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Bestiario bizzarro

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.

Bestiario bizzarro, che presenta un’esauriente prefazione di Filippo Sallusto e una postfazione della stessa autrice, è un testo di poesia non scandito che, per la sua unitarietà contenutistica e formale, può essere considerato un poemetto.

Il filo rosso che lega i vari componimenti, tutti senza titolo, consiste nel fatto che in ogni poesia l’io – poetante si rivolge, di volta in volta, a svariatissime specie animali. La poetessa fa riflessioni sugli animali stessi in modo da realizzare degli apologhi fondati sull’indole e il carattere delle bestie attraverso il loro relazionarsi tra loro e con l’uomo stesso.

Nella sua galleria di ritratti, con garbata e spesso amara ironia, la Dzieduszycka inserisce raffigurazioni tra le più svariate, da quelle pacifiche e rassicuranti del gatto e del coniglio, a quelle minacciose del serpente e dello scorpione, da quelle repellenti delle pulci e delle piattole, a quelle operose dell’asino e del cavallo.

Così si viene a creare un autentico excursus sul mondo animale, un vero e proprio Bestiario bizzarro, e non si deve dimenticare che anche chi vive sotto specie umana è pure lui un animale, sociale, come affermava Aristotele, e metafisico per il suo discernimento del bene, del male e della morte.

Da notare che il libro inizia con un componimento programmatico intitolato Introduzione nel quale la poeta fa riferimento ai vati e padri della descrizione dell’universo animale in letteratura come La Fontaine, Esopo e Fedro, che hanno raccontato storie esemplari ed educative.

Molto bella la prima strofa della suddetta poesia nella quale Edith afferma che vorrebbe che in qualche angolo divertite volteggiassero le ombre di questi scrittori che non hanno fatto risparmi raccontando tantissime storie edificanti dei tanti loro amici, noti protagonisti a quattro zampe, scaglie, penne, pinne e peli.

A livello formale e stilistico colpisce l’eleganza delle poesie ben strutturate ed armoniche, tendenti alla verticalità, tutte composte da strofe di quattro o cinque versi armonici e misurati.

In essi la musicalità si realizza attraverso il ritmo preciso nel loro procedere per accumulo.

Il libro è illustrato anche in copertina da efficaci disegni dell’autrice, che, attraverso l’intensità e l’icasticità del tratto, interagiscono con il contesto dei componimenti costituendo una cornice molto gradevole.

S’ invera così una continuità tra poesia e arte figurativa che si lanciano rimandi l’una con l’altra in un percorso che diviene un ipertesto, secondo le attitudini della poliedrica autrice che, nella sua produzione, spazia parallelamente in vari campi dell’arte.

A seconda delle circostanze dette dalla poeta emergono nella versificazione situazioni gioiose, come quando viene detta la giocosa e lieta famigliola dei pinguini, mentre altre sono dolorose e toccanti come quando viene nominata l’oca che è fatta ingozzare per il suo triste destino di essere ingrassata, uccisa e mangiata.

A proposito di quanto suddetto è emblematica la poesia, riportata anche in quarta di copertina, nella quale si parla della sorte della blatta che finisce sotto una suola e ed è schiacciata mentre la farfalla svolazza molto ammirata. Parimenti, mentre il gatto sonnecchia beato sul letto, in forno tagliato a pezzi arrostisce l’innocente coniglio e, nel momento in cui un pesce rosso nuota nell’acquario, in padella frigge suo fratello. Quindi anche il tema etico è affrontato e si potrebbe, come scrive Edith, andare all’infinito essendo implicito che in questo modo si toccherebbe per similitudine la dimensione della diversità dei destini umani, del mistero della vita, fatto che sarebbe scontato.

Con Bestiario bizzarro Edith produce la sua opera più originale ed è doveroso ricordare che sono stati scritti saggi sul bestiario in Montale, che nelle sue poesie nominava spesso gli animali.

Le bestie diventano occasioni per simboleggiare attitudini e caratteri dell’essere umano, sono umanizzate e messe in scena e in una poesia si parla degli esseri umani ai quali se viene amputato un arto o un dito non ricresce, mentre, al contrario. se le viene recisa, alla lucertola spunta una nuova coda.

Con la perizia di una naturalista la poeta tratta la sua materia e dai dati biologici parte per una definizione spesso ludica delle caratteristiche non solo morfologiche ma soprattutto psicologiche di ogni singola specie.

Quello che accomuna la raccolta di poesia in questione alle altre dell’autrice è lo stile architettonico dei versi nel loro disporsi sulla pagina sempre ben controllati e cesellati in maniera originale.

A volte c’è ottimismo nei testi, per esempio in quello dedicato alla coccinella, bestiola del buon Dio, che sembra trarre gioia dal suo svolazzare in pace suscitando sorrisi e non a caso a questo insetto è attribuita la capacità, il potere di portare fortuna.

Anche il tema del rapporto tra vittima e carnefice è inserito quando i protagonisti sono la mosca e il ragno sedentario che aspetta con pazienza che la malcapitata finisca nella ragnatela per divorarla.

Pregnante la poesia sul pappagallo perché è sul tema del parlare. In essa è intimato all’uccello di non ripetere quello che dice il suo padrone, ma di farsi un’opinione sulle cose astutamente: così l’autrice fa una metafora sul conformismo e tocca un tema sociale visto che si parla di padroni.

Un libro caleidoscopico da leggere tutto in un fiato, quello in questione, nel quale Edith magistralmente umanizza le varie specie, che però, nello stesso tempo, non perdono la loro essenza di animali.

Recensione
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