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Big Splash network poetico

Caterina Davinio (Foggia, 1957), scrittrice, poeta e artista multimediale, si occupa di arte dei nuovi media con attività espositiva, convegnistica e curatoriale in molti Paesi del mondo.

E’ la fondatrice della net-poetry italiana; ha pubblicato romanzi, saggi e libri di poesia e sue opere saggistiche e poetiche sono tradotte in inglese.

In poesia ha dato alle stampe Fenomenologie seriali (2010), Aspettando la fine del mondo (Fermenti 2012), Il libro dell’oppio (2012) e Fatti deprecabili (2014).

Il volume della Davinio, che prendiamo in considerazione in questa sede, comprende un’antologia, una selezione di poesie tratte dal network poetico Big Splash, cui hanno partecipato numerose tra le più significative voci della poesia italiana e internazionale contemporanea.

Il libro include anche quattro fotografie in bianco e nero relative alla rassegna e, in copertina, l’immagine digitale dell’autrice Big Splash, costituita da venticinque figurazioni sul tema dell’acqua, elaborate a partire da foto stampate su alluminio.

Big Splash è un’installazione realizzata nella Sala Dorica del Palazzo Reale di Napoli, dall’8 ottobre al 3 novembre 2014, nell’ambito del festival OLE.01, dedicato alla letteratura elettronica.

Per il suo carattere composito e multimediale, di parti in gioco dialettico tra loro, si può affermare che l’impianto, i contenuti del quale sono riportati nell’omonimo suddetto testo cartaceo, costituisce un ipertesto, nel quale le linee di codice della poesia, della fotografia e delle icone digitali, s’intersecano, interagiscono e si fondono in modo pregevole.

Il filo rosso, il tema che lega tra loro le articolate componenti, è quello dell’acqua, secondo il significato della parola splash, voce tipica dei fumetti, che indica il tonfo di qualcuno o di qualcosa che cade nell’acqua stessa.

La scelta della stessa sostanza, come tema conduttore, si collega al significato dell’archetipo dell’elemento acquoreo, che, a livello inconscio, simboleggia rinascita, purificazione e anche genesi dall’amnio, in questo caso una rigenerazione tramite la parola poetica e le rappresentazioni figurative.

Il termine network, nella definizione dell’iniziativa, indica un insieme di entità o persone, in questo caso i vari poeti selezionati, che hanno operato in modo coordinato, ma provenendo da sedi geografiche diverse.

Moltissimi gli autori scelti tra i quali spiccano Antonio Spagnuolo, Dante Maffia, Nadia Cavalera, Domenico Cipriano, Marco Palladini, Oronzo Liuzzi, Mariella Bettarini, Giuseppe Vetromile, Lucio Zinna, Lucetta Frisa, Ivano Mugnaini, Davide Argnani, Maria Grazia Calandrone, Christina Vega-Westhoff, Carol Starr, Luc Fierens e la stessa Caterina Davinio.

Nell’impossibilità di soffermarsi su tutti i poeti antologizzati, la nostra attenzione verterà su una campionatura scelta tra i vari autori.

Antonio Spagnuolo, nato nel 1931, si inserisce nel panorama italiano come una voce autorevole, con moltissime pubblicazioni di poesia all’attivo, prestigiosi premi vinti e una notevole attività saggistica. In Umidi ricordi, testo del Nostro, l’autore conferma la cifra distintiva, che caratterizza la sua produzione più recente, già espressa nelle raccolte Il senso della possibilità (2013), Oltre lo smeriglio (2014) e Come un solfeggio (2014). Tale impronta consiste in una forma più chiara e distesa, rispetto alla produzione precedente, dove dominava una scrittura complessa e oscura, a tratti anarchica, connotata da versi nei quali era presente il senso dell’alogico. Nella poesia suddetta l’autore si rivolge ad un tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, presumibilmente l’amata scomparsa. Se la poesia è sempre d’occasione, come affermava Goethe, Umidi ricordi è un esempio chiaro di questo assunto. E’ esistente nel testo il tema di una memoria involontaria, un riallacciarsi alla figura, che non è vana nostalgia o rimpianto. Alto l’incipit possiedi i miei occhi se piango, nel quale già si delinea la presenza dell’acqua stessa, vista l’essenza delle lacrime. E’ un pianto catartico e liberatorio, quello di Antonio, controllato e salvifico attraverso l’urgenza del dire. Nella rimembranza il poeta, pur nel dolore, riesce ad assaporare la quiete, contornato da una natura benevola, che si rivela in gocce di pioggia cadute come per un battesimo o un lavacro. Il silenzio dell’interlocutrice è il limite invalicabile tra detto e non detto, il punto di partenza dal quale scaturiscono le parole e l’acqua purifica lo stesso solfeggio del poeta, il suo canto. Traspare una serenità meditata anche se il giorno decide di morire nei flutti del torrente, ancora quindi in una manifestazione dell’acqua.

