimentale che possiede il dono del turbamento.

Recensione
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