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Boschi di parole

Marcella Leonardi, di Atena, risiede a Pesaro. Boschi di parole è una sua raccolta non scandita, costituita da cinquantasei liriche numerate. Il testo presenta la postfazione di Damiano Sacchetti e l'intervento di Maura Chiulli Effetto Shuffman.

Il componimento Seme, uno dei più riusciti, è formato da quattro strofe eleganti e levigate e da un distico; ha un carattere programmatico. Esprime il senso del dolore dell'autrice, elemento emergente in tutto il libro.

Nella prima composizione della serie, sono espresse sensazioni empatiche intense. Qui l’autrice mostra il desiderio di reinfetarsi, descrivendo il momento sbiadito della sua venuta al mondo.

Nell’insieme è presente una certa chiarezza del dettato e l’io-poetante risulta autocentrato.

Le composizioni sono permeate da limpidezza espressiva e leggerezza, senza mai sfociare nella sciatteria.

La poetica della Leonardi ha come elemento centrale il tema dell’ansia dell’esistere e del relazionarsi ad una fisica corporeità. Da notare che la parola è in limine con la sfera amorosa.

È iterativa la presenza di un “tu”, al quale Marcella si rivolge tacendo ogni riferimento sulla sua parte in gioco.

Il rapporto instaurato con l'interlocutore, è caratterizzato dal timore di non essere ricambiata. Così esprime la sua capacità d’amare, con misteriosa dedizione, mai artificiosa o falsa.

Fondanti nell’ordine del discorso i temi dell’incomprensione e dell’incomunicabilità.

A volte accenna a tematiche scabrose ma senza autocompiacimenti o forzate messe in scena, come in Finzioni: “…Cerco il colpo brutale | che mi avvicini alla morte || nient’altro che curiosa | di sentire oltre le ossa…”-

I versi citati sono pervasi da morbosità e aggressività verso se stessa: con tono onirico e purgatoriale. Si riduce a una consumazione spasmodica, sentendosi già quasi estinta, descrivendo atmosfere di un sapore tragico, quasi gotico.

In Buttatemi fuori manifesta, con icasticità, la concezione dell’autrice nei confronti dell'attività letteraria, negando le regole del gioco della poesia, ritenuto spesso perverso e non meritocratico.

Afferma di non credere in coppe, lauri, concorsi o salotti patinati, nei quali esprimere le proprie illusioni, privilegiando la trasgressività

Al riguardo afferma di voler vedere i propri versi scritti nei bagni delle scuole o sui sottobicchieri di birre nelle discoteche, realizzando la sua personalità creativa in modo underground e allucinante.

Del resto è paradigmatico l'esempio di Leopardi, ritenuto insuperabile, nonostante non abbia usufruito di successi appariscenti nella sua breve vita di solitudine e annientamento, pur rimanendo lucido e razionale.

In Boschi di parole il tono è affabulante nel rasentare la prosa poetica. I testi hanno una forte unitarietà. Nel loro assemblarsi, potrebbero costituire un poemetto consequenziale.

Si realizza la possibilità della pratica della scrittura come elemento salvifico, per desiderio di rivivere, distaccandosi dal baratro quotidiano, attraverso la parola vivificata da un delirio rigeneratore nel substrato della sottovita.

11/Mutazione

Ho visto il tuo profilo
mutare nel nervo della follia.
Ne facesti la tua compagna
affilata, talmente manifesta
da tracciarne i contorni -
aura malata di vita.
Crebbe come ombra spettrale
sulla tua allegria, occhio
torvo e cupo, rampicante
sui tuoi pensieri come fiore.
velenoso.

Recensione
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