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Battaglia per la vita (Il mio bosco)

Alice Vincenti (1985) è cresciuta a Milano e poi ha sperimentato alcune comunità terapeutiche. Battaglia per la vita è il suo libro di esordio.

Battaglia per la vita, il libro della poetessa che prendiamo in considerazione in questa sede, è un testo non scandito costituito da cinquantacinque componimenti numerati che potrebbero essere definiti frammenti di un’unità complessiva o tessere del disegno di un mosaico.

L’opera per la sua unitarietà stilistica e formale potrebbe essere letta come un poemetto e presenta una nota critica di Roberto Agostini esauriente e ricca di una notevole acribia.

Cifra essenziale della poetica di Alice Vincenti è quella di una vena sorgiva e neolirica e i versi sembrano sgorgare come acqua polita.

Una forte linearità dell’incanto che si coniuga ad un’immediatezza, che in campo pittorico potrebbe essere paragonata a quella della pittura impressionista di Claude Monet, sottende costantemente il procedere per accumulo dei versi.

Riscontriamo chiarezza, nitore, luminosità e leggerezza nel lavoro dell’autrice ed è frequente nelle poesie la presenza di un tu che potrebbe essere presumibilmente l’amato.

Il tono che si esplicita nel poiein è colloquiale e bene si stempera nell’andamento narrativo connotato da una grande chiarezza.

Tutti i versi iniziano con la lettera maiuscola elemento che ne accresce il senso di compattezza stilistica.

Una ricerca di tenerezza e amore in senso non solo erotico pare essere uno dei temi dominanti della raccolta e la parola pronunciata sempre con urgenza dall’autrice è caratterizzata sempre da una tensione verso uno stupore connesso ad una grande dolcezza.

Anche il senso della corporeità che si fa parola è presente nel testo e non manca quello della natura che si risolve in immagini sorgive e primeve.

Centrale nella visione del mondo espressa da Alice è il senso del tempo che passa inesorabilmente connesso al soffermarsi sulle varie ere della vita stessa che come dal titolo della raccolta è vista come una battaglia.

D’altro canto sembra essere consapevole la Vincenti che la vita può, anche se non sempre, essere vissuta come favola tramite un approccio alle cose in generale sotteso alla capacità di meravigliarsi.

E la giovane poeta sembra essere perfettamente conscia che quanto suddetto può essere raggiunto tramite la pratica salvifica della poesia nell’aprirsi nel mondo un varco montaliano che diventi antidoto al male di vivere che per i poeti e non solo per i poeti è qualcosa di altamente negativo e che compromette la possibilità della felicità, della gioia e della percezione ludica e giocosa dell’esistenza.

Da sottolineare che genera il poiein della Vincenti il senso del dolore gridato e commovente ma la poeta non si geme mai addosso conscia di trovare nella scrittura poetica la sua catarsi.

Un biografismo creaturale di un diario di bordo del viaggio che è la vita pare divenire l’asse portante di questa scrittura a dimostrazione che nella vita se si ha coraggio si possono superare le gravidanze indesiderate, gli abbandoni da parte delle persone amate e ogni angustia.

Recensione
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