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Cambi di prospettiva

Cambi di prospettiva, il romanzo di Francesca Arcelloni che prendiamo in considerazione in questa sede, è strutturato in tredici capitoli numerati e forniti di titolo e le due parti EXTRA Irish Christmas (2018) e Angeli strappati (dedica alle vittime del Ponte “Morandi” di Genova).

A partire dall’inizio dell’opera ci inoltriamo nel flusso di coscienza della scrittrice che si svela al lettore con dense riflessioni esistenziali.

Non a caso il capitolo iniziale è intitolato La patente della vita, come se per riuscire nell’esistenza bisognerebbe superare una prova e conseguire un attestato simile ad una tessera per agire in modo corretto secondo le regole della vita stessa, ammesso che queste esistano e si possano introiettare in noi stessi come forma ed esercizio di conoscenza per un giusto approccio alle cose.

Il libro è preceduto da delle citazioni di Robin Williams tratte dal celebre film L’attimo fuggente.

La protagonista che è l’io-narrante si presenta e dice di chiamarsi Tissy.

Per la densità della scrittura e per la forte introspezione si ha subito la sensazione per il fortunato lettore dell’identificazione con la protagonista che rivive il suo viaggio della vita che prima pare pervaso da una luminosa e idilliaca felicità che pare legata ad un’infanzia perduta e che poi è sfociato in un vago grigiore della depressione e della perdita e della mancanza della gioia: ora visto che è stata felice e ora non lo è più Tissy decide di gioire di nuovo quando vengono narrati pochi fatti consequenziali in quella che sembra essenzialmente una riflessione solipsistica.

Come si accennava l’autrice coglie nel segno facendo rivivere in chi legge sensazioni che lui stesso ha provato come quando scrive che da un finestrino scruta la vita e che questa è inespressiva e assente, come e ci fosse nebbia.

Con brevi frammenti scanditi da capoversi del discorso interiore di Francesca si delinea la sua strategia dell’esistenza e le parti sono collegate tra loro e in toto potrebbero essere definite una ricerca come quando Tissy parla di gioie e dolori che affronterà con la grinta di chi ci prova sempre, perché le hanno detto che la vita è come andare in bicicletta e per mantenere l’equilibrio bisogna muoversi.

La protagonista rivela di essere una cuoca e di lavorare nella cucina di un asilo privato di Piacenza e che non ha raggiunto il sogno di diventare una Chef.

Scrive la Arcelloni che ora pensa giorno per giorno e organizza le cose che la fanno star bene: tutto ciò che la fa sentire coerente con sé stessa e con il suo corpo e questo accenno alla fisicità ci fa venire in mente un corpo cogitante che è il primo gradino attraverso i sensi per affrontare quello che pessimisticamente Cesare Pavese chiamava il mestiere di vivere.

Anche il tema della competitività è presente come quando la scrittrice si rivolge ad un’amica e nemica (e tra l’altro si dice che le amicizie nella vita cambiano) e le rivela che vincere con lei la porta a star bene ed è giusto che lei capisca che certe battaglie alla fine saranno uno scontro vinto da lei.

È tutto un discorso interiorizzato e l’autrice di pagina in pagina, come per esempio narrandoci del suo viaggio a Londra, città per lei mitica, pare rivelarsi come una feticista del quotidiano sempre in bilico tra gioia e dolore e tra i due estremi si gioca la partita dell’esistenza stessa tesa come una retta.

Recensione
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