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Castagne d’osso

Francesca D’Errico è nata a Capua nel 1953. Vive a Caserta, dove esercita l’insegnamento. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di poesia ed è presente in varie raccolte antologiche. È stata il personaggio del mese su la rivista “Le Muse” giugno 2021, rivista della quale fa parte del Comitato Letterario di Redazione.

Castagne d’osso è una raccolta di poesie non scandita che per la sua unitarietà formale, stilistica, contenutistica e semantica potrebbe essere considerata un poemetto il cui significato profondo verte sulla ricerca del senso della vita, sulla condizione umana e sull’hic ed nunc dell’esistere dell’autrice come di noi tutti come persone gettate nella montaliana ressa cristiana della vita nel nostro postmoderno occidentale e nel villaggio globalizzato segnato ai nostri giorni dal terribile fenomeno della pandemia per cui ungarettianamente potremmo considerarci dei superstiti.

Da notare che la poetessa raggiunge una magica musicalità attraverso il ritmo sincopato, caratteristica che fa in modo che il lettore fruisca nella lettura di armoniche emozioni.

Tutti i versi dei componimenti, tranne quelli del primo, iniziano con la lettera maiuscola e ciò dona alle poesie una forte rarefazione nel loro assemblaggio.

Le composizioni compatte tendono alla verticalità e sono connotate da una vena neolirica ed elegiaca nel loro intimismo.

La protagonista della raccolta pare essere la natura detta nei massimi sistemi dei cieli e dei mari da una parte e dall’altra nei suoi particolari per giungere al risultato della linearità dell’incanto.

S’incontra spesso un tu al quale Francesca si rivolge nelle descrizioni di scene di quotidianità sublimata vagamente epica nel costituirsi di sequenze coese captate dalla realtà esterna dall’occhio interiore della d’Errico e tradotte in versi dai chiari dettati dalla vena affabulante, narrativa, luminosa, leggera e icastica allo stesso tempo, che sottende una scaltrita coscienza letteraria.

Non è una natura matrigna e ingiusta di stampo leopardiano quella detta con urgenza dalla poetessa ma una natura benevola e anche il mare dell’inverno può essere affrontato con tranquillità e serenità come leggiamo in La carrozza: Mi aspetta l’onda / Nel mare dell’inverno / Su una carrozza / Di spuma cristallina / Con il delfino / Che lucida la rotta / E un trono aperto / A forma di conchiglia / Attorno il bordo / Di pasta di corallo / Ed i riflessi / Di luce fitta al fondo.

Nel suddetto intenso componimento si realizza qualcosa di neoclassicistico e vagamente liberty nel confrontarci con la sua patina antica riattualizzata senza sforzo dalla poetessa.

E c’è aria buona nell’etimo delle poesie di Castagne d’osso nel loro ottimismo, cosa rara nella poesia dei tutti tempi.

La poetessa riesce sempre a ritrovare il lato buono delle cose come in L’amo viola: Ritorno a casa / Scoprendo una giornata / Di ironica distanza. / Suono alla porta / In pace con le stelle. / Tirate a nuovo / Da lanterne in piazza / Un amo viola / Sveglia la campana / Che nutre i passi / E i sempreverdi frutti.

Una penna fertile e originale quella della d’Errico e ogni poesia si fa esercizio di conoscenza.

Recensione
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