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Biglietti con vista sulle crepe della storia

Biglietti con vista sulle crepe della storia, la raccolta di poesie di Alessandro Pertosa che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Antonio Alleva esauriente e ricca di acribia intitolata Un saluto all’autore e al lettore che esprime efficacemente le ragioni del testo.

Il volume si articola nelle seguenti parti: Preludio, I Abitare, II Generare, III Lavorare, IV Naufragare.

Il preludio pare essere una dichiarazione di poetica in versi e c’è da notare che, come in altri numerosi componimenti del libro il poeta al termine di ogni singolo verso non va a capo e così produce una struttura vagamente narrativa e affabulante pur rimanendo in modo incontrovertibile nell’alveo del genere della poesia stessa.

Si realizzano nel suddetto scritto il tema della voce che si fa parola e quello intrigante della poesia nella poesia nel suo ripiegarsi su sé stessa.

Da notare in questo scritto iniziale l’uso consapevole del procedimento anaforico con la ripetizione cadenzata delle parole Io sono la voce.

Nella prima scansione nella composizione Cartoline da lontano, che può essere letta e considerata come un poemetto, nell’incipit ritroviamo un tu al quale il poeta si rivolge, figura presumibilmente femminile.

Viene detta del suddetto tu appunto la sua ultima cartolina venuta da lontano e qui il poeta raggiunge, con una parola detta con urgenza, sospensione notevole e una vaga bellezza con un tono colloquiale e narrativo esiti veramente alti e si crea con grande efficacia da parte dell’io-poetante una rarefatta sintonia con quella che dovrebbe a lume essere la persona amata.

Da notare che in questa sequenza si alternano poesie senza l’a capo e componimenti nei quali Pertosa va a capo.

Questa alternanza produce effetti piacevoli per il lettore ed è è espressione della scaltrita coscienza letteraria di Alessandro.

Scorrendo il sommario del testo nei titoli delle varie sezioni possiamo ritrovare complessivamente una vena ontologica espressa dall’autore perché abitare, generare, lavorare e naufragare sono termini che possono essere associati tra loro nell’insieme delle parole che si riferiscono ai dati salienti dell’esperire umano e in questa sede sembrano essere tutti sottesi ad un’idea forte di abitare poeticamente la terra da parte dell’io-poetante.

Infatti l’ordine generale del discorso espresso da Alessandro Pertosa è permeato, nella sua poetica neolirica fino a sfiorare l’elegia, da una notevole linearità dell’incanto raggiunta con poesie composite e articolate nella forma che decollano con leggerezza sulla pagina fino al loro atterraggio nelle luminose chiuse.

Anche una natura rassicurante e idilliaca è spesso presente come sfondo nei testi ed è espressa come controcanto e controcampo delle vicende dell’io-poetante stesso nell’inverarsi del suo rapporto con l’amata che consiste soprattutto nell’effondersi soave della sua voce monologante.

Un poiein che provoca emozioni nel lettore lineare nella sua dolcezza e pacatezza espressione di una dizione che stordisce e genera stupore in modo veramente originale e proprio nell’originalità dei dettati e dei contenuti è la cifra saliente del libro.

Recensione
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