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Aspettando la fine del mondo

Caterina Davinio, nata a Foggia nel 1957, è cresciuta a Roma; ha pubblicato varie raccolte di poesia, il romanzo Còlor còlor, 1998 e il saggio Tecno-poesia e realtà virtuali con traduzione inglese, 2002.

Nel libro le poesie presentano la traduzione in inglese a fronte, a cura della stessa Davinio e di David W. Seaman. Al testo poetico seguono una postfazione di Erminia Passannanti, intitolata Denuncia, vigilanza, delirio e visione nei poemi de “Aspettando la fine del mondo” e una nota critica dello stesso Seaman.

Il libro è strutturato in due poemi: Africa e altro (Sequenza instabile e numerata) e Sciamani (Goa), Cammino nel nulla, e sono raggiante e vivo.

Come scrive la stessa poeta in una nota, Aspettando la fine del mondo indossa panni ermetici e visionari; quando l’inferno di paesi ancora straziati dalla guerra e dalla povertà, incontra l’inferno di un’anima ammalata, ferita, si sprigiona questa umile luce, una prostrata poesia di bagliori, oscuri raggi e lampi.

Protagonista pare essere la stessa Africa, che viene introiettata dalla mente dell’autrice con tutte le sue sfaccettature e il suo fascino, nel bene e nel male, dagli aspetti religiosi e mistici, alla piaga della guerra. Il continente viene vissuto, interiorizzato dall’autrice, come uno specchio, un alter ego della propria sensibilità, della’anima.

Si avverte nel versificare la forte presenza di un’epica del quotidiano, che viene ad includersi nell’epica storica e antropologica della regione africana..

Ognuno dei due poemi è strutturato in frammenti; per quanto riguarda la forma praticata dall’autrice, è incontrovertibile affermare che il genere poematico si riscontra molto raramente nel panorama letterario contemporaneo e, quindi, la scrittura della Davinio è sottesa ad una forte originalità, ad una quasi totale uscita dagli schemi più usuali.

Per parlare del fenomeno Africa, terra nella quale, secondo Alberto Moravia, la natura è superiore all’uomo, bene si adatta la forma del poema, piuttosto che quella delle poesie sparse, per affrontare in modo unitario il discorso: in questo si dimostra un’acuta coscienza letteraria.

Lo stile è caratterizzato da chiarezza e icasticità e i versi sono scattanti precisi e ben controllati e sono anche permeati da leggerezza. Il tono è spesso vagamente affabulante e quasi narrativo e l’io poetante tratteggia, ,attraverso una parola detta con forte urgenza, aspetti dell’Africa molto spesso anche naturalistici, tramite descrizioni di erbe, selve, boscaglie umide, sponde e deserti, e anche con la nominazione di vari esponenti della fauna, come leopardi e scimmie.

Nonostante il forte impatto emotivo tra poeta e materia trattata, la dizione è sempre molto sorvegliata e controllata, pur inverandosi nelle pagine una discesa in sé stessa, dell’anima della poeta, scossa nella sua interiorità e incapace di aderire alla normalità.

Nel contesto globale sembra intonato e denso di significato il titolo Aspettando la fine del mondo, perché gli scenari africani apocalittici bene s’intonano, nella loro tragicità, a livello storico e ontologico, e anche empaticamente, con l’infausta previsione, secondo una profezia Maya, della fine del mondo, che dovrebbe accadere il 21 dicembre 2012, data inquietante sulla quale si è pronunciata anche la Nasa.

Si passa quindi da un’ansia e un dolore, provati in maniera solipsistica dalla Davinio, a un senso di disagio ed inappartenenza cosmica per uno scenario globale di guerra, che include anche il termine della vita in senso escatologico.

L’Africa detta e vissuta in prima persona dall’io poetante è fatta anche di feste sfrenate, in cui la versificatrice ha scelto una fusione naturalistica con la realtà circostante, una perdita di se stessa in uno dei luoghi più belli dell’India e della Terra di Goa.

Da notare che nel secondo poema il tono tragico sembra aprirsi al una vaga speranza, dopo che la forte ansia ha raggiunto il suo massimo livello, specchiandosi sul fondo, quando la poeta si rivolge ad un tu dicendogli di avere illuminato il mondo, con uno sguardo fragile, con l’elastica carezza dei suoi tendini di adolescente, con un sorriso dolce e maledetto.

Natural dance

Ti saluto,
riva sterminata di notte,
agitando le braccia
come uno sciamano nel mare, inchiostro
e la schiuma argentea sull’onda sinistra,
segnano il ritmo fresco
di piedi
posseduti
dell’aere psichedelico del rave
quando il corpo tende
il suo arco,
passati ancestrali
ed ebbrezze
misteriche,
su spiagge segrete
di gioia selvaggia

Recensione
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