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Antiche dimore (1969-2009)

Vincenzo Barba (Salerno, 1932 – 2012) ha insegnato Storia della filosofia all’Università di Salerno. Si è occupato soprattutto delle correnti radicali dell’Illuminismo francese. Ha pubblicato numerosi saggi e ha tradotto e curato molti scritti di vari autori. Ha collaborato a riviste di filosofia e di cultura e all’Enciclopedia del pensiero politico, 2000.

Queste poesie vengono pubblicate a cura dei nipoti Elsa e Matteo D’Ambrosio, che ringraziamo le Edizioni Bibliopolis.

Antiche dimore è una raccolta di poesie che non presenta scansioni. I componimenti, tutti provvisti di titolo, risentano del fatto che Vincenzo Barba sia stato un filosofo per la loro vena speculativa e profonda. Tutte le composizioni presentano le date delle loro stesure e questo elemento ci fa riflettere sull’evoluzione del poiein di Barba.

Si avverte un pessimismo in queste poesie, come per esempio nella brevissima lirica Ricordi, nella quale il poeta afferma di ricordarsi dei sogni e delle speranze ma che nulla delle sue rimembranze è cosa viva o vera

Tuttavia non c’è un assoluto nichilismo in questo autore come si può notare nel componimento Segreti: - “Nei luoghi inaccessibili del cuore/ c’incontriamo a sopportare la vita/ con sicuri appuntamenti. // Sognando un canto alto del sole/ restano mute sorelle/ la tua tristezza e la mia”., Anche se la vita è da sopportare ci sono sicuri appuntamenti che possono essere illuminati da un canto alto del sole, una luce che si fa musica in una sinestesia veramente bella e alta.

Una vita in bilico tra gioia e dolore: in Gioiosa tristezza leggiamo: - “Hai ridato per me al cielo le stelle/, i sapori della terra/, al mare la cangiante luce. // A chi ignora il segreto/ è motivo di stupore/ la mia gioiosa tristezza/”.

Nella suddetta lirica è affrontato il tema della felicità quando, rivolgendosi ad un tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, il poeta dice che questa indistinta presenza gli ha ridato per lui al cielo le stelle e che c’è, custodito in lui un segreto relativo al suo approccio all’esistere, alla gioia e al dolore.

In un panorama letterario della poesia, come quello odierno, nel quale si realizzano soprattutto discorsi criptici, dove domina una parola spesso oscura, frutto degli sperimentalismi di ciascun autore, il lavoro del nostro si colloca in una zona appartata per la sua chiarezza che ne emerge al fondamento.

Ad una prima lettura questi versi potrebbero apparire elementari; invece Barba sa padroneggiare la sua materia raggiungendo spesso effetti sorprendenti. Lo stile e la forma sono nitidi e cristallini e la parola, detta con urgenza, è permeata da una vaga magia nella sua icasticità.

In La terra felice il poeta rivela il suo desiderio di condurre senza ritorno il suo interlocutore alla Terra felice dove i sogni belli sono cose e la speranza è vita.

Una misura che ha qualcosa di classicistico nella sua aurea connota i versi di questo autore per il quale esistono i veri valori e per il quale la madre è un punto di riferimento.

Il titolo del volume Antiche dimore, fa intendere la genesi delle poesie come sottesa ad un passato, appunto a qualcosa di antico e dimora per elezione potrebbe essere proprio il grembo materno in cui ritornare.

Recensione
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