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Cartoline di un luogo della terra

Giuseppe Piersigilli è nato a Camerino nel 1958; vive a Cerreto d’Esi dove svolge l’attività d’insegnante. Per puntoacapo Editrice ha raccolto i suoi versi dal 1984 al 2014 nel volume Canzoniere adriatico 1984-2014.

Cartoline di un luogo della terra, la raccolta di poesie del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è un libro non scandito in sezioni che presenta una postfazione di Mauro Ferrari ricca di acribia.

La definizione di cartoline, che, come è facile da presumere, (e in poesia come affermava Maria Luisa Spaziani tutto è presunto) si riferisce alle composizioni che costituiscono il testo, in massima parte brevi, che sono come le cartoline postali cartacee, che spesso mostrano paesaggi di molteplici località e sono quasi sempre colorate.

Ogni singolo segmento diviene quindi come un messaggio in bottiglia nella sua semplicità che però sottende un senso profondo.

Viene da chiedersi perché queste missive sono letteralmente di un luogo della terra e non di più luoghi come sembrerebbe logico perché sono molte le località nominate nel testo.

Alla suddetta domanda la risposta risiede nel fatto che ontologicamente ogni cronotopo è simile a tutti gli altri nell’abitarlo dell’essere umano e qui i luoghi sono abitati poeticamente.

Non a caso Huxley tra i suoi libri ne ha scritto uno che per titolo ha Tutto mondo è paese.

Protagonista dell’opera pare essere la natura detta con urgenza in una maniera vagamente surreale e sono nominate molte specie vegetali ed animali che possono essere considerate anche correlativi oggettivi nel loro rimandare metaforicamente ad altro.

Un senso di biografismo creaturale che riguarda l’io – poetante emerge in molti componimenti nei quali dominano la dolcezza e la tenerezza domestiche ma, come si accennava, c’è profondità negli scritti di Piersigilli e l’apparente creatura in essi è in realtà persona.

Cifra essenziale del poiein e della poetica di Giuseppe è quella di una dizione lirica che sfiora l’elegiaco e, come afferma Ferrari nel suo scritto, la piana e colloquiale poesia di Giuseppe ospita le vibrazioni più intense e profonde dell’uomo e continua a rappresentare un’altissima lezione di poesia, lontana anni luce da banali autoreferenzialità e sterili esibizionismi.

Non si tratta solo di poesie descrittive ma il libro è composto anche da testi introspettivi.

Nei versi si ritrovano spesso magia e sospensione che si determinano attraverso accensioni fulminanti.

I tessuti linguistici, pur essendo piani, sono connotati da densità metaforica e sinestesica notevoli e molto alti sono i versi Il sambuco e la dalia / guardano luglio e il mare nei quali il sambuco e la dalia, due specie vegetali, nell’immaginario dell’autore, hanno occhi virtuali per guardare.

Del resto anche il grande Ponge ha scritto che sarebbe bello se l’albero potesse parlare.

Recensione
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