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Gianluca Di Stefano, l’autore del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato a Rho nel 1972; Catalèpton è un testo non scandito e molto complesso e composito; Catalèpton, che significa cose tenui, è un’opera minore di Virgilio: possiamo comprendere il perché dell’uso di questo termine: infatti le tematiche, molto eterogenee tra loro, che Di Stefano ci presenta, sono caratterizzate da una certa leggerezza, che sfiora il minimalismo. I primi quattro componimenti della raccolta sono brevissimi e sembrano caratterizzati da un carattere epigrammatico.

Un elemento saliente e piuttosto raro, che risalta in questo testo, consiste nel fatto che molte sue poesie sono precedute da citazioni più o meno estese, tratte da testi di scrittori o filosofi, che possono essere lette come scritti introduttivi e che sono contestuali ad ogni singolo componimento. La scrittura di Catalèpton è nervosa e articolata, sottesa ad un ritmo incalzante e nel libro si riscontra una grande quantità di temi, di toni ed è presente spesso una certa quota di ironia.

La poesia, che apre Catalèpton, intitolata Tutti i frutti è composta da quattro brevi versi: che iniziano tutti con la lettera maiuscola-“Bocca di albicocca | Gola di fragola | Guancia di arancia | Come la frutta ti mangerei tutta”: si tratta di una poesia molto compatta e le sue immagini riecheggiano quelle del veterotestamentario Cantico dei cantici; il testo è preceduto da uno stralcio tratto da Il vangelo secondo Filippo, un apocrifo, e ciò ne accresce il senso mistico. Tutti i frutti è un testo luminoso e icastico, caratterizzato da una forte densità metaforica e sinestetica; si tratta di una poesia vagamente lirica, strutturata con chiarezza e con una notevole linearità.

In Oltre i confini vengono trattati il tema filosofico e quello sociale; questa poesia è preceduta da uno stralcio, tratto da Aforismi sulla saggezza del vivere di Arthur Schopenauer

A volte, in Catalèpton, domina un tratto di quotidianità, che fa da sfondo alle immagini: tale quotidianità, si esplicita, ad esempio, in figure minimalistiche, come l’atto di farsi cadere addosso un pezzo di calamaro durante il pranzo, o l’azione elementare e quotidiana di fare il pieno di benzina. In tutte le poesie, caratterizzate da una pluralità di argomenti, incontriamo compattezza formale. La cifra distintiva della raccolta, pare essere quella di un verso nitido e icastico, che presenta una certa pesantezza, senza che questa debba essere, necessariamente, considerata come una caratteristica negativa

In alcune composizioni ritroviamo un tu femminile, al quale l’io-poetante si rivolge, come in Ho chiuso gli occhi: “Ho chiuso gli occhi | Sperando di sentirti | Ti ho sentita | sperando di non riaprire gli occhi”. Si tratta di un componimento molto concentrato ed, in esso, è presente una certa valenza sinestesica, nel passare dal tema della visione, (gli occhi), a quello dell’udito (il sentire). Questa poesia è preceduta da una citazione tratta da L’isola del giorno prima di Umberto Eco, una tra le più brevi, tra quelle che si possono considerare delle introduzioni ai componimenti di questo libro: “Non celebrano forse i poeti le loro donne, lodandone le labbra di rubino, gli occhi di carbone, il seno di marmo, il cuore di diamante?”. La citazione e il componimento stesso sono accomunati dal tema della fisicità e della corporeità sublimate della figura femminile.

In molte poesie della raccolta riscontriamo un marcato carattere simbolico e una polisemia dei significati. Lo stile è narrativo e affabulante, connotato da una notevole chiarezza espressiva. Un’altra caratteristica di questo libro, che è breve, pur senza essere una plaquette tout-court, è il suo tono spesso dimesso, che si coniuga ad una certa sospensione, che si nota, nell’articolarsi del suo tessuto linguistico. In un contesto come quello della poesia italiana odierna, nel quale si riscontra un certo conformismo, per quanto riguarda le modalità dei testi poetici pubblicati, l’opera di Gianluca Di Stefano, spicca per una sua certa originalità dei versi, che sono caratterizzati da una forte precisione e risultano sempre ben calibrati e controllati, nella loro eleganza formale; in essi è presente una vaga venatura visionaria; quasi tutte le poesie sono formate da brevi frasi staccate.

C’è da fare una distinzione tra i componimenti che costituiscono Catalèpton: la maggior parte di essi sono caratterizzati dalla presenza della voce dell’io-poetante, attraverso la quale, si articola l’ordine del discorso, mentre altri sono descrittivi.

La raccolta è un’ opera connotata da una forte ironia anche amara, un testo nel quale non mancano gli elementi ludici e giocosi, anche perché il poeta non pare prendersi sul serio, giocando con la leggerezza dei contenuti; solo un versificatore abile, dotato di una sicura coscienza letteraria, può permettersi di scrivere una raccolta così anticonvenzionale e da Di Stefano ci attendiamo altre opere originali ed incisive come Catalèpton, che è un abile esercizio di conoscenza, dopo le sue precedenti prove come I mali del fiore, 2004, Premio Nazionale di Poesia “Città di Penne-Mosca”, sezione Fondazione Piazzolla, e I segreti del silenzio, 2006.
Recensione
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