Dante Maffia è incluso con una lunga poesia senza titolo, che possiede una forte dose di magia e sospensione, densa e articolata, nella quale i versi lunghi sono magistrali nella loro tenuta. In quest’opera tutto l’ordine del discorso scaturisce dal primo verso ci s’era messo d’ostinazione. Infatti è detto, in terza persona, un protagonista indefinito che, con tutte le sue forze, aveva fermamente deciso di ascoltare la voce del mare, le sue parole segrete, per capire e captare l’etimo della sua sostanza, il vero valore, il significato profondo delle acque stesse, la loro percezione. Sappiamo che tale persona è un poeta e questo accresce l’intensità dei versi, con l’inserimento del tema della poesia nella poesia stessa. Il poiein ha una vena decisamente affabulante e narrativa ed è connotato da chiarezza, nitore e luminosità, da immagini che sgorgano fresche e sorgive le une dalle altre. Pare che dalle acque delle onde del mare, ma anche dai canali, dalle nuvole, dai laghi e dai fiumi, provengano dei segreti, degli arcani, che si fanno parola e sostanza poetica e viene evocata una gara tra poeti il cui vincitore sarà quello che meglio riuscirà a decriptare il mistero delle acque stesse. Così quell’uomo stava ore e ore, giorni interi, lunghe nottate con le orecchie tese e l’anima all’erta a ogni minima vibrazione del mare. Alla fine, come in una fiaba in poesia, si scopre che tutta l’attenzione data dalla voce alle acque, è dovuta al fatto che una figura femminile imprecisata solo dall’acqua può risuscitare. Poesia originale e affascinante quella di Maffia, nella quale, tramite un immaginario vago e icastico, si arriva ai confini dell’indicibile, in un tragitto di grande bellezza.

Impressioni d’acqua (Kenya) di Caterina Davinio si realizza secondo le modalità della linearità dell’incanto, nelle descrizioni della conformazione suggestiva del paese esotico. Si tratta di un componimento breve, suddiviso in due strofe, in generale verticale, ad esclusione di due versi lunghi debordanti e ben calibrati.

La forma è in lunga ed ininterrotta sequenza e la composizione è risolta in un unico respiro con un azzeramento della punteggiatura quasi totale (ad eccezione di una virgola). E’una poesia sul panorama contemplato, nella quale è tratteggiato un luogo profondo di labirinto e di fiumi, radici annodate. In questo posto scivolano sulle acque schiume di foglie e una silenziosa canoa.

Una poetica del paesaggio vagamente neolirica, insolita nella produzione della poeta. Bella l’espressione liturgie fangose che indica una ritualità insita anche nelle cose della natura stessa.

Si parla di un sembiante inconsueto e quasi incantato agli occhi dell’artista che, tramite la parola, diviene interiorizzato. Sembra che Caterina s’immerga completamente, attraverso il suo racconto intrigante, in una natura lussureggiante, molto diversa dagli scenari urbani che sono per noi consueti. Efficaci gli effetti della luce nel rifrangersi nelle acque del fiume, in versi che, come dal titolo, possiedono una forte carica d’impressionismo. Protagonista qui è l’acqua stessa che feconda formazioni vegetali come le mangrovie ed è portatrice di vita.

Opera originale Big Splash, che, per i suoi contenuti variegati, si configura come un unicum nel nostro scenario.

Recensione
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